Battipaglia, imprenditore nel mirino del racket

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Battipaglia, imprenditore nel mirino del racket

Estorsori danno fuoco all’appartamento dell’imprenditore battipagliese anti-racket, già vittima di precedenti atti intimidatori. Poco tempo prima, la testa di un maiale sgozzato fu trovata dinanzi la sua abitazione.

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Antonio Catarozzo, vittima del racket

Erano le 22 di mercoledì sera, i cittadini del comune di Battipaglia stavano trascorrendo una piacevole sera d’estate in piazza Aldo Moro a suon di karaoke quando, all’improvviso, i residenti in via Rosselli hanno cominciato a sentire un intenso odore di bruciato proveniente da uno degli appartamenti situati lungo la via.

Alla vista delle fiamme, scatta l’allarme. Immediatamente vengono allertati i vigili del fuoco che – come riporta Il Mattino – giunti sul posto sono riusciti a domare l’incendio penetrando dall’esterno dell’appartamento attraverso l’utilizzo di funi e scale. Sul posto sono giunti anche i carabinieri della compagnia di Battipaglia i quali hanno provveduto a delimitare la zona per condurre le loro indagini.

Da una prima analisi l’abitazione in questione, che al momento dell’incendio era disabitata, sarebbe riconducile all’imprenditore battipagliese Antonio Catarozzo. Quello che potrebbe sembrare un caso in realtà non lo è.

Il quadro probatorio che ne deriva rivela che l’imprenditore in questione era già stato vittima di atti intimidatori e minacce di morte da parte di soggetti legati al racket. La storia ha inizio nel lontano 2010 quando Antonio Catarozzo, finito in un giro di usura e stanco di dover pagare il pizzo, denuncia i sui estorsori. Scattano gli arresti per nove persone, tra i quali alcuni di loro sarebbero affiliati al clan De Feo di Bellizzi.

Di lì a poco sarebbe entrato nel mirino dei suoi usurai i quali non hanno atteso di vendicarsi. Nel gennaio scorso, una testa di un maiale sgozzato gli fu recapitata dinanzi alla porta d’ingresso della sua abitazione, accompagnata da una frase, scritta con una bomboletta spray, che dichiarava: “questa è la fine che fai”. 

atti intimidatori

Una dichiarazione di intenti che suona chiaramente come una minaccia di morte. Un incubo che per l’imprenditore si protrae da tempo e che sembrerebbe quasi il “normale” prezzo da pagare per aver trovato il coraggio di parlare e di non subire.

Il racket è una piaga sociale che mira a distruggere la dignità umana degli individui e che costituisce ancora oggi un importante canale di finanziamento per la criminalità organizzata.

Federica Pia Mendicino

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