Le vele di Scampia, un pezzo di storia che se ne va

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Le vele
Le vele di Scampia

Le vele di Scampia saranno abbattute. Il comune di Napoli ha approvato la delibera per la riqualificazione urbana dell’intera area. Stanziati 18 milioni di euro per la loro demolizione 

Le tre vele di Scampia saranno abbattute e con esse andrà via un pezzo di storia. Una storia che ha inizio esattamente 54 anni fa quando, nella periferia Nord di Napoli, furono costruiti sette grandi edifici ad opera dell’architetto Francesco “Franz” Di Salvo. La base larga delle strutture che va restringendosi man mano che il nostro sguardo volge verso l’alto ha fatto sì che i sette grandi edifici passassero alla storia come le “vele di Scampia”.

Interno delle vele, Scampia
Interno delle vele, Scampia

Le vele nascono come edifici destinati ad uso residenziale. Nei progetti iniziali dell’architetto vi era quello di ospitare all’incirca 250 nuclei di famiglie all’interno di unità abitative strettamente collegate fra di loro attraverso passerelle metalliche, scalette e sottopassi. La poca distanza esistente fra un’abitazione e un’altra avrebbe dovuto favorire l’integrazione e creare una grande comunità.

Il terremoto del 1980, in Irpinia, spazzò via le idee iniziali del progetto. In seguito al sisma le vele furono occupate abusivamente da migliaia di terremotati e in più l’assenza delle istituzioni sul territorio causò notevoli disagi legati alla scarsa manutenzione e alla diffusione di attività criminose. Scampia, con le sue vele, divenne la piazza di spaccio più grande d’Italia.

Oggi, nell’immaginario collettivo, alle vele vengono normalmente accostati il degrado, la malavita, il disagio, la camorra e le sue sanguinose faide, la miseria, l’abbandono, il vuoto. Esse sono diventate deserti di cemento ed hanno assunto l’immagine della paura.

Delle 7 strutture iniziali, tra il 1997 e il 2003, tre di questi edifici sono stati demoliti e oggi ne rimangono solo 4, conosciute per essere state il set cinematografico di “Gomorra”, prodotta dal regista Matteo Garrone, il quale ha ispirato il suo lavoro alla vicende raccontate nell’omonimo romanzo dello scrittore Roberto Saviano.

Nello scenario di una Scampia avvolta nell’ombra e nel degrado, qualcosa sta per mutare. Da poco il comune di Napoli ha approvato la delibera per la riqualificazione dell’intera zona urbana. Il piano prevede l’abbattimento delle Vele A, C e D e la ristrutturazione della Vela B che nel frattempo verrà utilizzata per ospitare i nuclei familiari per poi diventare sede di uffici pubblici.

Il piano, che si inserisce nell’ambito del “Bando per progetti di riqualificazione urbana e sicurezza delle periferie delle Città metropolitane e dei comuni capoluoghi di provincia”, prevede che, dei 120 milioni di euro finanziati con fondi governativi, 58 milioni siano destinati interamente all’amministrazione comunale di Napoli e, attraverso un doppio canale di finanziamento, 18 milioni di euro saranno stanziati per l’abbattimento dei tre edifici e la riqualificazione del quarto mentre i restanti 40 milioni saranno destinati ai comuni limitrofi.

Al piano si aggiunge anche la riqualificazione degli istituti scolastici e interventi di natura ambientale finalizzati a “realizzare un significativo innalzamento della qualità della vita e della condizione abitativa di coloro che vivono nell’area di Scampia”.

L’attuazione del progetto, prevista nella primavera del 2017, tenta di combattere l’assenteismo contro il quale il paese ha dovuto fare i conti fino ad oggi e di donargli l’immagine che forse non è mai riuscito ad avere.

Federica Pia Mendicino

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