Un nuovo colpo all’ ass.ne Frida Kahlo

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Frida Kahlo

Napoli – Sono arrivati a quattro, ormai, gli atti vandalici alla sede dello sportello ascolto antiviolenza, dedicato ad Enzina Cappuccio e Fiorinda di Marino, gestito dall’associazione “Frida Kahlo la città delle pari opportunità”. L’ultimo pochi giorni fa.

L’associazione nasce nel 2006 al confine tra i quartieri Camaldoli e Marano di Napoli. Favorire momenti di aggregazione culturale e sostegno alle categorie sociali più deboli (donne, bambini, immigrati e diversamente abili) sono i motori dell’attività dei volontari dell’associazione Frida Kahlo. Soprattutto, l’organizzazione no profit si schiera al fianco delle donne. E’ attiva sul territorio nella lotta contro la violenza di genere e funziona come sportello d’ascolto e di intervento a difesa e sostegno delle donne vittime di violenza. Non a caso, infatti, è intitolata a due giovani donne vittime dell’ “amore” dei propri compagni.

Sin dall’inizio, la presenza dell’organizzazione Frida Kahlo è attiva e significativa sul territorio e per questo scomoda per chi nella zona la fa da padrone: Il clan Polverino con i suoi “adepti” al seguito. Numerosi negli anni sono stati i tentativi di sabotare il lavoro dei volontari: quattro gli atti vandalici ed intimidatori ai danni della sede dell’associazione , l’ex Anagrafe del Comune in via Soffritto. Frida KahloL’ultimo di questi, avvenuto pochi giorni fa, è stato anche il più distruttivo. Finestre e porte sfondate, arredamento distrutto, spazi messi a soqquadro, servizi igienici otturati e inutilizzabili. Questo è lo scenario che al mattino si è presentato ai volontari che erano pronti a iniziare una nuova giornata della loro lotta quotidiana. Gli artefici si sono persino firmati, non sia mai che l’opera non gli fosse riconosciuta: ‘O Lell, Auciell e Scialupp. E per lasciare intendere bene il messaggio che volevano mandare con la loro azione, hanno aggiunto anche:  “Camaldoli Regna”.

È evidente insomma che la lotta sociale dell’associazione Frida Kahlo non è ben vista da chi comanda nel quartiere, ma questo non stupisce data la risaputa abitudine dei malavitosi della zona a compiere atti di violenza di genere. Proprio per questo, per la necessità che il lavoro portato avanti sino ad adesso dall’organizzazione continui ad esistere, i volontari non si lasciano intimorire nemmeno questa volta, la quarta. Per la quarta volta il nostro sportello è stato vandalizzato, ma noi continueremo nonostante tutto ad essere operative senza arrenderci a questa vergogna. Solidarietà alle nostre socie che con tanto impegno sono presenti e attive ogni giorno sul territorio. Non ci spaventeremo e manderemo avanti il nostro progetto per le donne vittime di violenza”, scrivono su Facebook.Frida Kahlo

Immediatamente sono state contattate le forze dell’ordine ed è stato chiesto un incontro urgente con la commissaria affinché si metta in sicurezza quel luogo, che ospita anche la sede di una scuola.

Nè gli atti vandalici né l’indifferenza delle istituzioni, sorde da anni di fronte alle richieste di sostegno dell’associazione, fermeranno la lotta dei volontari contro la violenza di genere.

“Tante sono le storie di violenza che abbiamo accolto ed accompagnato. Tante sono le storie di solitudine e di emarginazione che abbiamo abbracciato. E propria ora, tempo in cui si perde il conto delle donne uccise, violentate e brutalmente massacrate, delle persone derise ed emarginate, dei centri antiviolenza chiusi vogliono con altrettanta brutale violenza farci chiudere uno spazio per le donne e con le donne per la battaglia alla violenza di genere. Ma ora basta, basta davvero!” .

Lucia Ciruzzi

 
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Lucia Ciruzzi, classe '94. Convinzione cardine della mia vita è che alla base di ogni cosa debba esserci la curiosità, motore di tutto che spinge l'individuo in territori inesplorati e in cui mai si sarebbe immaginato di entrare. Proprio addentrandomi in questi territori nuovi ho scoperto la passione per la giocoleria e il mondo degli artisti di strada; da qui è nato l'hobby delle bolas, con cui ogni giorno mi esercito nel disperato tentativo di imparare qualcosa. La mia ambizione più grande è quella di diventare una giornalista; in particolar modo sogno di girare il mondo, zaino in spalla e all'avventura, e di scrivere di luoghi, culture e popoli. Da questo desiderio, naturalmente, la mia collaborazione al periodico Libero Pensiero, per il quale scrivo nelle sezioni "Napoli e aree locali" e "Cultura".

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