Nelle ultime ore è intervenuto anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha commentato spiegando la sua preoccupazione su quello che sta accadendo in Turchia: “Non posso che manifestare sollievo per il fallimento del colpo di Stato”, ma, va avanti auspicando un “compiuto ritorno alla normalità per ciò che riguarda funzioni essenziali per il funzionamento di ogni democrazia, come quelle della giustizia, dell’insegnamento universitario e scolastico, della libera stampa”.

Proprio su questi temi si sta giocando la partita di Erdogan, che sta facendo incetta di arresti e negazioni delle libertà individuali in Turchia. Proprio di oggi è la notizia secondo cui il Presidente (o Sultano, come si preferisce, ndr) abbia fatto arrestare un intero giornale turco: 47 tra giornalisti e dirigenti di Zaman finiti dietro le sbarre turche perché sospettati di avere rapporti con Gulen, accusato da Ankara di essere il mandante del golpe.

Dall’inizio del 2016, secondo quanto dice la società Press For Freedom, la libertà di stampa in Turchia non esiste: dall’inizio dell’anno il governo Erdogan ha fatto bloccare più di 100 mila siti web di informazione. Sono state registrate intimidazioni e vere e proprie aggressioni nei confronti dei giornalisti turchi, tante denunce verso di loro per aver “divulgato segreti di Stato”.

La guerra con Gulen era già in atto prima del tentato colpo di Stato, il predicatore, un tempo amico di Erdogan, è diventato uno dei primi oppositori al governo del Presidente turco. E’ un politologo, oltre ad essere un Imam, ha fondato un movimento, Hizmet, con cui controlla associazioni professionali e studentesce, aziende, scuole, università e stampa. Dal 1999, Gulen si trova in esilio volontario negli Stati Uniti.

Dal 2013 Erdogan gli muove guerra e tenta di arrestare, accusare, intimidire tutte le persone che, secondo lui, sono legate ad Hizmet e direttamente a Gulen. Infatti, dopo il tentato golpe, sono circa 1600 i dipendenti di 41 università turche, 234 accademici gli arrestati per avere rapporti con il predicatore in esilio. In Turchia sono stati chiusi 15 atenei.

Nel frattempo, mentre è in atto il controgolpe di Erdogan, il primissimo viaggio del Presidente sarà in Russia, quando incontrerà, nei primi giorni di agosto, Putin. Una mossa strategica, quella di Erdogan, che dalla tv pubblica Ard attacca l’Europa: “I governi europei non sono sinceri perché non hanno mantenuto la promessa di inviare i tre miliardi. Noi manteniamo le promesse, l’UE fa lo stesso?”.

Sempre sul versante estero i rapporti con gli USA si fanno sempre più tesi, con la richiesta, ancora non formale, di estradare Gulen. Il Primo ministro turco, Binali Yildrim, parla di prove certe e critica Obama per non essersi ancora mosso per l’estradizione del predicatore turco in esilio. Gulen, però, in una lettera al New York Times si dichiara estraneo al golpe e scrive che, Erdogan, sta ricattando gli USA e minaccia di uscire dalla coalizione internazionale contro lo Stato Islamico.

In Italia, a sostegno delle parole del Presidente della Repubblica, domani 28 luglio ci sarà una manifestazione in piazza promossa da Cisl e Uil Genova e Liguria sotto il Consolato Turco. Si uniranno alla protesta anche l’Università di Genova, l’Anpi, l’Arci, le associazioni Libera, Giuristi Democratici, Sinistra Italiana, Rete a Sinistra, Unicobas Liguria.