MamAfrica, la solidarietà risponde allo sciacallaggio

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MamAfrica
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MamAfrica è una onlus che nasce nel 2006 dall’idea di Enzo Liguoro, ex professore di scienze politiche, la quale si occupa di riportare almeno in parte il sorriso ai tanti africani che vivono tutt’oggi i retaggi del colonialismo.

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L’associazione è molto attiva sui social, tant’è che viene spesso attaccata da segnalatori seriali, che accusano i contenuti della pagina Facebook di essere troppo “forti” per il più vasto pubblico. L’ultimo caso risale a poco meno di una settimana fa, quando ancora una volta a seguito di segnalazioni la direzione di Facebook ha cancellato la pagina di MamAfrica. Abbiamo intervistato al riguardo Roberta Migliaccio, la quale collabora con la onlus dal 2009 ed è stata in Africa insieme ad Enzo Liguoro ben tre volte. Roberta ha rilasciato le sue dichiarazioni sullo sciacallaggio mediatico che attacca i propositi dell’associazione.

La vostra associazione no-profit nasce per dimostrare solidarietà, ma quali sono effettivamente i mezzi che MamAfrica utilizza per diffondere i propri principi?

Roberta: “Soprattutto grazie a Facebook siamo riusciti a raggiungere negli ultimi anni un gran numero di seguaci italiani ed extraitaliani. Inizialmente eravamo soltanto una piccola associazione vesuviana. I nostri progetti si possono sostenere principalmente in tre modi: comprando il calendario della solidarietà che pubblichiamo ogni anno con le immagini dei nostri progetti in Togo, attraverso anche donazioni libere e infine donando il 5×1000 a MamAfrica”.

Seppur sia una onlus, MamAfrica finisce spesso sotto l’attacco di segnalatori e di accuse di vario genere, cosa pensi spinga a criticare le vostre opere solidali?

Roberta: “Ci segnalano perchè siamo antirazzisti e lo siamo in modo estremo. Persone che inneggiano al duce, convinti che ‘dovrebbero tornare tutti al paese loro’ non possono apprezzare una pagina come la nostra. Siamo continuamente sotto l’attacco di militanti di Casapound e di persone che si accorgono che MamAfrica è in controtendenze e racconta la realtà senza paura. Forse è per questo che ci criticano, hanno paura del nostro potere di far cambiare idea”.

L’ultima chiusura della pagina in particolare da cosa è stata causata e come avete reagito all’ennesima segnalazione?

Roberta: “Dopo l’ennesima segnalazione siamo riusciti a scovare attraverso varie ricerche i nomi di alcuni dei nostri ‘nemici’. Hanno creato delle pagine ‘attira-sciacalli’ che potessero segnalarci tutte insieme. MamAfrica ha ricevuto in questo frangente grande appoggio da parte dei sostenitori e dei seguaci che hanno scritto in massa alla direzione di Facebook affinchè la pagina venisse ripristinata. E nel giro di 24 ore abbiamo raccolto circa altri 3000 mi piace. Una piccola vittoria contro questa ingiustificata campagna d’odio.”

Ritieni che nella lotta all’odio razziale ci sia ancora molto da fare? L’Italia come ritieni che si configuri nel panorama della solidarietà interetnica?

Roberta: “L’Italia è un paese razzista ed il razzismo aumenta con la crisi economica. Si cerca di continuo il capro espiatorio ed è facile prendersela con gli extracomunitari. Ma extracomunitario è semplicemente colui che viene da un paese extraeuropeo. Anche gli inglesi sono ora extracomunitari, ma nel nostro immaginario lo sono soltanto coloro che scappano da paesi in guerra, dalla fame e che hanno la pelle scura. C’è tanta ignoranza a riguardo. Penso ai famosi 35 euro al giorno per gli immigrati richiedenti asilo: solitamente vivono in strutture fatiscenti e ricevono un pocket money di 2,50 euro. Il resto va alla struttura ospitante. C’è ancora tanta strada fa fare. Bisognerebbe spegnere la tv, informarsi diversamente, conoscere le persone e le loro storie.”

Come vi ponete riguardo le cosiddette frontiere, e in che modo pensate si possano effettivamente “abbattere” i confini?

Roberta: “Non esistono confini, siamo noi che li creiamo. Non possiamo pretendere che loro non vengano qui: l’Italia è al centro del Mediterraneo ed è il ponte verso l’Europa. Tutti abbiamo pregiudizi e stereotipi che sono naturali perché ci aiutano a categorizzare, ma poi sta a noi decidere se superare le nostre paure ed incontrare l’altro.”

Le parole di Roberta sono un chiaro appello alla solidarietà, al porgere la mano verso “l’altro” e ad abbattere confini mentali che limitano la libertà di moltissime persone. MamAfrica si pone l’obbiettivo di riportare cooperazione e fratellanza, senza alcun guadagno se non morale.

Manuel Masucci

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