Carmela Sermino, la forza e il coraggio

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Intervista a Carmela Sermino, moglie di Giuseppe Veropalumbo, vittima innocente della camorra. 

La storia di Carmela è legata a quella del marito, Giuseppe Veropalumbo, ucciso a 30 anni dalla camorra la notte di Capodanno del 2007 in casa sua a Torre Annunziata. Un proiettile esploso da una mano criminale incredibilmente devia più volte e lo raggiunge al fianco destro mentre era seduto a tavola, intento a giocare a carte con i parenti. Giuseppe perde la vita nel giro di pochi minuti lasciando una moglie ed una bambina di appena 14 mesi.

È contenta Carmela quando le chiedo di parlarmi del marito, di come era, di cosa gli piaceva fare e di come si sono conosciuti. È contenta perché ogni volta di Peppe, come lo chiama lei, vengono riportati solo gli ultimi istanti di vita e mai nessuno che racconti i 30 anni che li precedono.

“Peppe è nato l’11 agosto del ’77, terzo di cinque figli, era un torrese DOC, nato e cresciuto a Torre Annunziata. Per aiutare la famiglia decide di non proseguire gli studi dopo la terza media e inizia a lavorare con il padre, che allora possedeva un’officina di carrozzeria. Un lavoro che Peppe amava fare perché amava le auto. Seguiva sempre la Formula 1, era il tipo di uomo che si svegliava alle cinque del mattino per guardare il Gran Premio in tv.

Tifoso del Napoli, – racconta Carmela – conservava in alcuni VHS tutti i goal storici della squadra e andavamo insieme alla stadio, mi aveva trasmesso questa passione. 
Era una persona molto timida, a vederlo da fuori poteva sembrare addirittura diffidente ed invece no, il suo carattere era così, lui le persone le studiava prima ma nonostante ciò era molto amato e conosciuto a Torre Annunziata. Quando è morto, al suo funerale c’erano più amici che parenti.

Io e Peppe ci siamo conosciuti nel ’96, io avevo 16 anni e lui 19, ed il 22 giugno ci siamo fidanzati. Ad ottobre partì per andare a fare il militare ma dopo un mese ed il giuramento ritornò a casa. Riprese a lavorare in carrozzeria come verniciatore, era molto bravo nel suo lavoro, si documentava, seguiva anche dei corsi di aggiornamento. Era molto pignolo e preciso, se un lavoro non veniva come voleva rifaceva l’auto da capo. Dopo 9 anni di fidanzamento, nel 2005 ci sposiamo“.

Il racconto di Carmela viene interrotto dal citofono, è felice perché le hanno portato i biglietti per una vacanza che tanto agogna fare dopo un’estate movimentata. Nell’ultimo anno, infatti, Carmela è stata vittima di diversi atti vandalici come la rottura degli specchietti dell’auto con successivo furto della stessa e, per concludere, un furto di valigie subìto ad agosto, poche ore prima della partenza per andare a trascorrere qualche giorno al mare con la figlia, Ludovica. E proprio da Ludovica riprende il suo racconto:

“Nell’ottobre del 2006 nasce Ludovica, un nome che a Peppe piaceva particolarmente perché, nel periodo della gravidanza, in tv trasmettevano ‘La principessa Sissi’ e Ludovica era il nome della madre. Era molto orgoglioso di questa bambina, se la portava in giro senza passeggino, voleva tenerla sempre in braccio per farla vedere a tutti. Era gioioso Peppe, per me era protezione totale, coinvolgeva tutti, organizzava tornei di carte con i miei fratelli. Un’altra sua passione era Nino D’Angelo, lo considerava ‘Il Maestro’, quando è morto, a gennaio saremmo dovuti andare a sentirlo al Teatro Bellini. Dopo di lui, per Peppe, c’era solo Renato Zero“.

Le parole di Carmela sono precise, ricche di particolari, lei Peppe è capace di fartelo conoscere anche se fisicamente non c’è più. Il suo racconto continua ed arriva a quella notte del 2007. È la prima volta che qualcuno mi racconta di un avvenimento del genere in modo così accurato che arrivo a pensare a quanto possa essere beffarda la mente umana quando decide di non voler dimenticare neanche una virgola.

