La Scozia post-Brexit: credere ancora in un’Indipendenza?

0
601
Scozia Nicola Sturgeon

Dopo una fase distensiva post-Brexit, l’impegno del primo ministro britannico Theresa May di mantenere una Gran Bretagna unita e coesa nella discussione del futuro processo di uscita dall’Unione Europea dovrà fare i conti con la rigidità della Scozia. Ms Nicola Sturgeon continua a premere sull’opzione di un plebiscito a favore dell’indipendenza dal Regno Unito.

È trascorso poco più di un mese dal referendum del Brexit. Quel 24 giugno la Scozia si sveglia incerta e tormentata sul destino scelto da un plebiscito contrario alla maggioranza votante del Paese. Settimane di fuoco si sono susseguite, durante le quali il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, ha incontrato i maggiori esponenti del mondo europeo per discutere sul ruolo della Scozia nell’UE. David Cameron viene succeduto dalla novella premier inglese Theresa May, che ha aperto il suo mandato iniziando un processo di comunicazione con la Scozia al fine di avviare degli incontri per raggiungere un accordo prima di invocare l’art. 50 TUE sul recesso. Ma le apparenti acque chete sono state scosse dall’ultimo discorso di Ms Sturgeon, tenutosi all’Istituto per la ricerca sulla politica pubblica di Edimburgo lo scorso 25 luglio. Le parole dette dimostrano come la questione del Paese, sia nell’UE che nel Regno Unito, «non è solo un’astrazione o una distrazione».

La premier scozzese teme la linea dura del nuovo governo tory, nella persona di Ms May, che a distanza di un mese dal referendum non ha ancora dato una spiegazione valida su quello che il voto “Leave” significhi nella pratica. «Si potrebbe dedurre dai primi segnali del governo […] che si stia andando verso l’adozione di una linea dura, invece che morbida, del Brexit fuori dal mercato unico, con accesso limitato, e restrizioni alla libertà di circolazione».

La premier affronta dei punti di dibattito molteplici, che congiungono tutti ad elencare gli interessi vitali di una Scozia democratica nell’Unione Europea.

Le preoccupazioni di Ms Sturgeon richiamano le enormi conseguenze economiche emergenti dalle previsioni negative del Fondo Monetario Internazionale sulla crescita del Regno Unito. «Dal momento in cui noi già stavamo affrontando la fragilità reale nella nostra economia […] questo risultato avrà conseguenze sull’occupazione, sugli investimenti, sullo standard di vita e sui servizi pubblici», così come evidenzia il rischio in cui incorrerebbero tutti i privilegi sociali tutelati dalla legislazione dell’Unione Europea recepita a livello nazionale: dal diritto dei lavoratori alla non discriminazione, alla tutela sanitaria e così via.

«La lotta comune al terrorismo e al crimine […] il mandato di arresto europeo, la condivisione dell’intelligence, il rafforzamento transfrontaliero dei diritti civili, l’azione collettiva per affrontare il cambiamento climatico, le iniziative Erasmus che danno ai nostri giovani l’opportunità di studiare in altri Paesi e approfondire la comprensione di culture diverse» sono alcuni degli sforzi comuni che rischierebbero di perdersi con l’exit dall’Unione, innescando un processo più regressivo che progressivo.

Il governo scozzese sta già iniziando i lavori con il governo britannico per stabilire gli accordi comuni da prendere prima di invocare il famigerato articolo 50 TUE. In altre parole, la Scozia sta analizzando il suo coinvolgimento nella posizione del Regno Unito sul recesso: una fase di discussione accompagnata dall’impegno sempre più pressante del Paese nell’UE per radicare una sensibilizzazione e un concreto supporto sul suo ruolo in Europa.

Ed è sulla base di queste considerazioni che Ms Sturgeon ritorna sulla questione dell’indipendenza affermando che tale scelta va considerata in un quadro di protezione degli interessi del Paese. Ne emerge che se i benefici scozzesi non troveranno tutela ed accoglienza nel Regno Unito post-Brexit, l’indipendenza sarà una delle opzioni da considerare e il Parlamento scozzese è pronto ad avviare i lavori preparatori per un eventuale secondo referendum.

Il pugno duro di Ms Sturgeon fa leva non su un desiderio indipendentista, che si scontrerebbe con un Paese diviso in due secondo i recenti sondaggi che mostrano il 44,7% degli Scots contro e il 41,9% a favore di una nuova votazione, ma sulla necessità di tutelare gli interessi e le priorità della Scozia nell’Unione Europea, considerando l’opzione di un Paese indipendente «una più grande certezza, stabilità e il massimo controllo sul nostro destino».

Annalisa Salvati

CONDIVIDI
Articolo precedenteFestival della Riscossa Popolare con i 99 Posse in concerto
Articolo successivoI lavoratori edili scendono in piazza
Laureata in Studi Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università l'Orientale di Napoli, ha acquisito competenze strategiche miranti all'analisi di dinamiche locali, regionali ed internazionali. I suoi interessi prioritari, personali e lavorativi, spaziano dal settore dell'integrazione europea, in particolare la cooperazione giudiziaria in materia penale, alla cooperazione internazionale.

NESSUN COMMENTO