Ieri è stato l’ordine dei medici a parlare delle Fonderie Pisano chiuse dopo la decisione della Procura di sequestrare lo stabilimento a causa di forti impatti ambientali. Ancora una volta il fuoco della discussione verte sui danni che la fabbrica ha provocato e continuerà a provocare, ora però la questione è incentrata sul fiume Irno.

Lo studio effettuato da parte dell’associazione internazionale dei medici per l’ambienteISDE, quando la Fonderia era ancora in funzione, presentato ieri all’ordine dei medici, ha riportato risultati allarmanti: nel letto del fiume sono presenti metalli pesanti. Il presidente dell’associazione Gaetano Riviezzo , preoccupato da queste presenze pericolose, dichiara: “Abbiamo analizzato i valori prima e dopo la fonderia, a monte e a valle, riscontrando a valle un problema di cadmio elevato, di cromo esavalente elevato” – e aggiunge -“questi valori sono altissimi e questi metalli sono cancerogeni, elemento che può dare gravi danni alla salute.”

Il tumore, a detta del presidente, è solo “la punta dell’iceberg”, ciò che spaventa di più sono le eventuali patologie endocrini, tiroiditi, diabete e eventuali rischi di infertilità. Insomma, un vero e proprio disastro ambientale, cullato dal fiume Irno, che rilascia i propri residui a mare.

Lo studio dimostrativo è stato realizzato applicando diversi criteri da quelli previsti dalla norma vigente, ma tuttavia è “da considerare altamente affidabile dichiara il presidente Riviezzi. Sottolineando così l’urgenza di prendere provvedimenti a causa dei possibili futuri disastri.

A sollecitare l’avvio delle misure cautelari è stato anche il presidente del comitato “Salute e Vita” Lorenzo Forte che afferma, comunicando le nuove iniziative del collettivo: “Abbiamo fatto richiesta alla regione Campania di annullare in autotutela l’Aia del 2012, dopo le gravi inadempienze e i reati che la procura ipotizza nel sequestro della fabbrica, l’Aia non poteva essere concessa, inoltre abbiamo chiesto sempre alla regione Campania di partecipare a qualsiasi procedimento di nuova conferenza di servizi e infine che la regione e il comune facciano il loro dovere e avviino le procedure di delocalizzazione, facciamo poi appello perché si convochi ad horas il tavolo tecnico regionale per discutere in questa sede della situazione”. 

Elisabetta Lambiase