Digitate ‘Charlie Whiting‘ su Wikipedia. Neanche mezza pagina su Word a dare la descrizione di un uomo che, attenzione, è attualmente il direttore di corsa, delegato alla sicurezza, starter permanente e capo del dipartimento tecnico della FIA nelle gare di Formula 1.

Tra gli argomenti caldi dell’ultimo gran premio in Germania (disputatosi prima della pausa estiva) ritornano all’ordine del giorno i cosiddetti track limits. Regolarizzare e funzionalizzare al tipo di curva la possibilità di oltrepassare con la monoposto i limiti imposti dal tracciato (segnalati nella fattispecie dai cordoli), secondo Charlie Whiting, andrebbe a suggellare un ulteriore passo fatto verso la più assoluta sicurezza.

Qualche settimana fa, all’Hungaroring, non bastò installare cordoli più alti per limitare i piloti dall’uscire fuori di pista, che comunque dalla Fia fu presa la questione di petto e si decise di installare dei sensori, all’uscita delle curve, per controllare il comportamento delle vetture. Tutta una gazzarra, che all’inizio sembrava dover essere risolta limitando a due il numero minimo di ruote da poter tenere fuori pista. Ma che a questo punto pare essersi protratta anche negli appuntamenti futuri.

Nonostante l’astio dei team, infatti, quel che a detta di Whiting costituisce un pericolo è che non esiste ancora un modo per forzare i piloti, in certune curve, a non rischiare traiettorie troppo lunghe che li facciano finire fuori dal perimetro della pista. Ciò potrebbe portare, difatti, non solo a una guida più spregiudicata e non curante. Ma soprattutto a raccogliere detriti e a mettere in pericolo gli pneumatici (uno degli ultimi a essere colpito da questa sciagura fu proprio Sebastian Vettel). Sensori o meno, cianfrusaglie della tecnologia che in Formula Uno non servono (anzi, rincitrulliscono i commissari), tra i piloti e la platea di appassionati c’è lo slogan ‘no limits’. Secondo alcuni la norma attualmente discussa in merito ai track limits sarebbe troppo poco estesa.

Ogni curva, infatti, tra qualifiche e weekend, andrebbe trattata in un certo modo e sarebbe improbabile fabbricare sensori per ogni occasione. A questo punto diventerebbe molto più semplice usare la ghiaia a 1-2 metri dalla fine della pista per incentivare il pilota ad alzare il piede quando deve. Negli anni ’90 era una soluzione molto utilizzata, che in maniera del tutto naturale regolarizzava i track limits senza alcun bisogno di rivestire di tecnologia un cordolo.

Fonte immagine in evidenza: autosport.com

Nicola Puca

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Studio Ingegneria Aerospaziale alla Seconda Università degli Studi di Napoli. Sostengo la politica giovanile e comunale insieme agli amici di Agorà-Lavoro, Partecipazione e Libertà; scrivo per passione, per la necessità di leggermi e di imparare dai miei errori. Sono un alfista senza un’Alfa, un seriofilo senza DVD, un Jedi senza una spada laser.