Terremoto Charlie: non sempre una vignetta è satira

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Edizione straordinaria, cari amici vicini e lontani, per una notizia che ci inviano da Parigi, dalla redazione di Charlie Hebdo: una vignetta non sempre è satira.

La scoperta dell’acqua calda? Le vignette ci sono anche su Topolino, sulla Settimana Enigmistica, sui giornalini scolastici se qualcuno sa disegnare? Ebbene, a giudicare dalle reazioni, più o meno esagerate, non tutti lo sanno.
Parimenti, non tutti sanno che le vignette non sono sempre satiriche, e che esistono diversi tipi di comicità, che vanno ad accendere diverse sensibilità: lungi tuttavia da me dare lezioni di fumettistica, di psicologia o di comunicazione, questi argomenti possono essere approfonditi nelle aule universitarie (ascoltare le lezioni è permesso a chiunque) o su siti specializzati.

Consideriamo ora la vignetta pubblicata il 31 agosto 2016 sul numero 1258 di Charlie Hebdo, relegata in un angolo tra molte vignette sul burkini ed una sulla “giungla” di Calais sgomberata. La notizia è stata riportata in Italia per prima da Costanza Ignazzi de Il Messaggero, ed in breve tempo si è diffusa sul web, portando indignazione verso il settimanale francese e commenti certo non benevoli verso i redattori, dai quali ad onor del vero anche diversi lettori transalpini si dissociano.

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La vignetta della discordia, firmata da Felix

La satira che io considero satira è quella che “fa ridere, ma anche riflettere”.
Questa è una vignetta molto ben riuscita da parte del concetto che vuole esprimere (l’ennesimo terremoto, in Italia, con così tanti morti e feriti e danni) e per questo motivo non fa riflettere, è una “speaks-for-itself” immediata, ma è anche una vignetta che non fa ridere.
Manca l’ironia, perché paragonare morti e feriti ai condimenti della pasta (penne al pomodoro, penne gratinate, lasagne) è triste, non è qualcosa che ispiri la benché minima idea di comicità.
Non ha nemmeno la forza dell’incisività, ché dell’ignoranza sistematica delle misure preventive dei danni – i sismi di per sé non si possono prevedere: al più si può intuire che dove la terra trema frequentemente prima o poi possa verificarsi un terremoto più forte e dannoso – eravamo già a conoscenza.
In conclusione, la vignetta è una provocazione alla quale la miglior risposta sarebbe stata un sostanziale “sticazzi” (il link riporta ad alcune mie considerazioni in seguito alla sparatoria a Charlie Hebdo del gennaio 2015).

Nella stessa pagina, il terremoto del centro Italia trova spazio anche nella colonna di destra, commentato da battute come questa: «Circa 300 morti in un terremoto in Italia. Ancora non si sa se il sisma abbia gridato “Allah akbar” prima di tremare».
Anche stavolta, ci troviamo dinanzi ad una battuta di bassa lega alla quale abbiamo over-reagito.

L’intera situazione è pertanto riassumibile così: abbiamo reagito esageratamente dinanzi a battute di merda pensando fossero satira, invece erano Charlie.

Oggi 2 settembre, dopo le “tenerezze” scritte sulla pagina Facebook del settimanale francese, il vignettista Coco ha cercato di rimediare alla precedente vignetta di Felix. A quanto pare, tuttavia, è peggio la pezza del buco.
Scaricare, senza aver verificato, la colpa del terremoto (e della vignetta precedente) sulla mafia non rende onore ai vignettisti di Charlie Hebdo. Ma, è ormai appurato, le vignette non sono satira.

Simone Moricca

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