In Polonia, il 23 settembre, come pochi sanno, 267 deputati su 460 hanno votato a favore del nuovo disegno di legge, che prevede una restrizione di quella già considerata severa in vigore dal 1993.

The Post Internazionale, La Stampa ed altri quotidiani di rilievo, hanno scritto un articolo a riguardo. Purtroppo, nonostante il grande seguito di questi, la notizia è passata inosservato. Lo stesso non si può dire degli altri Paesi che hanno, invece, aderito all’iniziativa del neo-partito RAZEM: l’hashtag #CzarnyProtest è diventato virale, accompagnato da foto di donne e uomini vestiti di nero. Inoltre, domani lunedì 3 ottobre, le donne polacche non saranno le uniche a manifestare in piazza contro la criminalizzazione di un diritto: Londra, Bristol, Edimburgo, Washington, New York, Vienna, Bruxelles, Shanghai, Helsinki, Lione, Parigi, Barcellona, Berlino, Vancouver, Ginevra, Zurigo, Stoccolma, Oslo e molte altre città di ogni continente, domani si schiereranno contro il nuovo disegno di legge.

E cosa succede in Italia?

A parte Bologna e Torino, non risulta che ci siano altre città intente a sostenere la causa manifestando. Sicuramente vi saranno organizzazioni, movimenti ed associazioni, disposte a mettersi in gioco, pronte a diffondere la notizia e sensibilizzare la comunità. Purtroppo alcune iniziative, come abbiamo visto con l’informazione stessa sui quotidiani, vengono a stento prese in considerazione. Internet è un tramite fondamentale poiché ha il potere di divulgare ogni sorta di notizia, il problema sussiste quando si decide di ignorarne il contenuto.

Il motivo sembra essere sempre lo stesso: ci si sente toccati solo quando è fisicamente vicino a noi o ci riguarda almeno in parte. È un po’ come quando si parla dell’Isis. Finché attentati di vario genere (kamikaze, sparatorie, decapitazioni) riguardano esclusivamente il Vicino Oriente, quasi sembra non interessare. Invece, nel momento in cui, ad esempio, Parigi è sotto attacco, gli italiani si sentono coinvolti al 100% dimostrando la loro più totale solidarietà. E solo a quel punto che ci si inizia a preoccupare, ad innalzare le misure di sicurezza ed a mobilitare l’intelligence.

Lo stesso vale per il disegno di legge polacco. Probabilmente, armati di buona volontà e toccati dal tema, ci si precipiterebbe nelle piazze per i nostri compagni, francesi, tedeschi o spagnoli. In realtà, ciò che mi perplime è che proprio quest’anno, in Italia, vi sono state delle azioni da parte del governo che non sono poi così lontane dal togliere un diritto. Certamente nel bel Paese alcune iniziative sono proposte o imposte in modo tale che non tutti pensino ai reali rischi che potrebbero portare. Un esempio eclatante è la pillola anticoncezionale: alcune di esse, dalla fascia A, quindi a carico del Servizio Sanitario, sono state classificate in fascia C, a carico del cittadino. Molti non hanno realmente captato il motivo della polemica scaturita da questa notizia. Questo, signore e signori, non è altro che un modo velato per obbligarci a smettere di tutelarci durante un rapporto. E non solo. Il farmaco serve anche a curare problemi e ridurre rischi.

Per non parlare del Fertility Day. Sul serio, dobbiamo prendere ancora in considerazione l’iniziativa di Beatrice Lorenzin?

Dunque, non bisogna sottovalutare le manovre, le proposte o le iniziative, seppur alcune sbeffeggiate (un esempio è proprio il Fertility Fake). Oggi è la Polonia, domani sarà un altro Paese. Non si può, ancora una volta, chiudere gli occhi ed aspettare che menti arretrate ci portino via dei diritti incontestabili, o che li sottraggano ad altre persone, che siano vicino casa o dall’altra parte del mondo.

Medioevo is the new XXI century?

(Vi preghiamo di segnalarci qualsiasi iniziativa per quanto riguarda la Czarny Protest)

Ilaria Cozzolino

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Ilaria Cozzolino nasce a Napoli il 24 novembre 1993. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Linguistico, continua il suo percorso di studi all'Accademia di Belle Arti di Napoli al corso di Fotografia-Cinema-Televisione. Dall'età di 21 anni espone come artista presso la galleria di arte contemporanea "A01" di Napoli e, in seguito, presso la Serrao Gallery di Parigi. Da marzo 2015 collabora come coordinatrice e redattrice per Libero Pensiero News.

4 COMMENTI

  1. Penso che questa notizia non è stata inosservata. Ma non è tutta la verità che viene trasmessa attraverso mass-media. Tante donne sono uscite per protestare, ma la maggior parte è rimasta a casa, perché assolutamente contraria all’aborto. Io sono una di queste. E ringrazio le amiche italiane che hanno deciso di non prendere parte in questa polemica. Oppure appunto hanno preso la decisione di difendere la vita non unendosi alla protesta del mondo proabortivo.

    • Ciao Bea, grazie per aver condiviso il tuo “libero pensiero” con noi. Io al tuo posto sarei scesa ugualmente in piazza contro questo disegno di legge: potrai anche essere contraria ma ognuno deve essere libero di decidere cosa fare della propria vita. Io darei la possibilità di scegliere, non imporrei il mio pensiero. Parliamoci chiaro, nonostante le dovute precauzioni, alcune donne devono ricorrere all’intervento per motivi seri. Ad esempio, io ragazza di 22 anni, studentessa che vive a casa con i genitori, non posso permettermi di mantenere un figlio, tantomeno di imporre ai miei genitori di farlo. Dunque, il mio pensiero su questo blog non si ferma al fatto che sia giusto o sbagliato. Va oltre. Qui si parla di un diritto umano. Il corpo è mio e decido io. Comunque si, molte donne non sono scese in piazza, ma rivaluterei la statistica poco tecnica da lei riportata in quanto credo siano molte di più le persone favorevoli all’aborto. Ho ben spiegato che la notizia è stata ignorata da molti perché non tocca in prima persona. Ma questo è un mio libero pensiero 🙂

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