TTIP: dopo la Francia, anche per la Germania è NO definitivo

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Dopo l’au revoir della Francia, ora è il governo tedesco a chiudere le porte riguardo alle possibilità di intesa sul TTIP, il trattato ‘maledetto’ che non smette di far discutere l’Europa. «I negoziati con gli Stati Uniti sono di fatto falliti perché gli europei non vogliono assoggettarsi alle richieste statunitensi», ha annunciato il ministro dell’economia Sigmar Gabriel in un’intervista alla rete televisiva ZDF, facendo capire l’impossibilità di giungere a un accordo tra i due contraenti, Usa e Ue.

Ancora nulla di ufficiale; toccherà alla Commissione Europea l’onere di annunciare formalmente il fallimento delle trattative. È certo, però, che senza l’appoggio di Parigi e Berlino la strada della realizzazione del più grande spazio di libero mercato mai esistito si fa sempre più tortuosa.

Gioiscono gli oppositori, che avevano cercato di diffondere i rischi e le conseguenze del TTIP fin dai primi mesi della sua negoziazione, iniziata circa tre anni fa. La Commissione Europea aveva sempre garantito massima trasparenza e l’intento di agire in salvaguardia dei consumatori e delle imprese europee, soprattutto per i nodi di maggior preoccupazione, come l’ambiente e l’alimentazione. Evidentemente questo non è bastato a rassicurare l’opinione pubblica e gli esecutivi dei singoli stati, che dopo anni di assoluta segretezza hanno avuto finalmente accesso alle carte del trattato.

Prima i leaks di Greenpeace a maggio e poi la totale visione della documentazione a giugno hanno spazzato via l’opacità che circondava le trattative, confermando molti dei rischi ipotizzati da tempo dai diversi detrattori.

Già da qualche mese i pronostici non erano dei più rosei, prevedendo un radicale restringimento della ‘finestra delle opportunità’ e l’impossibilità di firmare l’accordo entro la fine della presidenza Obama, ma facendo slittare la chiusura «almeno al 2020». Alla determinazione del vice ministro francese per il Commercio estero, Matthias Fekl, che si dichiarava convinto di non voler superare per nessun motivo quelle linee rosse sulla tutela del consumatore e dei mercati, si unisce ora la Germania, che sembra chiudere definitivamente il sipario sulla vicenda.

Di fatto, però, il TTIP ancora resiste agli attacchi e a Bruxelles i negoziati non si sono mai chiusi, procedendo silenziosamente e senza riflettori, di pari passo con quelle della CETA, la trattativa sorella che l’Europa ha chiuso nel settembre 2014 con il Canada. Proprio questo accordo è ora in attesa di ratifica dal Parlamento Ue e, nonostante la sua poca notorietà tra l’opinione pubblica, nasconderebbe insidie molto simili a quelle del TTIP in campo agro-alimentare e giuridico.

Rosa Uliassi

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