Svizzera, Canton Ticino: “prima i nostri”. Quando gli immigrati siamo noi

0
347
Svizzera, Canton Ticino:

Domenica 25 settembre la proposta di modifica della Costituzione cantonale avanzata dalla destra nazionalista UDC e sostenuta dalla Lega dei Ticinesi è passata con il 58% di voti a favore, all’insegna dello slogan “Prima i nostri!“. Il sì del referendum alla modifica della Costituzione prevede di creare una legge, o meglio modificarne una esistente, attuando un principio di preferenza agli Svizzeri nel mercato delle assunzioni. Questo implicherebbe che, a parità di qualifiche professionali, chi vive nel territorio svizzero verrebbe privilegiato rispetto a chi proviene dall’estero.

Sono più di 60mila i lavoratori, soprattutto piemontesi e lombardi, che varcano quotidianamente il confine svizzero per recarsi al lavoro, attratti da stipendi più alti. L’estrema destra, soprattutto durante i periodi di campagna elettorale, non si è mai lasciata sfuggire l’occasione di fare leva sulla questione frontalieri, premendo spesso su dati che vedono gli impiegati italiani superare gli svizzeri soprattutto nel settore terziario. Tale collasso di assunzioni dei “nativi” viene giustificato sostenendo che i frontalieri accetterebbero retribuzioni inferiori del 40% rispetto a quelle “standard” dei lavoratori elvetici.

Indubbiamente i dati di cui si sta parlando sono abbastanza vicini al reale, e spesso le piccole e medie imprese italiane si sono insediate nel Canton Ticino con il chiaro scopo di approfittare delle numerose agevolazioni fiscali e con l’accusa di praticare del dumping salariale. Tuttavia, è innegabile che per partiti estremisti e a tratti xenofobi come l’UDC e la Lega dei Ticinesi è stato sin troppo facile esorcizzare lo spettro della crisi economica, conferendogli un volto: quello dei migranti europei, degli stranieri, degli italiani che varcano il confine con la volontà di lasciare gli svizzeri in mutande.

Le campagne anti-italiane non sono mai state troppo indulgenti nemmeno negli anni passati. I frontalieri sono stati caricaturizzati come sudici ratti che invadono la Svizzera per divorarne tutto il buon formaggio. L’Italia è stata rappresentata come un albero marcio che con le sue radici contamina il terreno elvetico. I Ticinesi sono stati fotografati spogliati e abbrutiti a causa dell’arrivo degli italiani “ladri di lavoro” e così via con molte altre campagne i cui slogan e contenuti sono stati a dir poco denigratori.

Il referendum in questione comunque non avrà conseguenze pratiche immediate a livello legislativo, in quanto dovrà passare al vaglio della legge federale, dato che le leggi in materia di lavoro sono di competenza del governo centrale di Berna, e non dei singoli cantoni. Ciò non toglie che la vittoria del al referendum ha sconvolto politicamente l’equilibrio, di per sé già fragile, tra Svizzera ed Europa. La Svizzera, pur non essendo uno Stato membro, gode dell’accesso al mercato unico e quindi avrebbe il dovere di sottostare alle sue libertà fondamentali.

Il portavoce della Commissione Europea Schinas ha dichiarato:

«Sappiamo che il voto richiede ancora il benestare del governo federale […] Siamo in discussione intensa con le autorità svizzere. Il voto di domenica non renderà certo più facili i negoziati in corso. Ricordiamo che l’appartenenza al mercato unico impone alla Svizzera di rispettare le quattro libertà fondamentali tra cui la libertà di circolazione

Schinas si riferisce ai negoziati tra Svizzera ed Europa in corso sin da 2014, quando un altro voto referendario aveva mostrato come gli elettori elvetici fossero a favore dell’adozione di quote di immigrati – adozione totalmente contraria al principio della libera circolazione delle persone nei paesi aderenti al mercato europeo.

La vittoria del sì, oltre ad aver scosso le trattative europee, ha scatenato l’indignazione di molti e non sospettabili politici italiani. Il ministro degli Esteri Gentiloni (PD), riferendosi alla consultazione popolare di domenica, denuncia con un tweet la gravità della limitazione della libertà di circolazione e promette provvedimenti. Anche il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni non tarda a tweettare il suo dissenso, promettendo di vigilare affinché il referendum non si traduca nella violazione delle norme che tutelano i lavoratori italiani, sottolineando successivamente che si tratta di lavoratori e non di migranti clandestini.

L’europarlamentare Lara Comi (FI) si appella al Commisario europeo Thyssen chiedendo di avviare una sospensione di tutti gli accordi in essere tra Svizzera e UE. Il leader del Carroccio Salvini, invece, si dice per nulla stupito dall’esito referendario e spiega che in un momento di crisi non è strano che gli svizzeri dicano “prima gli svizzeri”, o gli austriaci “prima gli austriaci“. A stupire Salvini sarebbe invece l’Italia che all’interesse degli italiani preferisce quello dei migranti e degli scafisti.

Tra le voci dei politici più noti, si alza anche la voce del sindaco di Milano Giuseppe Sala:

«Una cosa è chiara: non si può affrontare una situazione del genere solo sulla base della strenua difesa dello status quo: la logica perversa dei muri, che ha qualche tifoso anche dalle nostre parti, genera mostri. Di muro in muro, finisce che ti puoi anche trovare dalla parte sbagliata

Secondo Sala il referendum non sarebbe che l’ennesima conferma della mancanza di gestione politica a livello europeo del rapporto tra popoli.

Sara Bortolati

CONDIVIDI
Articolo precedenteColombia: rigettato l’accordo con le FARC. Pace impossibile?
Articolo successivoLega Pro: Casertana, pari a reti bianche contro la Fidelis Andria
Sara Bortolati, classe 1991, diplomata presso il Liceo socio-psico-pedagogico D.G. Fogazzaro di Vicenza e laureata in Filosofia (vittima del 3+2) presso l’Università degli studi di Padova. Attualmente frequento l’ultimo anno di magistrale con la speranza di potermi laureare con una tesi sulla questione di genere, concentrandomi in particolare sull’opera di Butler e Foucault. Amante della fotografia, con un debole per quella analogica su rullini scaduti, onnivora di film, meglio se concettualmente disturbanti o d’essai, devota all’arte contemporanea, alla causa femminista, alla poesia e al caffè. Il tutto condito da una montagna di contraddizioni, sigarette, sogni nel cassetto, fumetti e la voglia, se non di cambiare il mondo, per lo meno di confrontarsi sempre attivamente con esso. Non credo in Dio, non faccio parte di nessuna associazione politica e marcio fiera tra le schiere di coloro che hanno fede nel fatto che cultura e istruzione un giorno possano cambiare il mondo. Allergica alla polvere, al polline e alle menti chiuse e retrograde.

NESSUN COMMENTO