KosovOro: la judoka Kelmendi entra nella storia

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La judoka Majlinda Kelmendi entra ufficialmente nella storia del Kosovo e dello sport in generale.

Le olimpiadi regalano favole da raccontare che incarnano in pieno i valori che questa manifestazione riserva e che vanno oltre i meri risultati sportivi. Storie che ti allontanano per un attimo dalla competizione, dalla tensione agonistica e dalla ricerca ossessiva di una medaglia, magari del metallo più pregiato, per apprezzare le gesta ricche di significato di un atleta. E non fa nulla se dall’altra parte a lottare per il successo sia presente una tua connazionale, perché l’Olimpiade è anche questo, oltrepassare i confini, le bandiere, gli Stati; soprattutto per chi il proprio paese non poteva rappresentarlo fino ad adesso.

judokaUna di queste storie meritevole di essere racconta riguarda la judoka kosovara, classe 1991, che domenica nella categoria 52 Kg ha sconfitto in finale la nostra Odette Giuffrida, ottenendo uno storico oro che permette così al piccolo paese balcanico di vincere la prima medaglia ai giochi olimpici. Un’emozione unica e indescrivibile che ha travolto in pieno la giovane che sul podio non è riuscita a trattenere le lacrime. Troppo forte la gioia di poter rappresentare finalmente il proprio paese, del quale è stata anche portabandiera alla cerimonia d’apertura.

La neocampionessa olimpica è nata nel Kosovo occidentale, precisamente a Pejë, denominazione albanese, o Peć, in serbo, anche se siamo sicuri che da quelle parti preferiscano di gran lunga la prima. Un’infanzia difficile, segnata da una guerra che per troppo tempo ha dilaniato una terra e una popolazione intera. Nonostante ciò, la piccola Majlinda non ha mai abbandonato il sogno di diventare judoka ad alti livelli e magari partecipare alle olimpiadi. Talento e voglia di emergere da una realtà difficile se non impossibile da vivere la permettono di arrivare presto lì dove i suoi sogni la collocavano. Considerata una delle migliori judoka del mondo, vincitrice di due titoli mondiali, dal 2013 ricopre stabilmente la prima posizione nella classifica della International Judo Federation nella categoria 52 Kg.  Nel 2014 fu addirittura dichiarata migliore judoka al mondo di tutte le categorie dal presidente dell’ IJF, il rumeno Marius Vizer. A Londra nel 2012 coronò anche il sogno di partecipare alla rassegna olimpica, ma fu una gioia mutilata, in quanto le fu negata la possibilità di rappresentare il suo paese, poiché non riconosciuto dal CIO (Comitato Internazionale Olimpico). Allora la Kelmendi decise così di rappresentare l’Albania, di cui è originaria la maggior parte della popolazione kosovara.

KOSOVO – A Rio de Janeiro è la prima volta, dunque, che il Paese balcanico è rappresentato dai suoi atleti. Il Kosovo si autoproclamò indipendente dalla Serbia nel 2008. Al 2015 sono 115 gli Stati membri dell’Onu che hanno garantito il riconoscimento al paese balcanico, mentre la Serbia lo considera solamente come propria provincia autonoma.
A livello sportivo, invece, il Comitato Olimpico del Kosovo è stato istituito nel 2003, anche se il CIO ne ha ufficializzato l’ammissione soltanto nel dicembre del 2014, permettendo così agli atleti kosovari di poter rappresentare il proprio Paese. Pertanto sono 8 gli atleti a Rio che hanno sfilato sotto la bandiera kosovara.

DOPING – Unico neo di una storia che resterà indelebile nella mente di chi ama lo sport è la vicenda doping che ha riguardato la judoka. Il tutto risale al 16 giugno quando l’atleta kosovara, che si trovava in Francia ad allenarsi con la nazionale transalpina, si sottrasse su consiglio del suo allenatore al controllo sangue-urina tentato dall’agenzia antidoping francese. Pertanto la neomedagliata rischia ripercussioni soltanto in territorio francese, nonostante le agenzia antidoping internazionale e quella francese stiano tentando di far chiarezza sulla vicenda. Dunque la medaglia d’oro non è a rischio, e nemmeno la consegna alla storia di uno dei più bei racconti che solo l’Olimpiade avrebbe potuto regalarci.

Ivan D’Ercole

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Laureando in Scienze Politiche presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, amo la storia e nutro un profondo interesse per la politica e la geopolitica. Lo Sport è la mia passione, il Calcio la mia vita, conoscere e raccontare le sue storie più belle il mio obiettivo.

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