DDL Acqua: “Norma svuotata rispetto ad iniziativa popolare”

Maurizio Montalto, presidente dell'azienda per l'acqua pubblica ABC, manifesta la sua indignazione per il mancato rispetto del volere dei cittadini sul referendum del 2011 sull'acqua pubblica.

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NAPOLI – Duro attacco di Maurizio Montalto, presidente di ABC (Acqua Bene Comune, l’azienda pubblica napoletana creata dal sindaco De Magistris per la gestione delle risorse idriche) che mercoledì è stato ascoltato in Senato a proposito del disegno legge 2343. Il testo “Princìpi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque“, è già stato approvato alla Camera ed ora deve passare “l’esame” Senato.

Il disegno di legge sull’acqua è una norma inutile rispetto alla proposta di legge di iniziativa popolare presentata dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, un testo totalmente svuotato dalle commissioni. Una norma seria sulla gestione pubblica dell’acqua dovrebbe invece prevedere meccanismi di ripubblicizzazione e sostegno economico alle gestioni pubbliche. Mentre Camera e Senato sono impegnati su una proposta priva di significato, il governo, con il decreto Madia, fa disastri, completando il quadro in cui si colloca una strategia di privatizzazioni anticipata dallo Sblocca Italia che agevola banche e multinazionali, andando contro il referendum del 2011” – afferma Montalto – “Il decreto Madia” – continua – “è il simbolo di una chiusura forte del governo nei confronti di un’esperienza come quella napoletana, unica città ad aver tenuto fede al referendum. Si favoriscono banche e multinazionali mentre si tagliano risorse ai Comuni, il caso Napoli è esemplare con un Consiglio comunale che ha enormi difficoltà a reperire risorse per la gestione e la ristrutturazione di impianti fognari che hanno mediamente 150 anni e per garantire il passaggio dei lavoratori. Le aggressioni del governo vanificano gli sforzi del Consiglio proprio a causa della scarsità di risorse, un problema, questo, che c’è a Napoli come in tutta Italia“.

L’amarezza di Montalto è figlia di un lungo tira e molla tra la città di Napoli e il governo nazionale. Il referendum abrogativo del 2011 era stato la chiara voce del popolo che aveva mostrato la sua totale contrarietà alla privatizzazione delle risorse idriche. Tuttavia la volontà emersa da quel referendum non è stata mai rispettato nel nostro paese e, tra le grandi città, Napoli ha rappresentato l’eccezione, essendo l’unica grande metropoli italiana ad aver eliminato i privati dalla gestione dell’acqua pubblica, attraverso l’azienda ABC (fondata dal sindaco De Magistris).

In città sono particolarmente attivi i comitati civici per la tutela dell’acqua, con in testa il missionario comboniano Alex Zanotelli, da sempre in prima fila per il rispetto dell’accessibilità all’acqua.

Anche il mondo politico non può restare indifferente davanti ad una questione così fondamentale. Una delle personalità politiche più attive in tal senso è Maria Muscarà, del Movimento 5 Stelle, che afferma: “Non ci sorprende che i cittadini campani si ritroveranno le tariffe della bolletta dell’acqua sensibilmente più alte. E’ la diretta conseguenza dell’indegna legge sul riordino idrico voluta da De Luca che ha semplicemente copiato per intero il disegno di legge presentato nella scorsa legislatura da Caldoro. Il Movimento 5 Stelle nel totale isolamento denunciò il colpo di mano costruito consociativamente da maggioranza e dall’altra opposizione a tal punto da dover occupare il Consiglio regionale della Campania“.

Anche a livello nazionale il Movimento 5 Stelle è stato uno dei pochi partiti, insieme a SEL, a battersi per il rispetto della volontà referendaria. Muscarà prosegue: “Il M5S è per l’acqua pubblica,la nostra proposta di legge regionale di riordino del servizio idrico integrato in Campania fu costruita dal basso con i comitati dei cittadini.”

In conclusione poi ancora un attacco a Vincenzo De Luca e al Partito Democratico, accusato di favorire apertamente una campagna di privatizzazione e lobbizzazione dei beni e dei servizi primari e fondamentali: “De Luca è l’apripista del Governo Renzi e degli interessi dei grandi gruppi che rappresentanonon casualmente con il decreto Madia si attua una strategia di privatizzazioni già anticipata dallo Sblocco Italia.”

Domenico Vitale

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