Obama si è congedato dal palcoscenico globale con il suo ultimo intervento davanti all’Assemblea Generale dell’ONU. Un intervento ampio che ha toccato tematiche di fortissima attualità.

Il presidente uscente ha sottolineato l’importanza di fare ancora di più per trovare strumenti efficaci al fine di poter meglio affrontare il tema dei rifugiati – «Dobbiamo respingere qualsiasi forma di razzismo, fondamentalismo e di idee superiorità di razza. […] Bisogna abbracciare la tolleranza e il rispetto di tutti gli esseri umani e di tutte le culture».

Sul tema, a seguito del vertice organizzato a margine dell’Assemblea Obama ha poi annunciato che: «Le oltre cinquanta nazioni che partecipano al Summit sui rifugiati in corso all’Onu raddoppieranno l’accoglienza dei profughi, arrivando ad accoglierne 360 mila».

È stato anche previsto un aumento di tre miliardi di dollari dei finanziamenti umanitari globali per il 2017, oltre ad impegni per mantenere i finanziamenti negli anni successivi.

Non sono mancate le osservazioni di politica internazionale di un Obama particolarmente critico verso Russia e Corea del Nord: della prima ha sottolineato la volontà di «riguadagnare la gloria perduta tramite la forza» e della seconda la macroscopica differenza di prosperità economica e sviluppo paragonata al “successo” della Corea del Sud. Osservazioni probabilmente non casuali in un contesto di progressivo deterioramento dei rapporti con i due paesi in questione, scaturito rispettivamente dalla questione siriana e dalle provocazioni militari e nucleari del regime nordcoreano.

Sulle tematiche di politica interna, in vista delle ormai imminenti elezioni presidenziali, pur senza citare Trump espressamente, Obama ha attaccato il «crudo populismo» e difeso la propria visione degli Stati Uniti che partecipano attivamente, piuttosto di ritirarsi in se stessi, nell’arena mondiale.

Pur ammettendo la necessità di una correzione dei meccanismi di globalizzazione, ha ancora una volta posto l’accento sui pericoli nascenti da nazionalismi e populismi: «Un Paese circondato dai muri imprigiona sé stesso e la soluzione non può essere semplicemente quella di rifiutare l’integrazione globale». Le politiche isolazioniste, infine, «finiranno solo per renderci più poveri collettivamente e più a rischio di futuri conflitti militari».

Gennaro Dezio

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