A pochi giorni dall’attentato di Gaziantep, nel quale hanno perso la vita 51 civili, una nuova carneficina avviene a Cizre, cittadina sudorientale del Kurdistan turco, confinante con Iraq e Siria.

Secondo quanto riportato dall’agenzia statale di stampa Anadolu, un’autobomba scoppia nei pressi di un posto di blocco, a 50 metri dalla locale stazione di polizia; perdono la vita 11 agenti, sale a 78 il numero dei feriti, di cui almeno 4 in gravi condizioni.

L’attacco terroristico viene successivamente rivendicato dai miliziani del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), classificato dal Governo di Ankara tra le organizzazioni terroristiche, che ha subito attribuito l’accaduto alla minoranza curda, diffusa nella provincia del Sirnak.

L’attentato costituirebbe una risposta alla massiccia operazione condotta da autorità locali e forze di sicurezza contro i guerriglieri del PKK.

Dalla conferenza stampa a Istanbul con il premier bulgaro Boyko Borissov, il Primo Ministro Binali Yildirim dichiara:

“Daremo a questi vigliacchi la risposta che meritano. Nessuna organizzazione terroristica può prendere in ostaggio la Turchia. I nostri cittadini – ha aggiunto Yildirim – devono sapere che la nostra è una guerra contro tutte le organizzazioni terroristiche”.

Alle sue parole fanno eco quelle del suo vice Numan Kurtumulus:

“stanno attaccando la Turchia per approfittare e trarre vantaggio dal colpo di Stato fallito del mese scorso. Ma noi siamo determinati a proteggere i nostri confini”.

Dichiarazioni che mettono pericolosamente sullo stesso piano i miliziani dell’Isis, i curdi turchi e la guerriglia democratica dell’YPJ.

Analogo discorso è contenuto nelle parole del presidente Erdogan, precedentemente sospettato di un atteggiamento non altrettanto deciso, se non ambiguo, nei confronti dei fondamentalisti:“la Turchia non permetterà mai a questi terroristi di realizzare i loro sporchi propositi. Non c’è dubbio sul fatto che vinceremo la nostra lotta al terrorismo”, aggiungendo che quanto accaduto non fa che provocare una risposta ancora più determinata da parte delle autorità.

Infatti l’emittente Cnn Turk riporta l’avvio di “operazioni” delle forze di sicurezza nel Sirnak, nella quale è compresa Cizre: come da prassi in Turchia, è stato già imposto all’emittente il divieto di trasmissione delle immagini dal luogo dell’attentato.

Le parole delle più alte cariche dello Stato sanno di vera e propria rappresaglia, e aumentano la tensione già altissima tra turchi e curdi, col rischio di paralizzare uno dei fronti più caldi della guerra allo Stato Islamico. 

Basti pensare alla recente liberazione della città di Manbji, nel governatorato di Aleppo, in Siria, resa possibile solo col contributo delle forze speciali curde.

Eduardo Danzet

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