Cannabis, la verità sta nel mezzo

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Gli studi sulla cannabis sono tanti, diversificati e sostanzialmente raccolti in due strane “fazioni”: quelli atti a dimostrare che fa bene e quelli che invece vorrebbero evidenziare il contrario.

C’è la ricerca dello scienziato australiano Wayne Hall che raccoglie sostanzialmente tutto ciò che riguarda potenziali effetti negativi dal 1993 ad oggi e tanti altri studi, spesso poco “ufficiali”, che invece finiscono per descrivere effetti miracolosi con ben poca utilità generale.

Di solito la verità sta nel mezzo ed oggi, che una proposta di legge sulla liberalizzazione è finalmente in parlamento, questa sorta di dualismo che ruota intorno al “caso cannabis” non aiuta di certo. Tant’è che la discussione del provvedimento è stata di nuovo rimandata. Stavolta a settembre, un po’ come succedeva a scuola anni fa.

Accertata la confusione a riguardo, accertato pure che la discussione è più ampia della questione morale che vi corre parallela, pare chiaro che il punto della situazione non sia accertare il “fa bene o fa male” quanto riuscire a creare una regolamentazione veramente seria dell’uso di cannabis.

La discussione scientifica ruota tutta intorno al Delta-9-tetraidrocannabinolo (Thc), il principio attivo più importante contenuto nella cannabis. Una molecola dall’azione molto complessa, le cui caratteristiche attirano l’attenzione degli scienziati ormai da decenni (fu isolata nel 1964).

thc

In questo scenario, Walter Fratta, ordinario di farmacologia dell’università di Cagliari, prova a tracciare un quadro completo della cannabis e del suo più importante principio attivo, cercando di non pendere ne dalla parte del “pro”, ne da quella del “contro”, impresa oggi più complicata di quel che sembra.

Il THC infatti dimostra, col progredire della ricerca, che oltre agli effetti “ricreativi” possiede elevate potenzialità analgesiche e viene subito inserito nelle sostanze da utilizzare nel trattamento del dolore cronico, soprattutto nell’ambito delle cure palliative per i malati terminali.

Ma non solo, molti studi si concentrano sull’effetto neuroprotettivo del THC contenuto nella cannabis, in particolar modo per ciò che riguarda le malattie degenerative come Parkinson e Sclerosi Multipla.

Altro importante capitolo della “versione” terapeutica della cannabis, seppur ancora in fase preliminare, è quello del trattamento delle condizioni di inappetenza gravi, come l’anoressia, dove il THC sembra agire positivamente sugli stessi recettori interessati da questo tipo di patologie. Come dire che la “fame chimica” non è solo una situazione grottesca, ma un principio che può aiutare persone in gravi condizioni di salute.

D’altro canto, sottolinea Fratta, in un quadro complesso e coerente, non si possono tralasciare gli effetti negativi dell’uso di cannabis, spesso legati all’utilizzo contemporaneo di altre sostanze.

Effetto negativo principale della cannabis è sostanzialmente la dipendenza, dove il THC si comporta allo stesso modo della nicotina col rischio, comune a svariate altre sostanze ovviamente, che l’abuso determini tossicità nell’organismo.

Non è ben chiaro ancora invece il legame tra l’uso di cannabis e lo sviluppo di patologie psichiatriche come la schizofrenia. Quello che pare evidente è che in soggetti predisposti l’uso di THC possa accentuarne i sintomi.

Insomma un quadro ampio e complesso quello della cannabis che però non può prescindere dal contesto sociale, quello dell’uso (definiamolo pure “ricreativo”) che comunque esiste ed esisterà.

L’uomo continuerà ad essere attratto da sostanze e situazioni che alterano la percezione ed allo stesso tempo svilupperà dipendenza da questa o quell’altra sostanza, cannabis compresa.

Allo stesso tempo le politiche di proibizione hanno fallito, finendo per sortire l’effetto contrario, ovvero quello di mettere tutto quanto nell’ambito dell’illegalità, favorendo le mafie e paradossalmente facendo aumentare il consumo.

Allora, come in tante altre situazioni, magari dannose agli eccessi ma consentite per legge, la differenza la faranno l’educazione e l’informazione, quella seria e non di parte, quella che ti mette davanti le cose come stanno e ti responsabilizza. Che si parli di cannabis o di qualunque altra cosa.

Mauro Presciutti

 

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