Fidel Castro ed il mito della rivoluzione

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Fidel Castro

Fidel Castro nasce il 13 Agosto 1926 a Bìran, piccola cittadina nella provincia cubana di Holguìn, dall’agricoltore gallego Ángel Castro y Argiz e da Lina Ruz Gonzàlez. Quel giorno una delle figure più egemoni nella politica novecentesca compare nel panorama internazionale, che riuscirà poi ad influenzare con le proprie azioni.

Tra il 1941 e il 1945 studia nell’esclusvio collegio gesuita “de Belèn” all’Avana e cresce con l’ideale di cultura spagnola superiore al materialismo anglosassone. La svolta culturale per Fidel arriva all’università, quando si avvicina alla cultura antimperialista, la quale criticava l’influenza statunitense sull’isola cubana.

Laureatosi in diritto, Castro si avvicina alla politica della sua isola e decide di schierarsi apertamente contro il presidente cubano, Ramòn Grau. Il colpo di Stato di stampo militare del generale Fulgencio Batista aliena al giovane Fidel la possibilità di candidarsi al parlamento; ma questo non gli impedisce di dimostrare il suo dissenso per il nuovo governo dittatoriale. Il clima acceso porta all’assalto alla caserma della Moncada che vede morire più della metà degli attaccanti. Si salvono solo circa 20 dissidenti, fra i quali Fidel e suo fratello Raùl. Il dittatore filo-yankee esilia i fratelli Castro e tutti gli altri rivoluzionari.

Navigando su una piccola imbarcazionae, il Granma, il rivoluzionario torna clandestinamente in patria accompagnato tra gli altri dal guerrigliero argentino Ernesto “Che” Guevara, fondando il Movimento del 26 Luglio, nome ispirato proprio dal giorno in cui venne effettuato l’assalto alla Moncada.

Il gruppo di guerriglieri cresce fino a raggiungere 800 uomini e con un susseguirsi di vittorie inaspettate sulle forze di Batista, il Movimento raggiunge la vittoria e il compimento della rivoluzione con la fuga dal Paese del dittatore il 1 Gennaio 1959. Le forze di Fidel entrano all’Avana e viene istituito un nuovo governo socialista.

Castro nel corso dei decenni diviene sia Presidente, che Primo ministro e segretario del Partito comunista cubano. La leadership del Líder Máximo (condottiero supremo) cresce grazie al consenso popolare e al culto della rivoluzione.

Contestato e criticato dai detrattori che lo hanno accusato di attentare ai diritti umani, elogiato dai seguaci come il liberatore dall’imperialismo statunitense, Fidel diviene protagonista del contrasto fra Unione Sovietica e Stati Uniti, fra capitalismo e comunismo.

La rivoluzione attua interventi in campo agricolo, sanitario e nell’istruzione; infatti ad oggi il 30% dei cubani è laureato e il livello di alfabetizzazione è fra i più alti dell’america latina, l’aspettativa di vita invece è la più alta del continente americano (dietro solo al Canada).

Castro definì Cuba una democrazia popolare apartitica e socialista, per molti invece il governo castrista è una dittatura. Il culto della figura di Fidel non fu però incitato dallo stesso, il quale preferì non avere strade, piazze o monumenti a suo nome; anche se sono frequenti tabelloni raffiguranti sue immagini. Si è evidenziata una tendenza a mitizzare le figure di “Che” Guevara, che considerava Fidel un “compagno” molto più che un fratello, e di Josè Marti, il quale ha ispirato gli ideali della rivoluzione cubana.

L’immagine del condottiero cubano è spesso associata al sigaro, anche se Castro smise di fumare nel 1985 per problemi di salute; inoltre sono rare le sue apparizione in tenuta civile e non militare, almeno fino alle uscite pubbliche più recenti.

Lo scontro con il potere statunitense,che ha come simbolo l’attacco fallimentare ad opera della CIA nel 1961 alla Baia dei Porci, ha portato non solo all’embargo che contribuì alla crisi economica del Paese, soprattutto dopo la caduta dell’U.R.S.S che finanziava oltre un quarto del PIL nazionale, ma anche ai tanti attentati alla figura dello stesso Fidel, che ne ha contati circa 634, di cui 192 ad opera dell’amministrazione Reagan che si era dichiarato apertamente nemico del governo cubano.

Gli attentati si sono svolti nei metodi più vari, fra cui un sigaro esplosivo, una tuta da sub infettata da funghi e agguati di tipo mafioso con armi da fuoco. Oggi i rapporti fra l’isola e gli Stati Uniti d’America si sono distesi e sono ricominciate le attività diplomatiche dopo l’annullamento dell’embargo da parte del presidente uscente, Barack Obama, che nel 2014 lo aveva definito “non solo inutile, ma anche gravemente dannoso contro la popolazione”.

Molto ha fatto discutere anche il rapporto di Fidel Castro con la religione, in particolare quella Cristiano Cattolica.

Le voci infondate di una scomunica da parte di Papa Giovanni XXIII allontanarono il leader cubano dalla fede, ma in tarda età, dopo gli incontri con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sembra esserci stato un nuovo riavvicinamento alla Chiesa cattolica.

Con l’avanzare degli anni e l’avvicendarsi dei problemi di salute, che lo hanno anche costretto ad abbandonare tutte le cariche nel 2008 a favore del fratello Raùl, Fidel ha “rivoluzionato” idee che lo avevano contraddistinto, in particolare il cambiamento di opinione nei confronti degli omosessuali che venivano considerati “simbolo degli ideali borghesi decaduti“. Infatti non esiste più a Cuba una legislazione punitiva nei confronti della comunità LGBT ed inoltre dal 2005 gli interventi per il cambiamento di sesso sono a spese dello Stato.

Il 13 Agosto 2016 Fidel Castro compie 90 anni e a distanza di 63 anni dall’assalto alla Moncada rimane un mito della storia contemporanea. Fra contraddizioni e discorsi lunghi 7 ore per smuovere le masse, il leader cubano rimane un simbolo della rivoluzione cubana ed un simbolo della lotta contro gli oppressori. Nella cultura di massa il nome di Fidel Castro è indissolubilmente legato al mito della rivoluzione.

Manuel Masucci 

Fidel Castro

Con la collaborazione di Stampaprint

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