Caso Matteotti: il 16 agosto di 92 anni fa

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Il 16 agosto 1924, “poche ossa disarticolate e stroncate da mani sacrileghe; pochi brandelli di carne corrose e mefitiche” vennero ritrovati in un bosco a Riano, nel Lazio: era quanto rimaneva di colui che fu Giacomo Matteotti, deputato socialista, rapito il 10 giugno 1924 da una squadraccia fascista guidata da Amerigo Dumini. Matteotti aveva chiesto l’invalidamento delle elezioni politiche che avevano dato la maggioranza al Partito Fascista, denunciando una serie di episodi in cui veniva applicato un clima di terrore: il suo coraggioso intervento in aula gli costò la vita. Ma facciamo un excursus storico.

Giacomo Matteotti nacque a Fratta Polesine, presso Rovigo, il 22 maggio 1885. Tutti i giovani appartenenti alla famiglia Matteotti si erano impegnati in ambito politico nelle file del Partito Socialista, seguendo l’esempio del padre Girolamo che era stato consigliere comunale di Fratta Polesine: infatti, dopo aver conseguito una laura in giurisprudenza a Bologna, nel 1907 Giacomo Matteotti, entrò in contatto con diversi movimenti di stampo socialista, all’interno dei quali divenne ben presto un punto di riferimento. Nel 1919 fece il suo debutto in Parlamento, e fu eletto con i socialisti per circoscrizione elettorale Ferrara-Rovigo, dove fu poi riconfermato dal 1921 al 1924: la sua principale attività fu la continua denuncia del clima di terrore, della repressione del dissenso e delle attività illegale dei fascisti, e per il modo in cui si batté, intransigente e battagliero, fu soprannominato “Tempesta” dai suoi compagni di partito.

Il 6 aprile 1924, il Partito Fascista vinse le elezioni, ed il 30 maggio, alla Camera dei Deputati, Matteotti denunciò pubblicamente l’uso della violenza a scopo intimidatorio usata dai fascisti per vincere le elezioni, contestando coraggiosamente la validità del voto: “[…] Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. […] L’elezione secondo noi è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. […] Per vostra stessa conferma (dei parlamentari fascisti) dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà… […] Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse” – e dopo aver concluso il suo discorso, ai suoi compagni di partito disse: “io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me.

Infatti, il 10 giugno 1924, mentre stava uscendo dalla sua abitazione nel quartiere Flaminio di Roma, Giacomo Matteotti venne rapito da una squadra fascista composta da cinque individui, capeggiati da Amerigo Dumini – il rapimento fu voluto, molto probabilmente, da Benito Mussolini. Prelevato con forza, e caricato in macchina, Matteotti venne picchiato ed accoltellato fino alla morte: venne seppellito in un bosco a Riano, a 25 chilometri da Roma Capitale. La sua assenza non giustificata in Parlamento venne notata dalla maggior parte dei deputati fin dai primi giorni successivi al suo decesso, nonostante la notizia non fosse stata ancora resa pubblica: le accuse dell’opposizione si mossero in modo celere contro il regime fascista e contro lo stesso dittatore Benito Mussolini, il quale, solo inizialmente negò ogni responsabilità ed ogni legame con il rapimento e l’uccisione di Matteotti.

Il 26 giugno di quello stesso anno, si verificò l’episodio che viene ricordato ancora oggi come “secessione dell’Aventino“: tutti i parlamentari dell’opposizione decisero di abbandonare il posto in Parlamento fino a quando il governo non avrebbe chiarito la propria posizione sull’omicidio dell’onorevole Matteotti. Nonostante tutto, il governo fascista colse l’assenza dell’opposizione per votare leggi che limitavano la libertà di stampa. Il 3 gennaio 1925 però, di fronte alla Camera dei deputati, Benito Mussolini iniziò un discorso in cui si assunse personalmente la responsabilità dell’accaduto: “Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere” pronunciò il dittatore, aprendo la strada alla definitiva svolta dell’Italia verso il regime -di terrore- fascista.

A 92 anni di distanza dalla sua morte, Giacomo Matteotti viene considerato come una delle figure più importanti della lotta antifascista: infatti, durante gli anni della Resistenza, i partigiani di orientamento socialista presero il nome di Brigate Matteotti.

Ana Nitu

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