L’esercito nigeriano dichiara tramite un tweet, alle 5.07 del 23 Agosto, l’uccisione del leader di Boko Haram, avvenuta in seguito ad un raid aereo lo scorso venerdì nella foresta di Sambisa. L’International Business Time, fra i primi quotidiani a riportare la notizia, ha tuttavia sottolineato che la morte del leader Shekau non risulta ancora appurata.

Non sarebbe la prima volta che il leader del movimento terrorista di matrice jihadista sunnita Boko Haram, sfugge alla presa dell’esercito nigeriano. Nel 2012 venne dato per morto in seguito ad un’imboscata nella casa di proprietà della famiglia, in cui  si sarebbe dovuto trovare per partecipare ad una cerimonia; si scoprì poco dopo che era riuscito a fuggire riportando solo una ferita d’arma da fuoco alla gamba. Nel 2013 il governo lo dichiarò nuovamente  morto, ma ancora una volta durante l’attacco riuscì a dileguarsi nella foresta Sambisa, roccaforte jihadista al confine con il Camerun.

Di Abubakar Shekau sappiamo pochissimo. Il mondo intero ha annoverato il suo nome nella lista dei leader militari più temibili dell’Africa solo due anni fa, quando sequestrò più di 200 ragazze in una scuola pubblica al Nord della Nigeria (della loro scomparsa si occupò la campagna internazionale Bring back our girls) . Da quel momento anche l’Onu non poté più tacere dinnanzi a tanta violenza e il Consiglio di Sicurezza incluse il gruppo islamista Boko Haram nella black-list del terrorismo di matrice qaidista, con conseguente embargo sulla vendita di armi e il congelamento dei beni riconducibili ai suoi militanti.

Shekau opera come leader del gruppo Boko Haram (in lingua ciali “l’educazione occidentale è un peccato”) già dal 2009 e sarebbe responsabile ad oggi della morte acclarata di almeno 10.000 persone , uccise nel corso di molteplici e violenti attentati. Molto più radicale del suo predecessore (anche se si tratta pur sempre di leader di gruppi terroristici), Shekau comincia ad includere obbiettivi civili ai suoi attacchi, soprattutto chiese, moschee, scuole e mercati; in uno dei pochi video in cui compare a volto scoperto, sprezzante, con un fucile in mano circondato dalla sua milizia, dichiara:

“Continuo ad uccidere tutte le persone che Dio mi dice di uccidere, nello stesso modo in cui uccido polli e pecore”.

Questa nuova “politica” non rappresenta solo la follia sanguinaria del nuovo leader, ma è la risposta alla durissima aggressione del governo a danno dei membri del Boko Haram. Il governo si sarebbe macchiato di sangue, adottando provvedimenti violenti (tacciati dall’Onu stesso come violazioni dei diritti umani), non facendo altro che aggravare ulteriormente la situazione, rendendo ancor più radicali i terroristi e facendo crescere il numero di adepti al gruppo.

Al fine di raggiungere l’obiettivo politico di creare uno Stato regolato dalla sharia, il gruppo terroristico ha avviato un jihad senza esclusione di colpi, che non fa distinzioni tra uomini, donne e bambini.  Già in passato era stato evidenziato come questa setta islamista avesse raggiunto un livello di sviluppo che ne favorisce collegamenti con altre organizzazioni jihadiste, da al Qaida nel Maghreb islamico ad al-Shabaab, da Sahel alla Somalia.

Dall’inizio della reggenza di Shekau, il Boko Haram è diventato sempre più pericoloso e ingestibile. Se alla sua nascita, agli inizi di questi secoli, il gruppo terrorista nigeriano aveva lo scopo geopolitico di smantellare l’ unione federale di questo grande paese africano,diviso fra musulmani a Nord e cristiani a Sud, liquidandone i politici corrotti, adesso, in seguito all’alleanza di Shekau con al-Qa‘ida (in paticolare con la cellula in Magreb) sembra essersi accentuata non solo la lotta ideologica contro l’Occidente, ma anche la volontà di rendere la Nigeria un’estensione del califfato islamico.

Sulla testa del leader nigeriano dal 2012 pende una taglia, posta dal governo statunitense, di 7 milioni di dollari. Più volte il governo nigeriano avrebbe fatto pressione sugli Stati Uniti affinchè gli  venissero venduti degli aerei per attaccare il Boko Haram, ma non ricevettero mai risposte. John Kerry a sua volta, in visita questi giorni a Sokoto (nord est nigeriano) per parlare della sicurezza e della corruzione del paese, non si è minimamente esposto rispetto l’accaduto .

Intanto Boko Haram assolutamente indisposto a sotterrare l’ascia di guerra,  non si lascia sfuggire l’occasione di far propaganda, e pubblica su internet un video dove sostiene che in seguito agli attacchi aerei del governo della scorsa settimana, alcune delle 200 bambine rapite  nel 2014 sarebbero morte.  Il governo nigeriano nega.

Viene da chiedersi se questa guerra interna che afflige la Nigeria da oltre 15 anni sia ormai giunta al termine, dato che, anche se la morte di Shekau non è certa, comunque altri alti membri del Boko Haram sono stati eliminati per certo (Abubakar Mubi, Malam Nuhu e Malam Hamman). La realtà purtroppo sembra essere molto più forte dei fievoli canti di vittoria che si alzano dalle file dell’esercito nigeriano.  Di fatto il numero totale di miliziani che oggi riempiono le file del Boko Haram è stimato intorno alle 15000 unità, moltissimi sarebbero i campi di addestramento di reclute (bamibini inclusi) ancora presenti nella roccaforte  del gruppo terroristico e sempre più deplorevoli gli attentati verso i civili, che vedono coinvolte nel ruolo di mandanti giovani bambine imbottite di tritolo.

La guerra interna sembra dunque aver concluso solo il suo primo atto. Ora spetta all’Onu (fuori tempo di dieci anni) e alla Nigeria combattere il regno del terrore di Boko Haram, che con o senza Shekau, sembra sopravvivere grazie ad altri “spettri” ben più temibili e difficili da abbattere di un leader politico folle e carismatico: l’odio religioso, l’estremismo islamico il ripudio di ogni libertà.

Sara Bortolati

CONDIVIDI
Articolo precedenteTurchia: 11 morti nell’attentato di Cizre
Articolo successivoFantabreak: i consigli per la seconda giornata
Sara Bortolati, classe 1991, diplomata presso il Liceo socio-psico-pedagogico D.G. Fogazzaro di Vicenza e laureata in Filosofia (vittima del 3+2) presso l’Università degli studi di Padova. Attualmente frequento l’ultimo anno di magistrale con la speranza di potermi laureare con una tesi sulla questione di genere, concentrandomi in particolare sull’opera di Butler e Foucault. Amante della fotografia, con un debole per quella analogica su rullini scaduti, onnivora di film, meglio se concettualmente disturbanti o d’essai, devota all’arte contemporanea, alla causa femminista, alla poesia e al caffè. Il tutto condito da una montagna di contraddizioni, sigarette, sogni nel cassetto, fumetti e la voglia, se non di cambiare il mondo, per lo meno di confrontarsi sempre attivamente con esso. Non credo in Dio, non faccio parte di nessuna associazione politica e marcio fiera tra le schiere di coloro che hanno fede nel fatto che cultura e istruzione un giorno possano cambiare il mondo. Allergica alla polvere, al polline e alle menti chiuse e retrograde.

NESSUN COMMENTO