Capitalismo e imperialismo condannati dal presidente Evo Morales

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In Sud America sono numerosi i tentativi di sovvertire democraticamente il sistema economico-politico attraverso manovre che tentino di contrastare il capitalismo e attraverso l’attuazione di politiche sociali.

Molti leader politici sudamericani sostengono di subire pressioni dall’esterno a causa di questa tendenza. Questa è la chiave di lettura utile per interpretare le recenti dichiarazioni della cancelliera venezuelana Delcy Rodriguez: «Il Venezuela costituisce una minaccia geopolitica e ideologica per il capitalismo».

Altri, come il presidente della Bolivia Evo Morales, non perdono occasione per lanciare invettive contro le politiche aggressive degli stati capitalisti. Il suo intervento del 21 ottobre scorso, in occasione dell’incontro delle Nazioni Unite, è stato molto chiaro: senza mezzi termini ha indicato il capitalismo e l’imperialismo come fautori di un nuovo periodo oscurantista, paragonandoli quindi a una sorta di malattia da debellare.

Inoltre  ha aggiunto che il compito dell’umanità in questo secolo dovrebbe essere quello di cercare un nuovo modello di società che preveda anche lo sviluppo sostenibile. Infatti, ricordando che il prossimo anno sarà il più caldo della storia del pianeta e che la situazione è destinata a peggiorare, ha posto anche l’attenzione sulla siccità che sta colpendo la Bolivia, considerata una delle peggiori della sua storia.

Non ha rinunciato a dire la sua su tematiche di attualità. Per quanto riguarda i fenomeni migratori, ha accusato i paesi capitalisti di aver creato confini e muri «in mare, a terra e in aria», ricordando che oggi nel mondo una persona su cento è un rifugiato. Ha in seguito duramente condannato la politica espansionistica israeliana e ha esortato le Nazioni Unite a riconoscere lo stato della Palestina per evitare i genocidi e le barbarie che quel popolo è costretto a subire.

Ha criticato i bombardamenti statunitensi in Siria, ritenendoli un atto ipocrita. Ha poi spiegato che disprezza il terrorismo in ogni sua forma e che per combatterlo bisogna estirpare il problema alla radice, eliminando la povertà. Insomma, la strada che auspica per l’umanità è pacifica e senza soprusi o violenze. A proposito di ciò aggiunge: «Fatta la pace in Colombia adesso bisogna risolvere l’occupazione illegale degli USA di Guantanamo a Cuba, le Maivinas occupate dagli inglesi e il mare per la Bolivia».

Morales  sostiene che il suo paese è stato in grado di trovare un equilibrio tra la crescita economica e la distribuzione della ricchezza, tra la riduzione della povertà e l’egualitarismo, che gli ha permesso di affrontare a testa alta la grande crisi globale del capitalismo e di avere la migliore crescita economica in Sud America.

Attraverso le sue parole si può capire molto del tipo di politiche che propongono molti leader sudamericani. Non sembra che abbia l’idea di sovvertire radicalmente il sistema o almeno non in modo improvviso. Tuttavia, professando valori come l’eliminazione della povertà, la distribuzione della ricchezza, l’equità e la pace, propone l’idea di un mondo in cui chiunque possa riuscire a vivere in modo sereno e dignitoso.

Alessandro Fragola

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