“Al funerale c’erano 2 mila persone, venne anche Nino D’Angelo, era seduto alla mia destra; alla sinistra c’era Rosetta D’Amelio, l’allora Assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania. Nino fu una delle persone che più mi aiutò in quel momento. Peppe morì il 31 dicembre 2007 ed io, il 5 marzo 2008, già lavoravo come segretaria artistica e di direzione al Teatro Trianon di Napoli. Lì ho passato anni bellissimi di esperienza vera e propria, i colleghi mi avevano accolta in modo speciale, eravamo una famiglia ma purtroppo dopo due anni, col cambio della gestione politica in città, è cambiato tutto anche all’interno del teatro ed io mi son trovata fuori.

Ho scritto appelli a tutti per avere aiuto, assistenza, raccontavo la mia storia e la difficoltà che avevo ad andare avanti senza lavoro e con una bambina. Ho scritto all’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, all’ex premier Silvio Berlusconi, ma nessuno ha mai mosso un dito”.

Gli appelli non vengono ascoltati ma nonostante ciò Carmela non molla, grazie anche alla conoscenza che fa di numerose associazioni che aiutano i familiari delle vittime innocenti della criminalità.

Il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità l’ho conosciuto nel 2008 – racconta Carmela – quando vennero a cercarmi Vincenzo Castaldi, papà di Paolo Castaldi (ucciso a Pianura il 10 agosto del 2000 a soli 20 anni insieme all’amico Luigi Sequino ndr), Lorenzo Clemente, marito di Silvia Ruotolo (uccisa nel quartiere Arenella l’11 giugno 1997 ndr), Geppino Fiorenza che all’epoca era il Referente di Libera Campania e Giacomo Lamberti, cognato di Ciro Rossetti (ucciso a San Giovanni a Teduccio l’11 ottobre del 1980 ndr).

Quando ho incontrato queste persone mi sono resa conto che non ero sola, non sono sola, perché ci sono altri familiari che, come me, hanno perso un loro caro per mano della criminalità organizzata. Negli anni ho conosciuto Libera, Don Luigi Ciotti e la manifestazione del 21 marzo. Pian piano ho iniziato a portare la testimonianza di Peppe nelle scuole: all’inizio è stato difficilissimo, piangevo spesso, non sapevo cosa dire, cosa trasmettere e sai cosa mi ha rafforzata? Ascoltare le storie degli altri familiari, perché siamo tanti e questo fa rabbia.

Carmela oggi è una donna particolarmente attiva nell’ambito dell’associazionismo di stampo sociale, è Presidente dell’Osservatorio per la legalità di Torre Annunziata, fortemente voluta dal sindaco uscente Giosuè Starita, lo stesso sindaco che, volendo usare le parole di Carmela, “ha scritto la storia” e l’ha fatto lo scorso 31 agosto, quando ha assegnato alla donna un bene confiscato alla camorra appartenuto ad Aldo Agretti, figlio della sorella del boss Valentino Gionta. È, infatti, la prima volta che in Italia un bene confiscato alle mafie non viene destinato ad un’associazione ma ad un familiare di una vittima.

Mi sento piena di responsabilità e sono un po’ spaventata ma questo è un momento di speranza per me e per tutti gli altri familiari che con me hanno gioito. La casa si trova a Torre Annunziata ed è molto grande, ariosa, quando ci sono entrata la prima volta c’ho trovato dentro una cassaforte, non ne avevo mai vista una in tutta la mia vita ed ho subito pensato che quella fosse ‘la cosa sporca che doveva sparire’, come se incarnasse il male. Il trasferimento avverrà piano piano, la casa si deve sistemare per bene ed una parte di essa, il salone, verrà intitolato alla memoria di Gaetano Montanino (ucciso a 45 anni in Piazza Mercato il 4 agosto 2009 ndr), qui terremo incontri tra noi familiari di vittime innocenti con anche le associazioni del territorio e voglio che tutto venga fatto per bene”.

La mia intervista a Carmela è durata quasi due ore, abbiamo parlato tanto. Alle donne e agli uomini come Carmela andrebbe affidato il compito di insegnare la vita, per quello che sono e per come lo sono:

“…grazie a Libera e ad altre associazioni scopri che non c’è solo Giuseppe Veropalumbo, ma ci sono tante altre storie e tante altre vittime, allora ti fai forza, ti fai coraggio e dai voce a quei familiari che non hanno la voce, affinché nessuno venga dimenticato”.  

Flora Visone

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Flora scrive da sempre perché le riesce meglio che parlare. Studia Lettere moderne e lavora in una ludoteca. Poesia e bambini, due cose che, messe insieme, un po' la vita la migliorano. Non sa cosa vuol fare da grande ma sa quello che non vuole fare: arrendersi ad una realtà che non ti fa regali, dove il futuro tocca andarselo a prendere da soli.

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