Al Qaeda e ISIS: c’è chi ancora li confonde, o li usa addirittura come sinonimi.

In realtà, i due più importanti gruppi terroristici operanti nell’universo jihadista hanno ben pochi punti in comune e numerose differenze, così tante da giustificare un’analisi ben più profonda di quella proposta nel presente contributo, che ci auguriamo piuttosto serva a fare maggiore chiarezza sull’argomento.
D’altro canto, è pur vero che i due gruppi hanno il medesimo obiettivo, ovverosia quello di creare uno stato islamico a immagine e somiglianza di quello costruito a suo tempo dal profeta Maometto e dai califfi suoi successori.

Questo, però – assieme al fatto che entrambe sono organizzazioni sunnite – è forse l’unico importante elemento in comune fra Al Qaeda e ISIS, che divergono invece nel modus operandi, molto più strutturato nel primo caso, indiscriminato e più “spettacolare” nel secondo.
Non solo, alla base della dottrina dell’ISIS vi è la convinzione che le basi per la creazione del califfato siano già state poste, e dunque, a differenza di Al Qaeda, si ritiene che le azioni violente perpetrate ai danni dell’occidente abbiano l’obiettivo di difendere una comunità di fatto esistente, anziché quello di lottare per una sua edificazione.

Parliamo, pertanto, di due presupposti concettuali che non potrebbero essere più diversi fra loro.

Bin Laden e i suoi compivano attacchi terroristici con l’intento di provocare le reazioni dell’Occidente nei confronti dei paesi arabi, tali da determinare un’insurrezione dei musulmani, che avrebbe condotto, a sua volta, alla creazione di uno stato islamico.
Per l’ISIS, questo processo si è già verificato – anche grazie ai successi militari ottenuti in Siria e Iraq – e dunque gli atti di terrorismo servono solo a mantenere lo status quo.

È innegabile che l’ISIS ha dalla sua anche un’efficace strategia di comunicazione, che con il passare del tempo ha costruito una fitta rete di simpatizzanti e adepti in giro per l’Europa, i quali molto spesso si sono rivelati gli stessi autori delle stragi più efferate, come quella del 14 luglio a Nizza.
Una scelta strategica indovinata, ma scarsamente controllabile, dal momento che i terroristi che agiscono in nome dell’ISIS non sono interni all’organizzazione, come succedeva con Al Qaeda, ma sono, come si dice in gergo, cani sciolti, giovani sbandati che trovano nella dottrina jihadista l’unica ragione di una vita povera sia dal punto di vista materiale che spirituale.

In nome della strategia del terrore, inoltre, l’ISIS ha inaugurato una metodologia d’attacco piuttosto estrema, chiamata “takfirismo”, che accetta il rischio di uccidere altri musulmani quando tale sacrificio è considerato utile alla causa.

Il dato viene supportato da una statistica abbastanza eloquente, riferita proprio ai recenti fatti di Nizza, secondo cui più di un terzo delle vittime della strage sono musulmani. Il che, evidentemente, non disturba più di tanto Mohammed al-Adnani, portavoce del califfato, che da tempo esorta i cosiddetti lupi solitari a uccidere, dovunque nel mondo e con qualsiasi mezzo, i nemici dell’Islam.

Una strategia tutt’altro che condivisa da Ayman al-Zawahri, leader di Al Qaeda.

Secondo al-Zawahri, difatti, i veri ed unici nemici sono da ricercare negli Stati Uniti e nei loro alleati, non in altri musulmani, colpendo i quali si rischia, al contrario, di danneggiare l’immagine del gruppo.
E in effetti è proprio ciò che sta succedendo: l’ISIS è diffusamente percepito dai seguaci di Maometto come il primo nemico dei musulmani, anche da un punto di vista dottrinale, poiché chi non si uniforma ai precetti dello Stato Islamico viene etichettato come infedele e come tale meritevole delle più feroci repressioni.

L’argomento, come premesso, merita una trattazione più ampia e approfondita, impossibile da svolgere in poche righe. Tracciare un confine fra Al Qaeda e ISIS, tuttavia, è di estrema importanza: in primo luogo per evitare erronee confusioni da parte dei non addetti ai lavori e, più in generale, per rendersi conto che la caratteristica più autentica di queste organizzazioni è la propensione alla violenza, che – sarebbe opportuno ricordare sempre – non ha alcuna religione.

Carlo Rombolà

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