Sarno

Insieme al caldo torrido ed al suono incessante dei grilli, ogni anno nella stagione estiva a Scafati arriva una forte emergenza ambientale causata dall’odore acre del fiume Sarno.

Quando si parla del fiume più inquinato d’Europa è difficile pensare ad un tempo in cui su quelle sponde i pescatori si cimentavano nella caccia di grosse carpe argentee, eppure Scafati era conosciuta ai più come la “piccola Venezia“.

Oggi la cittadina in provincia di Salerno, uno dei 39 comuni bagnati dal Sarno, affoga tra le melme del disinteresse locale per la questione ambientale. Con l’inizio della lavorazione delle industrie conserviere e conciarie aumentano le segnalazioni di sversamenti illegali di sostanze tossiche nelle acque del fiume, che si colorano di tonalità che vanno dal rosso al marrone.

Le zone periferiche sono quelle  più colpite dall’odore maleodorante che si espande nell’aria, soprattutto perché attraversate dai vari canali stagnanti come il “Rio Sguazzatoio”, il canale “Marna” e in particolare il canale “San Tommaso” nei pressi della contrada “Cappelle”. Il 20 Luglio 2016 a seguito di manifestazioni promosse dai vari comitati cittadini per la difesa del diritto alla salute, il primo cittadino Pasquale Aliberti ha scritto una lettera diretta agli enti locali preposti alla risoluzione della problematica. Nonostante ciò il sindaco è stato fortemente accusato di non aver agito tempestivamente e soprattutto non in modo concreto.

Quindi, oltre alle accuse di collusione con la camorra e la commissione d’accesso al Comune, Aliberti si trova al centro della bufera anche per l’emergenza inquinamento.

La situazione è diventata critica quando si è affiancato allo sversamento dei rifiuti tossici nelle acque del fiume anche la questione “Helios”. L’Helios è un sito di stoccaggio dei rifiuti situato proprio nei pressi della contrada “Cappelle”, vero fulcro del disagio ambientale scafatese, che a partire dalla sua apertura nel 2011 ha richiesto, con il beneplacito delle amministrazioni regionali e comunali, continui aumenti di volumetria dei rifiuti trattabili e ampliamenti della struttura, l’ultimo di quest’anno ha portato il sito ad un’area di 3710 mq.

Inoltre il 23 Dicembre 2015 l’Helios ha ottenuto l’aumento del 10% della volumetria dei rifiuti alimentari trattabili. La situazione è degenerata nel momento in cui è stato ritrovato percolato in strada riversato dagli autocarri per il trasporto dei rifiuti. Scattata immediatamente la denuncia, la vicenda è stata insabbiata. Ultimi tasselli, ma non di minore importanza, nel puzzle dell’inquinamento scafatese sono le nubi tossiche causate dai roghi appiccati in discariche abusive lungo tutto il corso del fiume. Particolare rilevanza ha avuto l’incendio dell’industria conserviera “Expom” situata in Via Sant’Antonio Abate.

Immediatamente i carabinieri hanno aperto un inchiesta, considerando che recentemente l’azienda aveva richiesto la conversione del suolo da industriale a commerciale per l’apertura di un multisala, e che in passato era stata accusata proprio di inquinamento ambientale. Le nubi causate dall’incendio si sono espanse per tutta la città e hanno aggravato un quadro già serio.

L’unica certezza è che la “piccola Venezia” sta scomparendo fra i rifiuti e fra il disinteresse degli amministratori che si dilettano in giochi di trasformismo politico per non perdere la tanto amata poltrona. I social sono diventati un mezzo potente nelle mani di coloro che segnalano i disagi che vive la cittadina; a questo punto i cittadini aspettano che si faccia finalmente luce sulla vicenda diventata per i più insostenibile.

Manuel Masucci

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