Italicum sì, Italicum no: la legge dei cachi

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La nuova legge elettorale è stata fortemente voluta dal premier Matteo Renzi, tanto da porne la fiducia tre volte, e osteggiata da tutte le opposizioni: oggi invece l’Italicum, promosso durante e dopo le elezioni europee del 2014, sembra non essere più considerato “intoccabile” dal leader del Partito Democratico. Ed è proprio sulla legge elettorale che la minoranza Dem guerreggia: se essa non verrà modificata la sinistra interna minaccia di votare NO al referendum costituzionale.

L’Italicum prevede:

  • l’abolizione delle coalizioni di più liste e/o partiti;
  • il premio di maggioranza del 54% (340 seggi) alla lista che raggiunga il 40% dei voti al primo turno;
  • il premio di maggioranza del 54% (340 seggi) alla lista vincitrice del ballottaggio tra le prime due, nel caso nessuna raggiunga il 40% dei voti.
  • soglia di sbarramento al 3%.

Le opposizioni e la minoranza Dem si sono opposte alla legge principalmente a causa del premio di maggioranza, soprattutto se assegnato al vincitore del ballottaggio, in quanto renderebbe maggioranza assoluta una forza politica che è minoranza nel Paese, andando a stravolgere la volontà popolare espressa dal voto.

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Matteo Renzi nel periodo delle elezioni europee del 2014, vinte dal PD con il 40% dei voti

Nel periodo delle europee, il PD conquistò il 40% dei consensi e alcuni sondaggi successivi sembravano confermare, se non allargare, il suo consenso elettorale, Mentre il M5S, principale competitor, era dato tra il 20% e il 25%. La legge era dunque perfetta per una quasi certa conferma della leadership di Matteo Renzi e per un monocolore a maggioranza assoluta. Oggi le cose sono cambiate: il referendum costituzionale è alle porte e la vittoria del SI è sempre meno certa, tanto che Renzi si è rimangiato la promessa di dimettersi in caso di sconfitta.

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La CGIL si è schierata per il NO al referendum costituzionale
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La minoranza interna al PD, di cui fanno parte Cuperlo e Bersani, chiede una modifica dell’Italicum per votare SI al referendum costituzionale

Il fronte del NO è sempre più ampio (recentemente vi ha preso parte anche la CGIL) ed il Segretario del PD rischia di perdere anche il sostegno della minoranza interna, che richiede una modifica dell’Italicum. Anche Napolitano, uno dei principali promotori delle riforme, chiede ora una discussione sulla legge elettorale. I sondaggi, inoltre, mostrano una situazione di parità tra PD e M5S, con quest’ultimo favorito al ballottaggio, ed il M5S, infatti, chiede una revisione dell’Italicum con minor insistenza rispetto a un tempo. Insomma, l’esito incerto del referendum e delle future elezioni rendono l’Italicum meno intoccabile rispetto a prima.

Ancora una volta, viene spacciata come strumento per il miglioramento della rappresentanza politica una legge che, in realtà, viene costruita appositamente per riconfermare il governo promotore della stessa, basandosi sui rapporti di forza del momento. I rapporti di forza possono però variare e improvvisamente non è più di vitale importanza per la democrazia e per il Paese che la legge resti così com’è.

Pietro Marino

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