Bosone Madala, la chiave per comprendere la materia oscura

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A quattro anni dalla scoperta del bosone di Higgs, teorizzato nel 1964 e rilevato per la prima volta nel 2012 negli esperimenti ATLAS e CMS, i fisici dello High Energy Physics Group (Hep) della University of Witwatersrand di Johannesburg hanno individuato un nuovo bosone a cui hanno attribuito il nome Madala.

I ricercatori hanno raccontato di essere riusciti a confermare la presenza della particella dopo un attenta analisi dei dati del Cern relativi alle colissioni tra protoni a velocità prossime a quelle della luce avvenute nell’accelleratore Large Hadron Collider (Lhc), una pista magnetica di 27 chilometri a 100 metri profondità lungo il confine tra Francia e Svizzera.

Basandoci su un certo numero di caratteristiche e peculiarità dei dati degli esperimenti di Lhc il nostro gruppo ha formulato l’ipotesi dell’esistenza di un nuovo bosone. ll team del progetto Wits Madala è composto da circa 35 giovani studenti e ricercatori sudafricani e africani che stanno attualmente contribuendo alla comprensione dei dati provenienti dagli esperimenti a Ginevra di Lhc”  ha spiegato il coordinatore del team di scienziati Bruce Mellado.

Se l’esistenza del bosone Madala venisse confermata sarebbe di vitale importanza per la fisica. Mentre il bosone di Higgs ha la caratteristica di interagire con la materia nota, la nuova particella scoperta sarebbe in grado di interagire con la materia oscura, che compone il 27% del cosmo.

Comprendere la natura di questo fondamentale componente dell’Universo rappresenterebbe un passo significativo per completare il Modello Standard, la teoria che regola il comportamento di tutte le particelle note. L’esistenza di nuovi bosoni sarebbe la prova dell’esistenza di forze e particelle finora sconosciute e se confermata potrebbe portare a scoperte rivoluzionarie.

Vincenzo Nicoletti

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