Flash mob Piazza del Plebiscito: Napoli rompe i silenzi sulla repressione in Turchia

A Napoli la prima mobilitazione europea per esprimere vicinanza al popolo turco

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Il flash mob si è tenuto il 27 Luglio scorso a Napoli dalle ore 18:00 alle ore 21:00 a Piazza del Plebiscito davanti alla Prefettura.
Docenti, studenti e attivisti dei diversi movimenti culturali della città partenopea si sono uniti per manifestare contro la politica turca di Erdogan e le sue misure estreme e disumane post-golpe (colpo di Stato, Ankara, 15 Luglio 2016).

Una manifestazione nata da un appello a firma di Francesco Ruotolo, Costanza Boccardi e Geppino Aragno.
L’evento, esteso a chiunque volesse parteciparvi, è stato reso noto su Facebook.
Titolo dell’appello “fermare la inaudita repressione in corso in Turchia”.
Nel corso della manifestazione è stato indetto un documento con tanto di firme dei partecipanti che verrà poi ricevuto dal Prefetto e  consegnato al Governo italiano.
Tra i vari collettivi presenti, l`ex OPG Je so` pazzo, Insurgencia e collettivi di insegnanti precari come Marcella Raiola e Lia Manzi.

Megafono a gran voce, anime piena di rabbia e grossi striscioni in Piazza, ma non solo: ad esprimere la propria indignazione e la propria vicinanza ai “colleghi” ridotti in prigione un gesto estremamente simbolico: tutti inginocchiati a terra, legati ed imbavagliati proprio come quei tanti insegnanti, quei tanti giovani studenti, tutte quelle persone a cui è stata tolta la libertà di esprimersi ed esprimere, di educare e divulgare, di insegnare e di imparare.  Solo quando tutti i presenti hanno intonato insieme Bella Ciao si sono slegati unendosi al canto.

Oggi, a distanza di decenni, vige ancora il terrore, la negata libertà, il regime, il dispotismo.

  • Turchia, 2016:
    9322 arresti tra militari e magistrati, 28331 ministeriali licenziati,
    35000 docenti di scuole sospesi,
    1567 sospensioni da incarico tra rettori e presidi
    35 giornalisti a cui è stato tolto il tesserino e 24 emittenti radio televisive soppresse;

Si tratta della più massiccia repressione di massa degli ultimi 70 anni che si alimenta ogni giorno. Il clima di terrore sta crescendo nell’indifferenza generale dell’Italia dell’ Unione Europea e dell’Onu.

Le immagini dei prigionieri seminudi, imbavagliati, legati e inginocchiati nei lager improvvisati non possono non provocare una forte indignazione verso un regime che, dopo le persecuzioni in corso da anni verso il popolo curdo, sta effettuando ora una efferata vendetta contro ogni forma di reale o presunta opposizione: quello di Erdogan sta diventando un vero e proprio regime dittatoriale, cruento spietato, dispotico e nessuno Stato lo condanna.

“Con questo appello desideriamo far giungere attraverso la Prefettura di Napoli un grande monito al Governo italiano affinché rompa ogni relazione diplomatica con la Turchia,
ritirando la posizione ad Ankara”.
Da Napoli, la prima città europea ad essersi liberata nel 1943 dall’occupazione nazista e dal fascismo, è questa è questa la prima manifestazione a livello europeo contro la repressione turca.

Intanto, secondo quanto emerge da un decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, sta continuando nelle ultime ore la controffensiva del governo di Ankara al fallito colpo di Stato.
Dopo militari, docenti e imam, arriva l’ora dei media: le autorità turche hanno ordinato la chiusura di tre agenzie stampa, 45 giornali, 16 canali televisivi, 23 emittenti radiofoniche, 15 riviste e 29 case editrici.

L’informazione forma persone coscienti, cittadini liberi e consapevoli. La consapevolezza di poter cambiare il proprio Paese, rende ribelli. Ai tiranni, i ribelli non piacciono, la libertà nemmeno. Ai tiranni, piacciono pecore facili da domare. E allora, via la cultura,via l’informazione.

Rosaria Ferrara

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