Il secondo mandato del Segretario Generale dell’ONU, il koreano Ban Ki-moon, sta per giungere al termine, e per questo motivo già dal 13 aprile si sono aperte le candidature dei nuovi pretendenti alla carica di massima autorità del Segretariato delle Nazioni Unite.

Il Segretario Generale non è solo il portavoce a livello internazionale dei 193 stati membri, ma è anche il direttore dell’apparato burocratico e l’esecutore delle decisioni prese dall’Assemblea Generale e dal Consiglio di Sicurezza (CEO). Il suo compito è idealmente rappresentato dall’essere super partes rispetto gli interessi e le esigenze dei singoli Stati, al fine di non essere corruttibile e di svolgere a pieno la sua carica di rappresentante degli interessi del mondo, in particolare delle persone più povere e vulnerabili. Le competenze richieste per assolvere questo compito sono, oltre ad un’indiscussa leadership, la capacità di una comunicazione multilingue e una vasta esperienza nell’ambito delle relazioni internazionali.

Per la prima volta dopo 70 anni, quest’anno le candidature non saranno discusse a porte chiuse dal CEO, composto solo dai 15 paesi membri del Consiglio di Sicurezza, di cui cinque permanenti (Francia, Stati Uniti d’America, Regno Unito, Cina e Russia), ma potranno essere seguite e valutate dall’Assemblea Generale. Un candidato deve essere comunque “raccomandato” dal CEO per potersi presentare davanti all’Assemblea.

Sempre da quest’anno i candidati al ruolo di Segretario Generale, oltre a presentare pubblicamente ai rappresentanti degli Stati membri la loro candidatura e le relative proposte ad essa legate, dovranno sottoporsi ad una sessione di due ore di domande e risposte rispetto le svariate problematiche che affliggono la nostra attualità, tra le quali la crisi dei profughi, le guerre e i conflitti nel mondo, i diritti umani, lo sviluppo sostenibile e la globalizzazione.
Le domande proposte durante questo dibattito sono una selezione dei quesiti posti da gruppi umanitari, organizzazioni della società civile ed infine persino dai comuni cittadini tramite i social network e l’hashtag #UNSGcandidates. Il tutto potrà essere seguito in diretta streaming da qualsiasi computer possieda un accesso internet.

L’obiettivo rispetto la nuova visibilità del processo di selezione del candidato è quello di una modalità d’elezione più trasparente del Segretario Generale. Ovviamente non basta questa nuova modalità per far scomparire le influenze geostrategiche legate all’elezione del Segretario Generale, anche se quando si tratta di decisioni di questa portata, non tutti i rischi possono essere arginati e tantomeno calcolati.

I CANDIDATI AL RUOLO DI SEGRETARIO GENERALE DELLE NAZIONI UNITE

I candidati al titolo di Segretario Generale sono 12, sei uomini e sei donne.

Karen Christiana Figueres Olsen (Costa Rica): Diplomatica e segretaria esecutiva del UNFCCC, ha fatto sua la lotta a favore della sensibilizzazione rispetto al cambiamento climatico.

Miroslav Lajčák (Slovenia): Ministro degli esteri nel 2009 e nel 2012. Sostenitore della politica tolleranza zero su abusi sessuali ad opera dei caschi bianchi ONU.

Susana Mabel Malcorra (Argentina): Ministro degli esteri argentina dal 2015, direttrice del gabinetto del Segretario Generale Ban Ki-moon dal 2008 al 2012.

Vuk Jeremić (Serbia): Laureato in fisica, con un master in matematica finanziaria e in amministrazione pubblica, è stato ministro degli esteri dal 2007 al 2012 e Presidente dell’Assemblea Generale degli Stati dell’ONU dal 2012 al 2013.

Helen Elizabeth Clark (Nuova Zelanda): Primo Ministro della Nuova Zelanda dal 1999 al 2008. Dal 2009 è Amministratrice del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo.

António Manuel de Oliveira Guterres (Portogallo): Primo Ministro dal 1995 al 2002, ex Presidente dell’Internazionale Socialista e Presidente del Consiglio Europeo dal 1999 al 2000. Nominato Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR) nel 2005.

