Incendio doloso al campo rom. Domani parte la mobilitazione

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campo rom

L’incendio di natura dolosa che ha colpito ieri pomeriggio il campo rom di Casalnuovo si è protratto per diverse ore. Stamane all’alba il fumo avvolgeva ancora tutta la città e le zone limitrofe. Gli abitanti del campo hanno parlato di una Jeep nera dalla quale sono usciti un paio di uomini che, muniti di taniche di benzina hanno dato fuoco ai rifiuti e alle baracche.

Centinaia di persone e tantissimi bambini sono rimasti intrappolati, per diverso tempo, tra le fiamme e il veleno. Sono stati bruciati rifiuti di varia natura e probabilmente sul suo suolo del campo rom era presente l’amianto. Drammatico è – non solo l’aspetto strettamente umano – ma anche l’impatto ambientale dell’incendio. Tutte queste sostante tossiche sono state inalate dai cittadini di numerosi comuni da Casalnuovo a Nola fino alle zone Vesuviane.

E’ stata lanciata per domani pomeriggio alle ore 18.00 presso la stazione della circumvesuviana di Casalnuovo. 

“Ieri pomeriggio è stato incendiato il campo rom tra Casalnuovo e Afragola. Nell’immaginario della città questa storia rischia di passare come un rogo qualsiasi, come una nuvola di fumo che inquina il risveglio dei quartieri del centro.  Ad essere tossico è anzitutto il razzismo, chi usa la violenza e la barbarie per annientare e immiserire la vita di tante e tanti, soprattutto bambini. A rischiare la vita sono stati soprattutto loro, come se non bastassero le condizioni di povertà e indigenza che vivono causa dell’assenza di politiche vere di integrazione e accoglienza. E’ il momento di manifestare sin da subito il nostro rifiuto ad ogni razzismo e violenza. Conosciamo bene i legami pericolosi che ci sono sui nostri territori tra razzismo e camorre. Un legame pericoloso che un giorno sfrutta le persone per i propri interessi e l’altro fa propaganda razzista. Bisogna dare subito un segnale forte di solidarietà e vicinanza alle persone, alle famiglie, alle donne e agli uomini vittima di questo attacco brutale e razzista. Come spesso accade in questi casi, il rischio è che passino in secondo piano e vengano dimenticate proprio le persone. A bruciare non sono rifiuti, non sono baracche: quelle che bruciano sono case che abbiamo lasciato che fossero costruite con le lamiere, sono storie, sono oggetti conservati con fatica e premura, sudore e sacrifici che stanno scomparendo dentro una nuvola di fumo. Serve subito quindi che le amministrazioni locali facciano la loro parte: a partire dal diritto alla casa, per finire alle politiche di accoglienza, sul lavoro, per i diritti. Noi vogliamo che vengano raccontate le storie di 150 donne, uomini, bambine e bambini che hanno perso tutto. Perché crediamo che il senso di comunità non sia quello che provano a costruire camorre e razzisti, ma sta proprio nel diritto a riaffermare e realizzare la dignità per tutte le persone indiscriminatamente” – spiega in una nota “ Un Popolo in Cammino.

Aderiscono alla mobilitazione: La GIL Camera del lavoro metropolitana di Napoli; Libera Campania;  Forum Antirazzista della Campania; Act! Agire Costruire Trasformare; Rete della Conoscenza Campania; Unione degli Studenti Campania; Movimento “Ci avete ucciso la salute”; Associazione “Terra di confine” Ponticelli  e Link Napoli.

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