Il 24 settembre Jeremy Corbyn è stato riconfermato leader del Partito Laburista, ad un anno dalla sua prima elezione.

Il cane sciolto – Il 12 settembre del 2015 Corbyn, esponente della Sinistra più radicale interna al Labour, era stato eletto a capo del partito con il 59,5% dei consensi (251.417 voti su 422.871). Il programma di Corbyn è di stampo chiaramente socialista: contrasto alle privatizzazioni e alle politiche di austerity, nazionalizzazione di servizi pubblici quali ferrovie, energia elettrica e poste, aumento del salario minimo e delle imposte sulle grandi aziende. In netto contrasto, dunque, con l’establishment del partito, schiacciato da anni su posizioni neoliberiste, risultato della riforma centrista operata da Tony Balir dal 1994 in poi. Anni nei quali Corbyn ha spesso votato in opposizione alla linea del partito, come sull’intervento bellico in Iraq e sulle riforme economiche.

Jeremy Corbyn, il leader socialista del Labour
Jeremy Corbyn, il leader socialista del Labour

Il suo comportamento da “cane sciolto” gli è costato l’isolamento all’interno del New Labour (così veniva chiamato il partito blairiano). Per riuscire a raccogliere le firme utili alla partecipazione alle primarie laburiste del 2015, infatti, è stato aiutato da alcuni deputati che hanno dichiarato di farlo solo per «spirito democratico», senza sostenere di fatto il programma del candidato della Sinistra.

L’elezione di Corbyn è stata accolta negativamente dall’establishment del partito e dalla maggioranza dei deputati laburisti, in quanto le sue posizioni “troppo a Sinistra” renderebbero impossibile una vittoria del partito. In realtà, il governo britannico è in mano ai Conservatori dai tempi del blairiano Gordon Brown (2010). Durante il primo anno della leadership di Corbyn, la maggioranza dei deputati del Labour non ha mai perso occasione per contestarlo. Fino ad accusarlo, dopo il referendum sulla Brexit, di essersi speso poco per il “remain”, in quanto Corbyn è stato critico su molte decisioni dell’Unione Europea. A partire da tale accusa, il 29 giugno del 2016, la maggioranza assoluta dei deputati laburisti (172 contro 40) sfiducia il leader, rendendo necessarie nuove primarie. Primarie che vedono un aumento della partecipazione al voto (506.438 votanti) e del consenso di Jeremy Corbyn (il 61,8% con 313.209 voti), che trionfa e viene riconfermato leader. In patria gli è stato affibbiato il soprannome di “Corbynator”.

Base, sindacati, giovani e Momentum – Il doppio successo di Corbyn è il segno di una chiara richiesta di rinnovamento politico. Un candidato sessantasettenne che si ispira a ideali otto-novecenteschi può essere considerato un innovatore? Nell’epoca in quasi l’intero spettro politico è piegato al dogma neoliberista, i Corbyn e i Sanders risultano assolutamente innovativi in quanto unici rappresentanti di una proposta politica alternativa. Proposta alla quale si oppone duramente l’impianto burocratico e la rappresentanza istituzionale del partito, in una sorta di lotta contro la propria stessa base, che ha decretato chiaramente la nuova linea da seguire. La sfiducia a Corbyn è giunta, infatti, nel momento in cui si iniziava a vociferare la probabilità di “deselection”, a cui la maggior parte dei nuovi iscritti del Labour si dichiara favorevole. La deselezione è il processo per il quale, ad ogni elezione, un parlamentare deve richiedere nuovamente alla base del partito di essere scelto ancora come candidato della propria circoscrizione.

Dagli anni di Blair in poi si è verificata, infatti, una costante scollatura tra la base del Labour e i suoi rappresentanti. Il ceto basso e i sindacati hanno progressivamente abbandonato il Labour, che negli anni duemila ha raggiunto il picco più basso di militanti e iscritti. Dall’arrivo di Corbyn alla guida del Labour la tendenza è stata radicalmente invertita. In un anno si è passati da 200.000 a più di 600.000 iscritti, raggiungendo livelli che non si vedevano dai primi anni ’80 e rendendolo il partito europeo con più iscritti. Sono stati in molti ad iscriversi appositamente per poter votare Corbyn. È stato inoltre restaurato il rapporto con i sindacati, tra i principali sostenitori della leadership di Corbyn.

Il logo di Momentum, movimento pro-Corbyn
Il logo di Momentum, movimento pro-Corbyn

Ma il più grande successo della candidatura di Corbyn, condiviso anche da quella di Bernie Sanders negli USA, è stato l’aver avvicinato alla politica moltissimi giovani. Molti dei quali sono entrati a far parte di Momentum, il movimento pro-Corbyn fondato da Jon Lansman all’indomani della vittoria alle primarie del 2015. Momentum è una piattaforma principalmente giovanile, ma aperta a chiunque, che si propone di rinnovare la politica britannica a partire dall’interno del Labour, basata su principi di partecipazione dal basso e democrazia diretta. Potremmo quasi definirlo l’omologo britannico di Podemos. A meno di un anno dalla sua nascita, Momentum può contare su 17.000 iscritti e 100.000 sostenitori non tesserati. I giovani vicini a questo movimento dichiarano di essere tornati a credere nella politica grazie a Corbyn. Ed è proprio a “The World Transformed”, il congresso di Momentum, che Jeremy Corbyn si è recato a sorpresa dopo la sua vittoria, tenendovi un discorso in cui ha definito essenziale il movimento per il suo nuovo trionfo e per il rinnovamento da avviare nel partito e nella società britannica. La stampa britannica considera i giovani di Momentum l’avanguardia del “corbynismo”.

Pietro Marino

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