Università di Catania: cade il rettore

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Università di Catania

Università di Catania: la sentenza 243/2016 resa dal CGARS (sezione del Consiglio di Stato per la regione Sicilia) colpisce l’ateneo come una bomba. Il mandato del rettore Giacomo Pignataro rischia di avere una durata ben più breve del previsto. Avrebbe dovuto cessare dalla carica di Magnifico nel 2019, probabilmente la lascerà nel 2017.

IL CASO

Per la formazione dello statuto serve il parere del MIUR. Il Ministero, una volta analizzato il testo approvato dalla università, lo approva o dichiara la sussistenza di problematicità e suggerisce modifiche agli organi universitari. Questi hanno due opzioni:

a) modificare lo statuto e riapprovarlo con un testo conforme alle richieste del MIUR;
b) non accogliere le richieste ed approvare lo statuto a maggioranza dei due terzi di ogni organo votante.

La procedura appare semplice, ma nel 2011 è stata elusa dalla Università di Catania, che ha proceduto alla pubblicazione del nuovo statuto senza il rispetto delle maggioranze necessarie e senza procedere alle modifiche richieste. Sulla base di un atto evidentemente viziato, è stato eletto nel febbraio 2012 il nuovo rettore dell’ateneo, Giacomo Pignataro. A seguito della proclamazione, la prof.ssa Febronia Elia ha fatto ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale avverso lo statuto e chiedendo anche l’annullamento delle nomine successive. Il TAR non aveva accolto le richieste, e la docente aveva impugnato la sentenza davanti al Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione Sicilia.

LA DECISIONE

Il CGARS ha accolto il ricorso. Lo statuto del 2011 viene giudicato illegittimo ed annullato con effetti ex tunc. In pratica, è come se lo statuto non fosse mai esistito e gli atti emanati sulla base dello stesso sono consequenzialmente caducati.
L’università era però corsa ai ripari modificando lo statuto in questione nel 2015. Una corsa ai ripari che si è rivelata poco utile, poiché la modifica ha consentito di riconoscere legittimi gli atti emanati a seguito della riforma (per esempio, le elezioni dell’ateneo avvenute nel 2016), ma non ha fatte salve tutte le nomine precedenti (relative a direttori generali e al rettore).

LE INCERTEZZE

Il testo della sentenza non appare molto chiaro: il dispositivo è generico, e dal testo si evince soltanto la salvezza degli atti successivi al 2015. Non vi è un espresso riferimento al rettore e alle rappresentanze studentesche, ma si parla genericamente del rinnovo degli “organi statutari“. Questi ultimi dovrebbero essere pur sempre intesi quali tutti gli organi statutari, salvo improvvisi ripensamenti in sede di ottemperanza (e forse le incertezze del testo svolgono questa funzione: avere comunque una giustificazione formale per ripensamenti, valutabili come interpretazioni di una sentenza apparentemente non chiara).

LE REAZIONI

Molto cauta la presa di posizione del rettore, che non ha parlato delle conseguenze della sentenza, dichiarando soltanto che la sentenza ha riconosciuto la legittimità della modifica statutaria apportata successivamente. I quotidiani locali parlano di una “probabile” caduta del rettore (rilevando anch’essi incertezze nella interpretazione della sentenza), ad eccezione di sudpress, che parla di “azzeramento delle cariche” e parla di “note attività dilatorie” del rettore, accusato di aver eluso la sentenza del tribunale amministrativo che aveva riconosciuto la illegittimità di un licenziamento e l’obbligo di reintegro.
La settimana prossima probabilmente il rettore fornirà una propria interpretazione della sentenza, e non è improbabile che tenti di recuperare il posto che il Consiglio di Giustizia sembrerebbe togliergli.

Vincenzo Laudani 

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