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L’ex presidente della Commissione Europea José Manuel Durão Barroso è stato nominato presidente non esecutivo e advisor del grande gruppo bancario internazionale Goldman Sachs.
L’attuale incarico del politico portoghese viola indiscutibilmente le regole dei Trattati in materia di codice di condotta dei funzionari europei. Un caso che riporta a galla la questione dell’aperto conflitto di interessi in Unione Europea.

A causa dell’assenza di un meccanismo di dichiarazione obbligatoria in diversi Stati membri, non è certamente un compito facile quello di comprendere la reale scala dell’influenza delle attività lobbistiche e delle risorse economiche che circolano e premono sul meccanismo decisionale dei vari governi.

L’UE e le sue istituzioni sono spesso nel mirino da parte del pressante monito di importanti ONG sul fenomeno della “porta girevole”. In particolare, nelle tre istituzioni dell’Unione Europea e negli Stati membri non esiste un controllo efficace all’agevole passaggio, prima, durante e dopo mandato, dal settore pubblico al settore privato. Senza un processo di regolamentazione del lobbying, aggravato dalla mancanza di un’etica e di una solida separazione tra i due settori, le decisioni adottate tenderebbero facilmente a piegarsi al servizio di un interesse privato invece che rispondere alla comunità dei cittadini europei.

José Manuel Barroso, ex presidente della Commissione UE per due mandati consecutivi (2004-2014), già durante il suo noto incarico non era immune da critiche per la promulgazione della corporate agenda che paventava lo stretto legame con il mondo degli affari e delle banche. A distanza di soli diciotto mesi dal termine della Barroso II (secondo mandato in Commissione), lascia l’amaro in bocca il passaggio alla Goldman Sachs. La nomina, avvenuta pochi giorni dopo il referendum Brexit, avrebbe portato il politico portoghese ad affermare il suo prossimo ruolo nel mitigare gli effetti dei negoziati sull’Unione Europea. Questo ovviamente significa che il governo britannico e sei banche di investimenti, tra cui la famigerata Goldman Sachs, hanno firmato una dichiarazione congiunta al fine di lavorare insieme per difendere gli interessi del centro finanziario della City nel futuro mondo post-Brexit.

Non a caso una delle più importanti ONG del panorama europeo, la Corporate Europe Observatory, ha attribuito il premio del peggiore lobbista dell’UE alla Goldman Sachs. Il gruppo bancario, oltre ad esser stato parte considerevole della crisi finanziaria del 2008, ha un ruolo di grande influenza sulle istituzioni europee. Ciononostante, fino al novembre del 2014 la Goldman Sachs si è costantemente rifiutata di iscriversi al Registro della Trasparenza dell’UE, un fondamentale database pubblico sugli attori influenti nel processo decisionale e la cui iscrizione purtroppo non è ancora obbligatoria. Successivamente, il gruppo persevera nella cattiva condotta dichiarando un mero budget di spesa di circa 50.000 euro: cifra non plausibile e, dopo una rigorosa pressione da parte di varie ONG, la Goldman Sachs inizia a rivelare numeri “un po’ più alti”. Si stima che nel 2015 il budget versato dal gruppo bancario in UE vari da 1.000.000 a 1.250.000 euro. Inoltre, la Goldman Sachs è una tra le lobby che hanno avviato un alto numero di incontri con la Commissione, registrando un totale di 23 riunioni dal dicembre del 2014.

Cifre e numeri che mettono ancora più in discussione il ruolo di Manuel Barroso alla presidenza della Goldman Sachs ed il suo opinabile dovere di onestà ed integrità nelle funzioni secondo quanto previsto dall’art. 245 del TFUE per cui «I membri della Commissione non possono, per la durata delle loro funzioni, esercitare alcun’altra attività professionale, rimunerata o meno […]. Essi assumono l’impegno solenne di rispettare, per la durata delle loro funzioni e dopo la cessazione di queste, gli obblighi derivanti dalla loro carica, ed in particolare i doveri di onestà e delicatezza per quanto riguarda l’accettare, dopo tale cessazione, determinate funzioni o vantaggi».

A tal proposito, l’ONG ALTER-EU (Alliance for Lobbying Transparency and Ethics Regulation) e l’organizzazione europea WeMove.EU hanno lanciato una petizione (“Barroso, non vendere i nostri interessi pubblici a Goldman Sachs“) diretta all’attuale presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, affinché riconsideri il ruolo di integrità e discrezione del politico portoghese invocando il sopraccitato articolo 245 TFUE dinanzi la Corte di Giustizia. In particolare, si chiede di sospendere la pensione di Barroso da ex presidente di Commissione durante il suo incarico alla Goldman Sachs e di sospendere tutti i possibili titoli onorari che lo legano alle istituzioni europee. Più in generale, la campagna mira a regolamentare le attività successive all’incarico nelle istituzioni europee, ossia garantire un divieto di almeno tre anni post-mandato per gli ex funzionari prima di imbarcarsi in attività lobbistiche e privatistiche e la nascita di un comitato pienamente indipendente e di etica trasparente con il potere di investigare e decidere sui doveri dei precedenti ufficiali attraverso eventuali sanzioni in caso di violazione delle regole di condotta.

Barroso non è né il primo né sarà l’ultimo degli esponenti delle istituzioni ad essere implicato in un così chiaro conflitto di interessi. Tuttavia, il caso della “porta girevole” è ancora più oltraggioso quando proviene per la prima volta da un ex presidente di un’istituzione così importante e permeabile quale la Commissione Europea.

Annalisa Salvati