A 15 anni dai terribili fatti del G8 di Genova le istituzioni del nostro paese tacciono ancora una volta.

Non c’è spazio nella eNews di Matteo Renzi per il viso martoriato di Carlo Giuliani, forse non vuole indispettire Gianni De Gennaro che all’epoca dei fatti era il capo della polizia e che dal 2013 è divenuto Presidente di Finmeccanica. Nemmeno Mattarella si esprime, forse si tratterebbe di una dichiarazione troppo ardita per un Presidente così pacato. Non pervenuti nemmeno i Presidenti dei due rami del parlamento, che forse credono che non sia opportuno scuotere le coscienze degli italiani con un ricordo così cruento. Avran pensato AlfanoGentiloni che forse non è il caso che il Parlamento discuta il reato di tortura, ché per stringere accordi con la Turchia e l’Egitto bisogna essere alla pari.

Nel frattempo le forze dell’ordine, ancora impermeabili al sentimento democratico, si riuniscono a convegno il 20 luglio a Genova per sbeffeggiare il ricordo di Carlo Giuliani e delle altre vittime innocenti con un convegno dal titolo “Estintore simbolo di pace, G8 2001… 15 anni dopo”  ospite l’irreprensibile Sallusti. Nonostante questo, il sindacato di polizia ha anche chiesto, tramite il proprio profilo Facebook, la rimozione del cippo posto dall’amministrazione in memoria dell’attivista romano.

Schermata 2016-07-22 alle 09.36.06Ammettere di aver sbagliato, di aver fatto del male, non è nelle corde di questa polizia ancora strenuamente corporativa, forte dello scudo eretto dallo Stato in difesa dell’indifendibile. Amnesty International non ebbe esitazioni quando parlò della «più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla Seconda Guerra Mondiale», eppure i nostri giudici sono stati morbidi, così come i nostri politici che hanno protetto il marcio e promosso buona parte dei dirigenti dell’epoca e cercato di sotterrare il ricordo dell’infamia anche grazie all’aiuto di media compiacenti.

È tutto perdonato: i pestaggi, le menzogne, le violenze, le torture e i depistaggi. La strage della scuola Diaz perpetrata con freddezza, così come con freddezza si continuò la repressione dentro la caserma nei confronti dei disarmati e terrorizzati no-global. 

Non bastano e non bastarono i film, i documentari, le foto, i fumetti e le controinchieste degli attivisti e dei cittadini sensibili all’orrore. Persino la magistratura nostrana, teoricamente indipendente, salvò dalle giuste condanne i carnefici e in molti casi condannò follemente le vittime. Eppure la Corte EDU ha riconosciuto la violazione dell’art. 3 della Convenzione che vieta “tortura e trattamenti inumani e degradanti”.

Per nostra fortuna, chi era presente non ha dimenticato e ha continuato a lottare per mantenere acceso il ricordo di una strage altrimenti dimenticata, e ci ha tramandato questa terribile verità affinché si possa sempre rimanere vigili di fronte agli abusi e alle nefandezze di una corporazione incapace di fare autocritica e di aprirsi a quelli che in teoria sono i nostri valori costituzionali.

Ma la politica istituzionale non ha risposto e ancora cerca di cancellare l’orrore e la paura. Non è mai stato avviato un processo di riforma delle forze dell’ordine che tentasse in qualche modo di portare i cosiddetti “tutori dell’ordine pubblico” verso il rispetto dei diritti umani e politici. Nessun controllo, nessuna trasparenza. Solo impunità e conservazione, e così si moltiplicano e si moltiplicheranno i Cucchi, gli Aldrovandi e i tanti che non hanno avuto quantomeno la fortuna di  diventare un caso mediatico.

E mentre tutto tace, mentre nemmeno un fiore giunge a Genova da parte dei nostri leader “democratici”, la battaglia contro l’oblio spetta ancora a quel pezzo della società civile che 15 anni fa si ritrovò sconfitto ed isolato e che forse un giorno farà trionfare la verità su una menzogna costruita ad arte.

Antonio Sciuto

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