Alcuni credevano che Laura Boldrini si fosse ormai abituata alle offese sessiste che quotidianamente le vengono rivolte dalle forze politiche italiane di qualsiasi ala, che ormai la quotidianità e la costanza degli stessi avesse prodotto degli anticorpi, sufficienti ad ignorare comportamenti che non meritano commenti.

Fortunatamente non è stato così: Laura Boldrini combatte e ostacola le malsane abitudini, non transige.

E si tratta davvero di abitudini, perché è sufficiente fare una breve ricerca su Google per osservare quante volte il suo nome venga associato a termini quali “prostituta”, “meretrice”, “donna dedita alla fellatio” (come intuibile, le parole realmente adoperate appartengono ad un linguaggio volgare che evitiamo di riprodurre).

Fu Beppe Grillo ad inaugurare questa tendenza, con un post strano, successivamente cancellato, sul suo blog.

Cliccando sul citato post, compariva un video satirico in cui un soggetto si ritrovava la Boldrini in macchina ed iniziava a conversare con lei, accusandola di essere eccessivamente sessista e raffigurandola come partecipe della giunta militare a capo della dittatura italiana.
Fin qui si potrebbe discutere sul cattivo gusto, nulla di più. Ma Beppe Grillo, nel pubblicarlo, pose al pubblico la domanda «Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?», laddove “macchina” e “sedile posteriore” portavano ad immaginare un contesto sessuale. «La porti in un campo rom e la fai (omissis) dal capo villaggio» era uno dei primi commenti, viziato da evidenti errori sulla cultura rom. Se ne potrebbero citare altri, ma è sufficiente dire che quello di minore portata offensiva istigava a provocare danni fisici permanenti alla donna. Il M5S si difese in questa occasione affermando di non potersi considerare responsabile dei liberi commenti degli utenti. Pochi giorni dopo, le offese reciproche finirono davanti ad un tribunale: Roberta Lombardi querelò Laura Boldrini per le offese rivolte alla forza di opposizione.

Il caso di Matteo Salvini è ben più eclatante e privo di giustificazione.

Festa della Lega, buonumore e risate: sul palco è presente una bambola gonfiabile, il leader la vede e commenta «Vedo che c’è una sosia della Boldrini». Grasse risate, nessuna protesta: una battuta volgare che rievoca un linguaggio già utilizzato in diverse occasioni dai leghisti tra i vari, gesti dell’ombrello e inviti all’utilizzo della bandiera italiana come carta igienica. Le reazioni delle altre forze politiche sono state particolarmente vivaci.

«È stata mostrata una visione machista e sessista di società che non può trovare accoglienza, né complici silenzi nel Paese. Proprio dalla cultura che vede le donne ridotte a meri oggetti sessuali inanimati che si legittima la violenza di genere» (Fiano, PD).

Sono arrivate accuse anche dagli alleati di centrodestra, che sembrano in questo momento cercare di frenare l’ascesa di Salvini e impedire che divenga il futuro leader della coalizione. Una caduta di stile, questa, che potrebbe in effetti nuocere alla sua popolarità.

Salvini, tuttavia, non chiederà scusa per il suo comportamento e ha anzi posto le basi della propria difesa:

«In un’Italia che chiede il 70% di tasse a chi produce e in cui sbarcano 1500 clandestini al giorno il problema è una bambola? La Boldrini è donna, potrebbe esser uomo, Superman o l’Uomo Ragno, resta una Presidente della Camera indegna che non sa fare il suo lavoro. Non chiedo scusa, è lei che dovrebbe chiedere scusa agli italiani».

La giustificazione appare debole per un motivo molto semplice: una presidente della Camera indegna merita di essere accusata per il proprio operato, non con battute degne delle peggiori osterie.

Vincenzo Laudani

NESSUN COMMENTO