L’ignoranza è il nostro unico nemico

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Il #brainch della domenica: L'ignoranza è il nostro unico nemico
Il #brainch della domenica: L'ignoranza è il nostro unico nemico

Riuscireste ad immaginare un mondo in cui tutti siano capaci di ascoltare e comprendere, discutendo ed imparando l’uno dall’altro, e di ragionare con la propria testa anziché dare per buono ogni pettegolezzo, ogni proclama urlato ai quattro venti ed ogni link pubblicato su facebook con la didascalia “Condividi se sei indignato”?

Io no.

Il #brainch della domenicaCari lettori, ogni epoca ha i suoi limiti e le sue contraddizioni; del resto, non c’è progresso senza conflitto.

Il confronto, quando si misura attraverso un incontro di intelligenze, e non uno scontro di idiozie, è benefico per il singolo individuo e per la collettività nel suo insieme.

Eppure, quanto ad analfabetismo funzionale, argomento che ritorna spesso nei nostri discorsi da salottino e da tv, ci collochiamo negli ultimissimi posti tra i Paesi OCSE in cui la ricerca del 2013 fu svolta. E possiamo presumere che da allora non sia cambiato granché, ed anzi, a giudicare da quel che si vede in giro, semmai in peggio.

Ma non è soltanto l’incapacità di comprendere e assimilare informazioni a fare di noi una legione di schiavi privi di ogni speranza di emancipazione. Quando si sedimenta una certa mentalità diffusa, essa diviene parte integrante dell’humus culturale di una nazione, fino a caratterizzarne i tratti distintivi e i destini.

L’ignoranza è lo stadio successivo di un’involuzione paradossale per le sue dinamiche di sviluppo: proprio nell’epoca delle realtà interconnesse, dello scambio massivo di dati e contenuti, ecco svilupparsi la grande piaga del pensiero acritico e dell’uniformità di giudizio, ad incarnare con inquietante approssimazione lo scenario orwelliano descritto nel romanzo “1984”: the Big Brother is watching us.

Big brother

Cos’è l’ignoranza? L’unico male, come affermava statuariamente Socrate; e non nel senso nobile di consapevolezza dei propri limiti: è la radice su cui crescono i frutti della violenza, della paura e dell’egoismo, da cui si distilla ogni altro genere di perversione sociale, sia essa il razzismo, il pregiudizio, il sessismo, il totalitarismo, lo sfruttamento e così via.

Purtroppo, l’enorme disponibilità di mezzi, soprattutto virtuali, di cui oggi disponiamo ha come duplice effetto quello di moltiplicare la conoscenza, ma allo stesso tempo moltiplicare l’ignoranza; e senza giungere a citare le “legioni di imbecilli” a cui faceva riferimento Umberto Eco, bisogna riconoscere che un utilizzo scriteriato e non organizzato di tali strumenti può comportare più danni che benefici.

Basti pensare a quanti dei nostri amici (tutti ne abbiamo almeno uno) condividono quotidianamente bufale create ad arte sul web, in cui di solito famosi rapper americani diventano immigrati clandestini mantenuti dallo Stato con auto di lusso e collane d’oro, oppure Laura Boldrini propone l’islamizzazione della civiltà occidentale e la decapitazione dei cristiani.

L’effetto più devastante dell’ignoranza, oltre a creare una spirale viziosa che si autoalimenta e si propaga in maniera esponenziale, è quello di portare ad una polarizzazione della società, semplificando le convinzioni e le conoscenze attraverso una reductio ad unum di origini e cause, etimologie e conseguenze.

Ecco allora, per fare un esempio, la politica diventare un agone per ultrà, con i grillini ad urlare che fan tutti schifo e che devono andare tutti a casa, i leghisti a invocare le ruspe e i clandestini a casa loro, i renziani ad ergersi paladini del cambiamento ed unica salvezza dai gufi. Non inserisco nell’elenco i comunisti, perché questi ultimi di solito sono troppo impegnati a covare odio e risentimento per mostrarsi in pubblico.

L’intento è fin troppo chiaro: costruire un popolo facilmente controllabile e manipolabile, ignorante e soddisfatto della sua ignoranza, senza alcun desiderio di sforzarsi, pronto ad accettare supinamente direttive, nozionismi preconfezionati e link su come curare il cancro con il bicarbonato.

Del resto, lo anticipava già Oscar Wilde in tempi non sospetti, la pubblica opinione è proprio un tentativo di organizzare l’ignoranza della gente, e di elevarla a dignità con la forza fisica.

Mi piace quindi credere alla possibilità di una nuova resistenza, a una lotta di campo contro l’ignoranza, ai partigiani della verità. Una missione che coinvolga ogni attore del mondo dei saperi, dagli insegnanti ai giornalisti agli scrittori e a chiunque abbia a cuore la salvezza morale della società. So che si tratta di una guerra probabilmente persa in partenza, ma quando una vignetta di Charlie Hebdo solleva più scandalo di decenni di malaffare e collusione, la scelta è ineluttabile: arrendersi o morire combattendo. Benvenuti nel 1984.

Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero sia libero, gli uomini siano gli uni diversi dagli altri e non vivano in solitudine… a un tempo in cui la verità esista e non sia possibile disfare ciò che è stato fatto: dall’età dell’uniformità, dall’età della solitudine, dall’età del Grande Fratello, dall’età del bipensiero…

Salve!

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli

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