Turchia in UE: arriva il No dall’Austria di Christian Kern

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Turchia

La storia delle relazioni fra l’Unione Europea e la Turchia, con la possibilità mai davvero concreta dell’entrata di quest’ultima nel sodalizio dei ventotto, è stata costellata da sporadici abboccamenti ed improvvisi strappi, come quello appena provocato dall’Austria di Christian Kern, che ha di recente chiesto l’interruzione delle trattative per l’adesione di Ankara all’UE.

I fatti recentemente accaduti nella Turchia di Recep Tayyip Erdoğan hanno, in effetti, offerto uno spaccato piuttosto emblematico dell’instabilità della società turca, da una parte, e di un sistema di governo particolarmente accentratore dall’altra.

L’ultima provocazione di Erdoğan è stata la proposta di ripristinare la pena di morte per gli ideatori del tentato golpe di luglio, fra cui Fethullah Gülen, attualmente in esilio negli Stati Uniti.

Premesso che ogni Stato ha diritto di darsi le regole come meglio crede, è di tutta evidenza che un passo di questo genere scaverebbe un solco ancora più profondo fra la Turchia e l’Unione Europea, che si confermerebbero, ancora una volta, sin troppo diverse in primis dal punto di vista dei diritti umani.

Questo, in sostanza, il pensiero del cancelliere Kern e del ministro degli esteri austriaco, Sebastian Kurz, che senza troppi giri di parole ha invitato l’Europa a «non inginocchiarsi ad Ankara».

Lo strale scagliato da Vienna non ha trovato – per ora – alleati, ma non è detto che nei giorni a seguire non vi siano ulteriori prese di posizione. Sino ad ora, si registra solo quella – di segno opposto – di Jean Claude Junker, presidente della Commissione europea, il quale ha affermato che chiudere le porte dell’Europa alla Turchia sarebbe un grave errore.

Sul ruolo strategico, sia dal punto di vista diplomatico che da quello militare, dello Stato di Erdoğan si è già lungamente discusso, e gli attuali rapporti fra Occidente e mondo musulmano non fanno che rafforzare questa chiave di lettura in senso favorevole al mantenimento di buoni rapporti con Ankara.

Il dubbio tuttavia rimane, e riguarda l’opportunità di promuovere un matrimonio politico fra due comunità estremamente differenti.

Per l’establishment europeo Ankara resta un alleato imprescindibile, ma per la comunità dei ventotto non si tratta di una soluzione così scontata.

A parere di chi scrive, dati soprattutto gli attuali equilibri internazionali, l’impostazione di Junker rimane l’unica opzione praticabile. Le istanze dei ventotto, tuttavia, andranno prese in considerazione, altrimenti l’Europa non sarebbe in grado di dare lezioni di democrazia a nessuno.

Carlo Rombolà

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