Messico: un nuovo modello anti-corruzione?

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Messico: un nuovo modello anti-corruzione?
La Cattedrale della città di Guadalajara

Da quasi dieci anni il Messico vive il tragico inasprimento delle violenze legate ai traffici di droga.

In molti tendono a riconoscere in una data in particolare il principio di questa spirale di sangue: l’11 dicembre 2006 il neo-eletto presidente Felipe Calderon inaugura l’Operazione Michoacan, inviando truppe e blindati sulla costa pacifica al fine di “contrastare” le attività della Familia Michoacana, un cartello della droga ormai estintosi da qualche anno. I fatti del dicembre 2006, però, non rappresentano l’origine bensì un’evoluzione delle complicazioni legate al traffico illegale di stupefacenti in Messico. Calderon fu il principale artefice di una rottura solo formale della pax mafiosa tra governo e cartelli, la quale poggiava da tempo su uno strato di corruzione endemica imperante prima, dopo e durante il suo mandato.

Tale livello di corruzione che ha fatto sì che la recrudescenza della violenza dei cartelli si protraesse regolarmente, e che le rappresentanze della legge e della società civile (polizia, esercito, autodefensas) finissero con l’essere innervate di interessi da salvaguardare sacrificando la trasparenza delle proprie manovre.

Poco meno di un mese fa, Duncan Tucker del Guardian ha pubblicato un approfondimento dalle tonalità decisamente distanti dal nero che tinge le cronache messicane degli ultimi anni. Il case study riguarda un’amministrazione cittadina che, coadiuvata da imprese e movimenti civili, tenta di inaugurare un nuovo modello di trasparenza.
Sono sostanzialmente due i fattori da considerare che evidenziano il peso di un esperimento del genere. Innanzitutto la base contestuale: il Messico è un paese in cui la corruzione frutta tra i 2 e i 10 punti percentuali del PIL (95esimo posto nell’indice dei paesi meno corrotti al mondo) e in cui il 99% dei reati resta impunito. In secundis, l’amministrazione di cui sopra non è esattamente quella di un piccolo pueblo sperduto nella Sierra. Parliamo di Guadalajara: 4,5 milioni di abitanti, la seconda metropoli del paese.

Da circa un anno la città è nelle mani di Enrique Alfaro Ramirez, che, in quanto eletto nelle file del partito socialdemocratico Movimiento Ciudadano, ha posto fine a ben 86 anni di amministrazione cittadina della coppia partitica istituzionale PRI-PAN. Dall’inizio del suo mandato, il 43enne neo-sindaco ha ridotto vantaggi e privilegi dei rappresentanti della classe politica locale, ha stanziato nuovi fondi destinati a programmi sociali e, soprattutto, ha garantito alla cittadinanza la possibilità di richiedere elezioni di medio termine qualora si manifestasse una concreta insoddisfazione nei riguardi del suo operato.
Un’ulteriore manovra molto discussa e non esente da critiche riguarda un provvedimento secondo cui i cittadini possono votare per decidere su cosa spendere le proprie tasse. L’analista politico Enrique Toussaint, così come riportato dal Guardian, ha sottolineato come in realtà la concessione di tale libertà sia appannaggio esclusivo dei proprietari di beni immobili e che l’esercizio dei diritti politici ne risulti svilito nel diventare settoriale e dunque antidemocratico.

Una forte spinta verso la trasparenza proviene anche da rappresentanze della società civile. Il reportage di Tucker mette in luce la figura di un esponente di Wikipolitica, movimento presente nel Jalisco, in Baja California Sur e a Città del Messico, che si occupa di favorire la trasparenza e la partecipazione “dal basso” nella vita pubblica. Si tratta del 26enne Pedro Kumamoto, primo candidato indipendente eletto nel consiglio di stato del Jalisco, messosi in luce in quanto promotore della riforma approvata dal congresso nel luglio scorso che ha portato Jalisco ad essere il secondo stato messicano a privare di immunità penale i suoi rappresentanti pubblici.

Un terzo personaggio di spicco nel reportage del Guardian è Diego Mendez, CEO di un’impresa tecnologica di Guadalajara che ha messo a punto Avisora, una app tramite cui è possibile riportare e denunciare azioni criminose, episodi di corruzione, semplici dissesti del tessuto urbano e inconvenienti della vita pubblica di vario genere. Mendez ha dichiarato di aver garantito alla città, allo stato e ad altri governi federali messicani l’uso gratuito di Avisora, ricevendo un netto rifiuto a causa di dover poi obbligatoriamente rendere pubblici i rapporti.

I dibattiti sulla sicurezza sono chiaramente all’ordine del giorno e sono catalizzati dalle vicende legate al cartello Jalisco Nueva Generacion, uno dei più giovani della scena criminale messicana.

I narcos del JNG paiono aver inaugurato un macabro trend che si credeva prerogativa della città nortena di Juarez: circa 150 donne sono state assassinate nello stato di Jalisco nell’ultimo anno secondo quanto riportato dal portale Regeneracion, e la metà delle oltre mille e trecento vittime di femminicidio dal 1997 ad oggi si concentrano negli ultimi 5 anni, proprio in coincidenza dell’escalation del JNG.
A Guadalajara città, spesso i narcos del cartello sono dietro a grandi progetti di sviluppo edilizio che usano come lavanderie di denaro sporco tramite immobiliaristi che barattano permessi con fondi per campagne elettorali. Dalla sua elezione ad oggi, il sindaco Alfaro sostiene di aver individuato circa 170 progetti di palazzinari che violano le regolamentazioni edilizie (per lo più antecedenti il suo mandato) e di essersi adoperato per applicare dovute sanzioni ai responsabili.

C’è ancora tanto da impegnarsi dunque per raggiungere una completa trasparenza, anche in una città come Guadalajara che ha ad ogni modo inaugurato un’agenda rivolta al dissolvimento della cultura della corruzione; tanto più essendo ragguardevole il fatto che il tutto abbia una base istituzionale, ovvero l’amministrazione comunale di una grande città, in un paese in cui, secondo un sondaggio del 2015 dell’agenzia Mitofsky, la disaffezione per la politica è tale da rendere i partiti le istituzioni che godono della minor fiducia da parte dei cittadini.

Cristiano Capuano

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