Omicidio Veropalumbo, caso archiviato

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Omicidio Veropalumbo, caso archiviato. Per il GIP Antonello Fiorentino è impossibile risalire all’identità di chi ha sparato.

Qualche settimana dopo la pubblicazione dell’intervista a Carmela Sermino, moglie di Giuseppe Veropalumbo, arriva l’inaspettata e sconcertante notizia dell’archiviazione del caso riguardante la morte del giovane trentenne oplontino.

Lo scorso luglio un pentito del clan Gionta, Michele Palumbo, già in carcere da sei anni con una condanna all’ergastolo, dichiara di conoscere il nome di chi, quella notte del 31 dicembre 2007, sparò uccidendo Peppe che si trovava seduto a tavola, in casa sua, intento a giocare a carte.

Immediatamente le indagini sono ripartite e l’uomo accusato da Palumbo, un trentottenne di Torre Annunziata, viene iscritto nel fascicolo bis con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Interrogato dal PM Silvio Pavia, ha negato qualsiasi collegamento con i fatti di quella notte e questo ha portato l’accusa a chiedere nuovamente al giudice l’archiviazione del caso. La richiesta è stata accolta ed il GIP Antonello Fiorentino ha affermato che è, ormai, impossibile risalire all’identità di la notte del 31 Dicembre 2007 ha sparato.

Carmela sputa fuori tutto lo sdegno in un post che pubblica sulla sua bacheca di Facebook appena dopo aver appreso la notizia. Le sue parole sono piene di rabbia ma al contempo denotano la volontà che ha di non arrendersi, di continuare la sua battaglia per ottenere verità e giustizia.

La stessa verità e giustizia di cui parlava qualche settimana fa quando, a fine intervista, si è soffermata sul colpevole ancora ignoto di questa morte assurda e sul perché, quasi dieci anni dopo, ancora tutto e tutti tacciono, anche le istituzioni.

“Quando è morto Peppe – spiega Carmela – furono trovati più di 600 colpi di arma da fuoco attorno al fabbricato, la pistola che l’ha colpito è una calibro 9×21, un’arma non registrata che non è stata trovata e questo fa già pensare che si tratti di un camorrista. A dicembre saranno 9 anni che Peppe è stato ucciso ma chi  ha sparato non ha ancora né un nome né un volto. C’è un pentito che sta iniziando a parlare. Ha confessato che a sparare è stato uno del clan Gionta ed ha fatto un nome che, però, non è uscito sui giornali. A fine settembre devo tornare in procura per vedere se ci sono nuovi risvolti sul caso proprio in base alle affermazioni di questo pentito che sono state fatte nel mese di luglio. 
Un mancato esito delle indagini non fa riconoscere Peppe come vittima di camorra, ma come vittima di criminalità comune, vuoi sapere questo cosa significa? Niente! È un palliativo”. 

“Quando il procuratore Diego Marmo ha chiuso per la prima volta le indagini nel 2013continua Carmela – ha affermato in una relazione che per lui, Giuseppe Veropalumbo, era un uomo per bene, onesto ed una vittima indiretta della camorra poiché l’ambiente in cui è maturato l’omicidio è un ambiente altamente camorristico. Quando Marmo è andato in pensione, al suo posto è subentrato Alessandro Pennasilico che in una nuova relazione ha ribadito il fatto che Giuseppe Veropalumbo è vittima innocente della camorra. 
Partiamo con l’istanza al Ministero per avere questo riconoscimento e il Ministero risponde che senza il nome dell’assassino Peppe non può essere riconosciuto come vittima di camorra, a meno che non viene fornito qualche elemento in più che attesta ciò. In me c’è sempre la tristezza del non sapere la verità, sono tanto arrabbiata“. 

“Se dovessi venire a sapere chi è stato?
Questa domanda me la sono fatta spesso. Se dovessi sapere chi è stato per me sarebbe una vittoria grandissima. Non mi cambia niente, non me lo riporta Peppe indietro, però è come se mettessi un punto alla battaglia che sto portando avanti da anni. Adesso è come se avessi sempre una ferita aperta, sono alla continua ricerca della verità, credo che qualcosa verrà fuori e che verrà fatta giustizia. Io non mi do per vinta, non mi do pace, voglio solo che esca fuori il colpevole perché così deve essere. È come quando leggi un libro, hai un inizio ed hai una fine o come quando mangi qualcosa, la inizi e la finisci, così è la storia di Peppe e non può restare in bilico”.

Flora Visone 

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Flora scrive da sempre perché le riesce meglio che parlare. Studia Lettere moderne e lavora in una ludoteca. Poesia e bambini, due cose che, messe insieme, un po' la vita la migliorano. Non sa cosa vuol fare da grande ma sa quello che non vuole fare: arrendersi ad una realtà che non ti fa regali, dove il futuro tocca andarselo a prendere da soli.

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