“Fantastiche riflessioni”, a tu per tu con Nicoletta Berliri

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nicoletta berliri

“Fantastiche riflessioni” è il nuovo lavoro di Nicoletta Berliri: una raccolta di 12 racconti in cui davvero tutto è possibile. Immaginazione e surrealismo prendono il sopravvento sulla realtà; i sogni e le visioni oniriche sono al centro della narrazione.

“Fantastiche riflessioni” è quel libro in cui ognuno di noi trova un po’ di se stesso: in ogni narrazione, l’autrice mette in rilievo situazioni che si trovano al confine tra realtà ed immaginazione, sogno e vita quotidiana. Le donne e la natura sono essenzialmente le vere protagoniste dei racconti: ognuna, con le sue qualità e con le sue mille paure, è pronta ad affrontare e superare le mille insicurezze della vita, come il timore di perdere una persona cara o la preoccupazione della morte.

"Fantastiche riflessioni"

Dallo stile limpido, fluido e leggero di Nicoletta Berliri, traspare tutta la passione per la scrittura: scrivere è un mestiere dettato dal cuore, e l’autrice di “Fantastiche riflessioni” ha, di certo, un cuore davvero grande.

L’autrice, nella prefazione, invita i lettori ad essere indulgenti, ad esplorare il proprio essere e il proprio io; ci a fantasticare, ad abbandonarci alle emozioni.

“Non entrate in questo libro con una mente analitica, ma nemmeno con una mente malata”.

Dodici sono i racconti di “Fantastiche riflessioni”: ognuno diverso dall’altro, ma tutti legati tra loro da temi comuni, quali la morte, la paura della realtà, l’immaginazione. I primi dieci pezzi appartengono al lontano passato, e sono stati scritti prima del 1986; invece, “La Clinica dei Sogni” risale al 1995, mentre “Il Caffè degli Artisti” e “Ave Maria” sono di quest’anno.

Nicoletta Berliri ha iniziato a scrivere fin da giovane, ed ha cominciato a partecipare a premi letterari a partire dal 2004, ottenendo segnalazioni di merito  e l’ammissione a numerose antologie. Nel 2011 è stata vincitrice di “Un monte di poesia” . Ha, inoltre, pubblicato nel 2012 “Il rumore del mondo”.

In merito al suo ultimo lavoro, le abbiamo posto qualche domanda.

Da dove nasce l’idea di scrivere “Fantastiche riflessioni”?

Come ho scritto nella postfazione, i racconti di Fantastiche riflessioni sono “brutti anatroccoli”; racconti presentati ai concorsi letterari e che non hanno riscosso successo. L‘idea è solo di suddividerli per tipologia. Si tratta principalmente di racconti giovanili, scritti prima del 1986 tranne due che sono di quest’anno.

Nella raccolta, protagoniste quasi indiscusse sono le donne. Perché la scelta di dare voce alle diverse sfaccettature del mondo femminile?

Nei miei racconti vi è molto dell’esperienza personale e io sono donna quindi mi riesce più facile trattare protagoniste donne. Il protagonista diventa l’uomo solo quando è funzionale per la narrazione o non si può fare altrimenti; ad esempio se è un saldatore in un altoforno.

Realtà e immaginazione si fondono spesso tra loro: cosa hai provato nel descrivere questo tipo di sensazioni ? In particolare, nel racconto “La schiena” , da dove è nata l’idea di innamorarsi delle spalle di un uomo?

Nella creazione di un racconto procedo sempre al contrario: da uno spunto reale costruisco la narrazione. Il processo creativo de’ La schiena parte dalla monotonia quotidiana; il percorso seguito per andare in ufficio è proprio il mio. Poi si è sovrapposto un ragazzo che incontravo spesso con i problemi del mio LUI e da cosa nasce cosa… Ecco la genesi. Di solito non scrivo fin tanto che non ho il racconto completo nella mente.

Un altro tema affrontato è quello della morte. Cosa hai provato nel raccontare i vari modi di preparasi alla morte (come nel caso di “Plenilunio”), o quella di qualcuno a noi caro (come in “Sala d’aspetto” o in “Il Caffè degli Artisti”)?

La morte appartiene alla vita e viceversa: siamo esseri mortali però realizziamo ciò solo quando muore una persona cui siamo legati da vincoli d’affetto. Plenilunio, invece, è legato al periodo adolescenziale in cui ci si sente infelici e si vuole morire. E’ stato il mio modo per esorcizzare l’impulso. Mi ricordo che una volta stavamo parlando tra amici della morte, narrai così bene le sensazioni e le impressioni del deceduto che un mio amico mi disse:- se non sapessi che sei viva, giurerei che hai già provato quest’esperienza!

La natura e l’ambiente circostante ad ogni singolo racconto, inquadrano lo stesso in una data cornice. Perché la scelta di dare un rilievo fondamentale al paesaggio in ogni storia?

Scrivo cercando di lasciare aperta l’interpretazione, però inserire la natura è un modo di guidare il lettore verso ciò che intendo comunicare. I miei racconti possono essere letti da tutti e ciascuno troverà un po’ di sé in essi, ovviamente i piani di lettura sono differenti e un bambino troverà ciò che può comprendere, mentre un professore coglierà altri aspetti. inoltre la natura influisce sulle persone: quando è bel tempo siamo tutti più allegri anche se non è accaduto nulla di positivo che lo giustifichi.

Arianna Spezzaferro

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