Fuori la camorra dai Gigli di Barra

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La Festa dei Gigli di Napoli si celebra da decenni nel quartiere Barra, situato nella zona est della città, sulle pendici occidentali del Vesuvio. Ben dieci giorni di festeggiamenti, da venerdì 16 a lunedì 26 settembre, hanno allietato e intrattenuto la cittadinanza, che di anno in anno partecipa attivamente per conservare e tramandare questa antica tradizione.

La novità del 2016 è stata l’aria di libertà e spensieratezza che si è respirata lungo le strade del paese, per dei festeggiamenti finalmente liberi dall’intromissione della camorra che specie negli ultimi anni, aveva caratterizzato e influenzato questa manifestazione folkloristica.

Tra gli episodi tristemente celebri, avvenuto qualche anno fa, annoveriamo l’ordine da parte dei carabinieri di distruggere uno dei Gigli partecipanti perché sponsorizzato dalla famiglia Cuccaro, noto clan della zona e protagonista della festa ancora una volta lo scorso anno quando, in seguito all’arresto di Luigi Cuccaro, boss latitante, la folla insorse contro le forze dell’ordine nel bel mezzo dei festeggiamenti, dimenticando il rispetto per la sacralità dell’evento. Per non parlare poi delle serate dedicate alla musica, con cantanti neo-melodici che anziché esaltare l’antica tradizione partenopea, inneggiavano alla camorra, veicolandone i messaggi ed elogiando le donne dei boss.

Quest’anno le celebrazioni si sono consumate all’insegna della municipalità, della legalità e dell’ordine pubblico. Più controlli, dunque, sulle dieci associazioni che vi hanno preso parte e massima trasparenza sull’organizzazione della festa, patrocinata dal comune di Napoli, sotto il completo coordinamento dell’ENTE FESTA DEI GIGLI BARRA, che ne ha curato il programma promuovendo, tra le altre cose, le antiche tradizioni culinarie e musicali.

La festa dei Gigli di Barra, così come quella dei comuni di Casavatore, Crispano e Brusciano, deriva dall’antica Festa delle Corporazioni di arti e mestieri di Nola, che si tiene ogni anno nel mese di giugno in occasione della festività patronale dedicata a San Paolino, inserita dal dicembre del 2013 nel Patrimonio orale e immateriale dell’umanità dell’UNESCO20120626_nola_festa_gigli

Gli obelischi di legno, alti circa 25 metri, prendono il nome dalle antiche corporazioni nolane, e sfilano lungo il percorso cittadino, attorniati dai numerosi visitatori, il tutto accompagnato dal ritmo di brani originali e reinterpretazioni dalla tradizione musicale napoletana, italiana e internazionale.

La festività barrese è ancora legata alla tradizione nolana, ma al tempo stesso se ne differenzia molto. Negli anni essa ha infatti sviluppato un personale senso di spettacolarità e produzione canora e può inoltre vantare un’ineguagliabile bravura nel far danzare i grossi obelischi lungo le strettoie che caratterizzano il percorso.

Il discorso cambia a proposito del comune di Casavatore. Quest’anno i cittadini non hanno avuto l’opportunità di concludere i festeggiamenti, bloccati in seguito alla scoperta che neanche la presenza delle forze dell’ordine a blindare la zona era riuscita a frenare illegalità e violenze. A Casavatore la camorra c’è, e resta l’indiscussa padrona dell’evento.

Si spera che la questione barrese sia da esempio anche per i Comuni e le zone limitrofe, per una festa all’insegna della legalità, della tradizione e libera dai vincoli imposti dalla criminalità.

Maria Iemmino Pellegrino 

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