Merkel, Hollande e Renzi: i tre simboli della crisi della leadership politica europea si incontrano a Ventotene, patria dell’europeismo socialista e federalista di Altiero Spinelli, per rilanciare il progetto europeo o forse per ritagliarsi un’immagine di “padri nobili della nuova Europa” per frenare la perdita di consensi.

I tre vogliono rinnovare il progetto europeo dopo la Brexit, e per farlo si ricoprono di simboli vuoti: la nave Garibaldi della Missione Sophia, Ventotene dell’omonimo manifesto, la tomba di Altiero Spinelli con i fiori gialli e blu. Si riempiono di slogan «Sicurezza», «Generazione Erasmus», parlano di un campus europeo sull’isola, di collaborazione dei servizi segreti e della prospettiva di un Esercito Europeo, ma sanno di essere messi alle strette dalle scadenze elettorali che rimandano questi progetti a data da destinarsi.

Le elezioni si avvicinano per la Francia e la Germania che voteranno nel 2017, con una sconfitta quasi certa dei socialisti. Questi difficilmente riusciranno a convincere gli elettori a farsi dare un nuovo mandato dopo la fallimentare legislatura di Hollande, e nemmeno la Merkel è certa di riuscire a riconfermarsi osteggiata al suo interno dalle frange più a destra del partito che le rimproverano le politiche di accoglienza, da una parte dei socialdemocratici che non sono convinti che l’austerità abbia funzionato, nonché dalla estrema destra che si fa forte del sentimento anti-immigrazione che aleggia in Germania come in tutta Europa. Nello stesso tempo in Italia il referendum costituzionale costringe il presidente Renzi a mille giravolte: le scuse per la personalizzazione del confronto, la chiusura della prospettiva di elezioni anticipate e i goffi tentativi di portare verso di sé l’elettorato più ostile a sinistra con i richiami ai partigiani, a Berlinguer e Ingrao. La paura di essere puniti dai cittadini alle urne si fa forte, e in alcuni casi si tratta di una prospettiva molto credibile.

Come può dunque questo “triumvirato” ricostruire le macerie di un’Unione al collasso, se non c’è nemmeno la certezza che al prossimo vertice europeo i tre si ritroveranno nuovamente al potere?

Proprio per questi motivi la Cancelliera non si sbilancia e preferisce parlare di «Europa migliore» piuttosto che di «Più Europa», parla di «sicurezza», più che di «accoglienza», dice che la flessibilità richiesta da Francia e Italia è già nei Trattati e di revisione non se ne parla nemmeno. «L’obiettivo deve essere prima di tutto quello di preservare lo status quo e di prevenire un’ulteriore disintegrazione dell’Unione a 27», dice un diplomatico europeo ai giornalisti del Guardian. 

Insomma, questo vertice non porta quella ventata di rivoluzione che pure alcuni giornalisti gli attribuisco, si cerca di correre ai ripari per evitare il peggio, specialmente dopo che molti europei guardano a Londra come un modello a cui aspirare dato che le catastrofi che gli europeisti di ferro paventavano fuori dall’Europa unita ancora non si vedono. Ma la strada della Brexit è ancora lunga, come quella dell’Europa senza Regno Unito che va avanti lentamente, con stanchezza.

I tre leader del crepuscolo dell’Europa sono ancora lì in cerca di soluzioni a quel male di cui loro stessi sono responsabili tra politiche economiche regressive, frontiere e demolizione della democrazia rappresentativa. Nulla cambia dopo Ventotene, mentre i nuovi nazionalismi premono per ritornare al potere. Per chi ha ancora a cuore il sogno di Ventotene invece è il momento di attivarsi, perché credere che la fine dell’Unione Europea significhi la rivincita della democrazia e dei diritti è una grande illusione.

Antonio Sciuto

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