Scavi di Pompei, la cura dei giardini sarà ‘in house’

Razionalizzazione degli acquisti pubblici, coinvolta anche Pompei che affida i giardini a una società pubblica dopo la chance concessa ai privati.

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Pompei

Si è conclusa la querelle relativa alla gestione dei giardini degli scavi di Pompei. La Soprintendenza ha deciso per la soluzione interna, epurando i privati dalla fornitura dei servizi riguardanti “l’affidamento dei lavori di contenimento della vegetazione ruderale, bonifica, manutenzione ordinaria e straordinaria giardini, patrimonio arboreo e arbustivo esistente, opere accessorie nei percorsi di visita, nell’area archeologica di Pompei”. Questo era l’oggetto del bando a gara aperta indetto dall’organo pubblico nel novembre 2014 per un importo complessivo di circa quattro milioni di euro per Pompei e di un milione e mezzo per Ercolano, Stabiae, Oplontis, Boscoreale e Poggiomarino, della durata di tre anni.

La situazione si è sbloccata nell’aprile 2016 quando la Commissione appositamente nominata, condotta a termine la procedura di gara, ha redatto la graduatoria provvisoria, indicando meticolosamente la “soglia di anomalia”.

Da tale verbale risultava che la prima impresa aggiudicataria provvisoria avesse superato questa soglia, presentando una proposta per i lavori di contenimento della vegetazione e di manutenzione di cinque milioni e mezzo di euro. L’eccessivo ribasso del prezzo offerto aveva suscitato sospetti in un’altra delle società partecipanti, tanto da chiederne l’esclusione, tenendo conto che una delle aziende appartenenti all’associazione di imprese, assegnatarie temporaneamente, era già stata destinataria di una interdittiva antimafia sottoscritta dal prefetto di Napoli, Maria Gerarda Pantalone.

A questo punto, il Responsabile unico del procedimento (RUP) relativo ai lavori in questione, alla luce di quanto riportato nel verbale, ha attivato tutte le procedure per venire a conoscenza delle giustificazioni che ci fossero alla base dell’anomalia denunciata.

In maggio, le giustificazioni sono state presentate e sono ancora oggi depositate e custodite presso l’ufficio del RUP, l’architetto Annamaria Mauro.

Si è arrivati, quindi, a luglio. La Soprintendenza Pompei, nel nome del direttore generale, Massimo Osanna, ha disposto la revoca “in autotutela” del bando di gara, tenuto conto che qualche mese fa è stata emessa una circolare dal Mibact, firmata dal segretario generale Antonia Pasqua Recchia, che ha ordinato una razionalizzazione degli acquisti pubblici, attraverso l’acquisizione centralizzata di beni e servizi da parte della Consip spa – società il cui unico azionista è il Ministero dell’economia – che lavora al servizio esclusivo della Pubblica Amministrazione.

Il sopravvenire di tale circolare ha fatto sì che la Soprintendenza Pompei procedesse all’affidamento dei servizi ad una società in house, dove il Mibact detiene l’intero pacchetto azionario, la “Ales”. L’affidamento diretto in house providing non solo comporterà un cospicuo risparmio di spesa, ma avverrà a favore di una società che da oltre quindici anni si occupa della gestione e valorizzazione dei beni culturali.

Maria Luisa Allocca