Natalia Snegur-Gherman (Moldavia): Ministro degli Affari Esteri e integrazione Europea dal 2013 al 2016. Ambasciatrice del suo paese in diversi stati europei.

Danilo Türk (Slovenia): Giurista, diplomatico e politico, fu presidente della Slovenia dal 2007 al 2012.

Irina Georgieva Bokova (Bulgaria): Politica e ambasciatrice, membro del parlamento bulgaro per due legislazioni. Eletta nel 2009 Presidente dell’UNESCO.

Igor Lukšić (Montenegro): Ministro degli Affari Esteri della Serbia e Montenegro dal 2003 al 2004. Il più giovane Ministro delle finanze montenegrino eletto a soli 27 anni.

Vesna Pusić (Croazia): Ministro degli Affari Esteri ed Europei dal 2011 al 2016, a favore dell’integrazione europea, dell’uguaglianza di genere e dei diritti LGBTQIA.

Srgjan Kerim, (Macedonia): Ministro delle Relazioni Estere della Macedonia dal 2000 al 2001. Presidente dell’Assemblea Generale degli Stati dell’ONU dal 2007 al 2008. Ambasciatore del suo paese in diversi stati europei.

I pronostici danno come favorita l’elezione di una donna, in particolare sembrano propendere per la candidata bulgara Irina Bokova o la neozelandese Helen Clark. Entrambe le donne sono impegnate da anni nella lotta per la parità di genere e l’emancipazione femminile. La prima, già direttrice dell’UNESCO, ha fatto sua la lotta contro il razzismo e l’antisemitismo, organizzando a tal proposito numerose attività per preservare la memoria di eventi quale l’Olocausto, così che l’umanità non possa dimenticare le terribili conseguenze legate al razzismo e alla xenofobia. La seconda, definendosi ambiziosa ma anche realista, sicuramente darà del filo da torcere alla Bokova; le sue dichiarazioni tutt’altro che moderate e contrarie all’invasione americana dell’Iraq, insieme alle rivendicazioni anti-sessiste ed anti-razziste e all’attenzione dedicata ai problemi ambientali e ad uno sviluppo sostenibile, ne fanno un’avversaria temibile.

Mettendo da parte ogni pronostico, le Nazioni Unite entro settembre dovranno scegliere e presentare un candidato dinnanzi all’Assemblea Generale. Le aspettative sono altissime e lo stesso presidente dell’Assemblea ricorda che la carica di Segretario Generale dell’ONU rappresenta uno degli impieghi istituzionali più difficili al mondo. I numeri non possono che confermarlo: più di 800 milioni di poveri e 60 milioni di profughi.

In aggiunta a ciò, la perdita di credibilità internazionale e popolare dell’ONU dovuta alla mala gestione della guerra in Siria ed il recente scandalo degli abusi sessuali dei caschi dell’esercito della pace gettano macchie che vanno ripulite. Al futuro Segretario Generale spetta un compito difficile, ma ci auguriamo non impossibile da assolvere con le giuste competenze.

Sara Bortolati

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Sara Bortolati, classe 1991, diplomata presso il Liceo socio-psico-pedagogico D.G. Fogazzaro di Vicenza e laureata in Filosofia (vittima del 3+2) presso l’Università degli studi di Padova. Attualmente frequento l’ultimo anno di magistrale con la speranza di potermi laureare con una tesi sulla questione di genere, concentrandomi in particolare sull’opera di Butler e Foucault. Amante della fotografia, con un debole per quella analogica su rullini scaduti, onnivora di film, meglio se concettualmente disturbanti o d’essai, devota all’arte contemporanea, alla causa femminista, alla poesia e al caffè. Il tutto condito da una montagna di contraddizioni, sigarette, sogni nel cassetto, fumetti e la voglia, se non di cambiare il mondo, per lo meno di confrontarsi sempre attivamente con esso. Non credo in Dio, non faccio parte di nessuna associazione politica e marcio fiera tra le schiere di coloro che hanno fede nel fatto che cultura e istruzione un giorno possano cambiare il mondo. Allergica alla polvere, al polline e alle menti chiuse e retrograde.

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