Lo scorso febbraio, attraverso l’inchiesta-scandalo “Noi, i ragazzi dello zoo di Roma”, l’Espresso aveva raccontato la drammatica condizione di decine di immigrati minorenni, accampati sottoterra o nelle zone intorno alla stazione Termini e costretti a prostituirsi per sopravvivere. Fanno parte di quegli «invisibili», giunti in Italia da soli attraverso le tratte clandestine e poi scomparsi, inghiottiti negli oscuri meandri della prostituzione minorile, «vittime di pedofili senza scrupoli» ai quali si vendono per non morire di fame.

Questo primo e sconcertante scenario di abusi è solo la punta di un iceberg, che si nasconde da tempo tra le acque più torbide della società italiana. A lanciare l’allarme è il documento finale dell’indagine conoscitiva sulla prostituzione minorile, approvato all’unanimità dalla Commissione per l’infanzia e l’adolescenza e pubblicato il 21 giugno 2016, dopo due anni di ricerche e diciotto incontri: si è evidenziato un fenomeno ancora sommerso e difficile da portare a galla, ma in costante e rapida crescita. E non sono solo i giovani stranieri a esserne a loro malgrado protagonisti.

«La prostituzione minorile presenta profili complessi assai differenti tra loro, laddove per complessità si deve intendere le molteplicità delle tipologie con cui si manifesta il fenomeno». Dunque, non solo coperti dall’oscurità degli angoli nella stazione Termini o ai bordi delle strade di periferia, ma anche in giro per le discoteche o nella privacy di un appartamento. Ci sono i migranti vittime della tratta, ma ci sono anche adolescenti italiani spinti a prostituirsi dalle famiglie alle prese con situazioni di assoluta povertà. Questi «piccoli schiavi» sessuali agiscono vincolati da condizioni di estrema fragilità e difficoltà, dove la prostituzione vive di disperazione, di mancanza di alternative e di assenza di beni di prima necessità.

Ma, oltre a questi drammatici casi, emerge ancora un diverso tipo di prostituzione minorile, non vincolata a situazioni di degrado e disagio economico, ma nascosta dietro realtà familiari e sociali benestanti: giovani minorenni in condizioni agiate, che vendono il proprio corpo per potersi comprare oggetti e svaghi di lusso. «Tali casi sono caratterizzati da famiglie che spesso finiscono per veicolare messaggi distorti legati per lo più all’apparire, contribuendo alla normalizzazione di alcune condotte dei minori caratterizzate da un interesse insano nei confronti del denaro, al punto da portare ad una percezione deformata dello scambio prestazioni sessuali/denaro». Ne sono un esempio le baby Lolite dei Parioli, il giro di squillo sedicenni della Roma bene scoperchiato nel 2013, o le ”ragazze-doccia” a Milano, che si concedevano tra i banchi di scuola in cambio di oggetti, ricariche telefoniche, vestiti costosi e denaro.

Nella complessità del fenomeno non è da trascurare la presenza sempre più massiccia dello sfruttamento sessuale maschile, difficile da scovare perché molto sottovalutato e riguardante soprattutto giovani minorenni o appena maggiorenni dell’Europa dell’Est e del Maghreb, che si rivolgono a «clienti italiani uomini».
Il quadro tracciato è quello di una realtà complicata e diversificata, che si intreccia con il disagio sociale ed economico e la criminalità organizzata, ma anche con i social network e internet, che divengono il tramite tra uomini in cerca di divertimenti sessuali e giovani ragazze benestanti con carenze valoriali e una distorta percezione di sé.

Il reato di prostituzione minorile rientra tra i delitti contro la persona ed è punito dal codice penale italiano attraverso l’articolo 600 bis, che riguarda chiunque recluta, induce o sfrutta prestazioni sessuali di una persona minorenne. Ma i preoccupanti risultati dell’indagine reclamano la necessità di un serio intervento sociale ed educativo, capace di diversificarsi e seguire la molteplicità delle casistiche, aggredendo gli aspetti critici che riguardano le varie tipologie: un approccio assistenziale e terapeutico, insieme a una linea d’intervento nei confronti delle figure genitoriali e dei contesti in cui i minori si formano, prima fra tutte la scuola. L’idea è, quindi, quella di una strategia integrale, che metta «in campo azioni forti sul fronte della prevenzione, della formazione, del sostegno alle vittime e alle loro famiglie, della protezione dei minori intesa nel senso più ampio come “restituzione” di opportunità di vita che crudeltà e l’indifferenza degli sfruttatori hanno negato ai soggetti più deboli e indifesi», come ha dichiarato la presidentessa della Commissione, Michela Vittoria Brambilla.

Il ruolo chiave dell’indagine conoscitiva è stato quello di rompere il silenzio. Senza una presa di coscienza e un conseguente dibattito sulla questione, non può esservi responsabilità. L’onorevole Donatella Mattesini parla chiaro: in nessun caso il minore può essere considerato responsabile di ciò che gli accade. Questo tema riguarda particolarmente «la responsabilità di noi adulti. Penso che noi, proprio perché siamo parlamentari e siamo adulti, abbiamo in primo luogo il dovere di far sì che su questi temi si lavori in modo continuativo, non soltanto perché abbiamo svolto l’indagine conoscitiva».

Rosa Uliassi

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