“Le braci”: cronistoria di una passione

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Le braci

“Perché la passione non si piega alle leggi della ragione, non si cura minimamente di quello che riceverà in cambio, vuole esprimersi fino in fondo, imporre la sua volontà. […] Ogni vera passione è senza speranza, altrimenti non sarebbe una passione ma un semplice patto, un accordo ragionevole, uno scambio di banali interessi.”

La passione non ammette sconfitta nel suo perpetuo guerreggiare con la ragione, non soggiace alle pedestri dinamiche di un’atarassica razionalità, non assiste, inerte, al prosaico teatro di un’insulsa quotidianità, dominata dal raziocinio. Al contrario seduce e stordisce, soggioga e acceca, irretisce e trascina in un depredante turbinio da cui non è possibile venir fuori. Con il suo pantagruelico eppur celato potere, la passione incatena, usurpa i più intimi pensieri, manovra le azioni di ogni sua vittima, riducendola alla stregua di una marionetta, incontrastata, ti assoggetta, risparmiandosi ogni indulgenza. Impudicamente penetra nelle tenebre dell’anima, spingendoti verso abissi inesplorati, annichilenti, seppur sublimi. Eppure si è sempre avidi di passione, non si può rinunciare ad essa.

Dei suoi toni scottanti e roventi si tinge il romanzo di Sándor Márai “Le braci”. Le braci conservano gli antichi sfolgorii di un fuoco ormai spento, difendono a spada tratta l’ebbrezza dei ricordi di cui sono impregnate, su di loro galoppa una leggera eppur insopportabile malinconia di fiamme ormai affievolitesi. Le braci sono la cronistoria di un passato ormai trascorso, sono le memorie che, inossidabili, sopravvivono alle ingiurie del tempo.

“C’è troppa tensione nel cuore degli uomini, troppa animosità, troppa sete di vendetta. Guardiamo in fondo ai nostri cuori: che cosa vi troviamo? Una passione che il tempo ha soltanto attutito senza riuscire a estinguerne le braci.”

E proprio di passione si incendiano gli animi dei protagonisti. Henrik, conducendo una vita in ostinato isolamento in un castello in Ungheria, attende per ben quarantun anni il ritorno dell’amico Konrad, fuggito ai Tropici, senza un’apparente spiegazione. I due uomini sono legati da un’indissolubile amicizia, – “una singolare identità di inclinazioni, simpatie, gusti, cultura e passioni accomuna due uomini, vincolandoli, anche se uno di loro tenta di opporsi all’altro, a un medesimo destino” – amicizia, su cui alita l’ombra di una donna, Krisztina, moglie di Henrik.

Le braci

Come ai capi di un filo due estremi si sentono completi solo se sono legati, così Henrik e Konrad, seppur di temperamento opposto, non possono fare a meno l’uno dell’altro: Henrik con la sua preponderante razionalità, con l’esaltazione di una vita pienamente vissuta e scandita tra mondanità e donne, seppur conformandosi sempre ai valori della patria, del sovrano e dell’esercito; Konrad con un universo difforme in cui fluisce il fiume dell’arte, inerpicandosi alla musica, con il singolare effluvio di un animo prettamente femminile, votato alla sensibilità. E proprio di questa dimensione così atipica e contorta si innamora Krisztina, tradendo Henrik.

“Come le persone appartenenti allo stesso gruppo sanguigno sono le uniche che possano donare il loro sangue a chi è vittima di un incidente, così anche un’anima può soccorrerne un’altra solo se non è diversa da questa, se la sua concezione del mondo è la stessa, se tra loro esiste una parentela spirituale.”

Dopo quarantun anni i due amici si incontrano per l’ultima volta con l’intento di raccontarsi la verità. Ma la verità non viene mai alla luce, rimane sottaciuta tra i meandri della memoria, perché “alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l’intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza.”

Il desiderio di vendetta di Henrik si sopisce, si mitiga la sua curiosità, quando si accorge che anche le passioni finiscono per consumarsi, nonostante abbiano dominato un’intera vita, impallidiscono di fronte alla caustica azione del tempo, soccombono, arse dalla loro stessa intensità.

Clara Letizia Riccio

 

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