Le “lucciole” sul ciglio della strada: in aumento il numero delle prostitute uccise

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Nella giornata di ieri è stato rinvenuto il cadavere di Nikolova Temenuzhka, una prostituta conosciuta nell’ambiente come Nina, in via Giacomo Leopardi (Pagani). La donna vendeva le proprie prestazioni sessuali in via Nazionale, tra Pagani e Sant’Egidio del Monte Albino. Le indagini sono iniziate dopo la denuncia di una sua collega, che ne aveva segnalato la scomparsa il 12 Agosto: la donna si era allontanata con un cliente e non era più tornata.

Al momento del ritrovamento, il corpo di Nina era in avanzato stato di decomposizione tanto da rendere difficili sia l’esame esterno che l’autopsia interna. I carabinieri della tenenza di Pagani (diretti da Angelo Chiantese) con il supporto dei colleghi del reparto territoriale di Nocera Inferiore (diretti dal maggiore Enrico Calandro) hanno avviato indagini tempestive per risalire al colpevole dell’omicidio. Dopo ventiquattro ore, sono entrati in azione e, nella notte tra sabato e domenica, hanno individuato il 36enne di Vietri sul mare, Carmine Ferrante, sottoponendolo a fermo.

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A incastrare l’uomo è stato probabilmente un video della sua macchina che si allontanava dal luogo in cui è stato ritrovato il corpo di Nina. L’uomo è stato bloccato dalle forze dell’ordine, che hanno eseguito una perquisizione del veicolo e successivamente del domicilio, dove Ferrante viveva con sua moglie e i loro tre figli. Dopo l’interrogatorio e la conferma che l’uomo con cui si era allontanata Nina era Carmine Ferrante, quest’ultimo è stato poi condotto al carcere di Salerno con l’accusa di omicidio volontario aggravato.

L’assassinio di Nina è solo l’ultimo caso di violenza sulle “lucciole” della strada: tra il 2010 e il 2015 non poche sono state le donne ammazzate e lasciate sul ciglio della carreggiata. Santina Rizzo e Maria Ambra rispettivamente nel 2010 e nel 2014, Alina Roxana Ripa e Mariana Tudor Szekeres nel 2015. Nomi che non ci dicono nulla e che probabilmente dimenticheremo appena chiusa questa pagina: dietro di essi però si nascondono delle persone a cui è stata strappata la vita, un’esistenza non tutelata e non protetta.

In Italia, la prostituzione è illegale, non prevista dalla legge e non viene considerato un mestiere. Anche se è un fenomeno che esiste, e pure molto diffuso. Ma come succede spesso nel nostro Paese, gli argomenti “scomodi” vengono ignorati, in un circolo vizioso che giunge, la maggior parte delle volte, ad eventi tragici, anch’essi ignorati. Almeno fino a quando il caso non assume una portata così grande da essere almeno considerato. 

In altre zone dell’Europa (ad esempio la Svizzera, dove la prostituzione è legale dal 1942), esistono le “case chiuse” o “case d’appuntamenti” dove le donne che ci operano sono tutelate come qualsiasi altro lavoratore, dove le loro prestazioni sono dichiarate e sulle quali pagano le tasse.

Sarebbe forse il caso di destarci dalla nostra perenne omertà e iniziare ad agire, per evitare che questo fenomeno assuma i caratteri di quello che è diventato in Italia il femminicidio: del quale ci siamo accorti solo quando il numero delle donne uccise è arrivato a 152 in un solo anno, il 2014.

Fonte immagine in evidenza: RomaToday

Federica Ruggiero

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Studentessa di Scienze della Comunicazione (Editoria) all’Università degli studi di Salerno, 21 anni. Membro di Link Fisciano e Rete della Conoscenza. Ancora non so cosa fare e chi diventare, quindi per ora mi limito a provare e ad iniziare a conoscere le cose che mi interessano e mi fanno stare bene: fotografia, libri, giornalismo, musica, grafica, politica, volontariato, arte, cultura. Di recente, ho scoperto che amo volare.

1 COMMENTO

  1. No imbecili italiani, non legalizzare prostituzione! Fa pagare caro el cliento, anche con carcere di sei mesi! Solo eso va solutionare la vite di donne in prostituzione!

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