ISIS: l’orrore delle fosse comuni in Iraq e Siria

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ISIS: l'orrore delle fosse comuni in Iraq e Siria
ISIS: l'orrore delle fosse comuni in Iraq e Siria

La Associated Press ha, nelle ultime ore, quantificato parte delle atrocità di cui lo Stato Islamico si è macchiato nei territori finora controllati. La progressiva perdita di terreno e il restringimento delle aree sotto diretta influenza hanno reso possibile l’identificazione di 72 fosse comuni (17 in Siria, 55 in Iraq) contenenti dai 5.000 ai 15.000 corpi. I documenti dell’AP stimano che, delle 72 sepolture, la più piccola contenga tre corpi, mentre la più larga ne arrivi a contenere addirittura un migliaio. Lo stato attuale delle dinamiche del conflitto lascia ad ogni modo presagire un numero in costante crescita man mano che i miliziani battono in ritirata verso le roccaforti jihadiste.

Negli ultimi due anni di ascesa del Califfato, il computo dei cadaveri ammassati in sepolture comuni si è molto spesso attenuto a dirette testimonianze, a causa della pericolosità nell’effettuare scavi in siti sotto monitoraggio dei cecchini.
Uno di questi racconti, così come riportato da un servizio pubblicato su FoxNews, riguarda il massacro avvenuto presso la prigione di Badush, immediate vicinanze di Mosul, nel giugno 2014, dove oltre 600 detenuti del Califfato furono giustiziati con colpi d’arma da fuoco e gettati in una gola. Un prigioniero sciita ha riportato i dettagli a Human Rights Watch dopo essersi finto morto: le esecuzioni avvenivano alle spalle, coi condannati già disposti lungo il margine della fossa e divisi per appartenenza religiosa.

Le sepolture disseminate nei territori iracheni e siriani sono estremamente eterogenee per quanto riguarda origine e cause dei massacri. Numerosi rastrellamenti di soldati degli eserciti regolari di Iraq e Siria si sono tragicamente risolti in esecuzioni di massa.
Nell’aprile 2015, a Tikrit, città natale di Saddam Hussein, furono scoperte una decina di fosse comuni contenenti i corpi di 1.700 soldati dell’esercito iracheno uccisi dall’ISIS nel massacro di Camp Speicher, avvenuto il 12 giugno dell’anno precedente. Per questo atroce crimine, 36 miliziani ritenuti responsabili sono stati impiccati nel carcere di Nassiriya il 21 agosto scorso.
Analogamente, nell’agosto 2014, circa 250 soldati siriani furono giustiziati dai jihadisti a Raqqa, e i corpi di 160 di loro furono rinvenuti in sette fosse comuni.

Un numero consistente di cadaveri presenti nelle fosse comuni mappate dalla Associated Press riguarda, inoltre, esecuzioni perpetrate su base etnica e religiosa. Nella provincia orientale di Deir el-Zour, sulle rive dell’Eufrate, oltre mille appartenenti alla tribù Shueitata furono massacrati dai jihadisti nell’agosto 2014 e circa 400 corpi furono poi rinvenuti in una fossa.

Fin dall’inizio del conflitto, il caso più eclatante di tentativo di pulizia etnica da parte dello Stato Islamico riguarda gli yazidi, considerati apostati e “adoratori del diavolo”. Le autorità curde di Erbil hanno stimato la presenza di una trentina di fosse comuni yazide unicamente nella zona montuosa del Sinjar (Iraq occidentale), sottolineando come il pericolo di una ritorsione jihadista abbia finora reso possibile l’effettivo rinvenimento di solo tre di esse, contenenti 67 corpi. Sin dall’invasione della piana di Ninive nell’agosto 2014, l’ONU calcola che circa 5.000 yazidi abbiano perso la vita per mano del Califfato.

Il netto miglioramento delle sorti del conflitto maturato negli ultimi mesi rende queste stime ancora provvisorie a causa del fatto che i rinvenimenti aumentino conseguentemente alla ritirata jihadista. Le ultime fasi della guerra vedono i miliziani perdere ampie fette di territorio anche in Libia dove, nel giugno scorso, le forze governative di unità nazionale hanno riconquistato Sirte. Sul fronte levantino, l’apporto fornito da Russia, Iran e hezbollah libanesi al presidente Assad ha favorito la riconquista di circa 12 mila chilometri quadrati di territorio, sottraendo al Califfato punti strategici quali Palmira e i territori a nord di Aleppo (Kobane e Kurdistan siriano). Il controllo jihadista di vaste aree desertiche nel triangolo tra Raqqa, Mosul e Fallujah resta saldo ma il conseguimento di importanti risultati da parte della coalizione curdo-araba pare progressivo: nei primi giorni di agosto si è concluso il dietrofront jihadista da Manbij, nella provincia di Aleppo, durante il quale i miliziani dell’ISIS hanno usato duemila ostaggi civili come scudi umani, poi rilasciati una volta abbandonata la città; gli uomini del Califfo hanno quindi riparato a Jarablous, uno degli ultimi bastioni jihadisti sulla strategica rotta di rifornimenti che va da Raqqa al confine turco.

Cristiano Capuano

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