Somma Vesuviana, apre la Villa Augustea

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villa augustea

Il 2 e 3 ottobre il comune di Somma Vesuviana ha accolto folle di turisti per l’appuntamento annuale dell’apertura al pubblico della Villa Augustea.

Sita in Via Starza Regina, è esattamente a metà tra le due città nuove, l’antica greca Neapolis e l’osca Nola, luogo tranquillo e adatto alla costruzione di una villa che ostenta la ricchezza dei suoi proprietari.

Le strutture finora riportate in luce fanno parte di un ampio edificio romano, costruito nella prima età imperiale che continua a vivere fino al V secolo d.C., cambiando nel tempo carattere e funzione, fino alla eruzione vesuviana del 472 d.C., che lo seppellì per oltre la metà della sua altezza.

Lo scavo diretto dal Prof. Masanori Aoyagi su progetto del Prof. Antonio De Simone, è ad opera dell’ Università di Tokyo. Da qui l’Apolline Project, una collaborazione nata per arricchirci sempre più di informazioni riguardo questa piccola parentesi storica.

La scoperta del plesso di Villa Augustea avvenne negli anni ’30 grazie al dottore e farmacista Alberto Angrisani, sotto la supervisione di Matteo Della Corte, suo caro amico e direttore degli scavi di Pompei. In pieno periodo fascista ogni ripresa della gloria dell’antico impero romano era oggetto di paragoni e confronti con la grandezza che tanto si auspicava, di conseguenza la villa prese la connotazione di “Augustea“, che solo in seguito sarebbe poi stata smentita. I lavori per riportare alla luce ogni tipo di informazione sono comunque condotti con entusiasmo, perché suggeritori di uno stile di vita così distante dal nostro.

Molte fonti latine ci suggeriscono che  Ottaviano Augusto abbia trascorso l’ultimo periodo della sua vita proprio nel vesuviano, ma l’inizio delle guerre non ha permesso a Mussolini di terminare gli scavi e a indagare meglio sulla storia dell’edificio.

La vera ricerca è infatti iniziata solo nel 2002, grazie alla collaborazione dell’Università di Tokyo. Da qui si è scoperto che non fu l’eruzione del 79 d. C. a sommergere la Villa Augustea, bensì quella del 472 d. C. Di conseguenza questa non è potuta esistere prima del 79.

Nel 476 d. C. ci fu la caduta dell’impero romano e quindi l’inizio di quelle invasioni barbariche che hanno mutato completamente l’aspetto della nostra penisola. Numerose colonne e statue furono rubate proprio da quei barbari che, in un periodo storico così bellicoso, avevano bisogno di materiali facilmente recuperabili. La villa quindi è stata saccheggiata e sommersa dalle sostanze laviche, ma ancora oggi la sua struttura è facilmente ricostruibile.

La maggior parte delle decorazioni si collegano alla figura del dio Dionisio (legate all’antica funzionalità del plesso). Si parla di Dionisio e non di Bacco, in quanto la statua rinvenuta raffigura un giovinetto con un cucciolo di pantera, a differenza della classiche rappresentazioni di un Bacco adulto, maturo, simbolo di eccessi e abbandonza. La statua che, trovata nel 2004, fu portata in Giappone ed esposta all’entrata dell’Expo, oggi è possibile ammirarla al Museo di Nola insieme alla “Donna con peplo”, rinvenuta in una delle nicchie. Le stanze probabilmente erano destinate alla produzione agricola e del vino.

sva07Ad ovest c’è una stanza con numerose entrate, in origine con pavimento a mosaico e tarsia marmorea, successivamente divisa in due parti, una stalla ed una dispensa. In una fase tarda, a seguito del crollo del tetto, in un angolo fu posto un forno.
Verso valle, collegata con la stanza principale da due scale, domina un’area terrazzata con colonnato in mattoni e, verso est, un’aula absidata con arcata e fregio con Nereidi e Tritoni. Da qui si accede ad un altro ambiente absidato e con pavimento a mosaico decorato con motivi geometrici e delfini fra le onde. Fra le scale per la terrazza superiore, in una fase tarda furono poste due cabalette e tre silos all’interno delle quali sono stati trovati un torso di cileno, un’erma ed un’iscrizione funeraria.
Una scala conduce ad una cella vinaria.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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