DNA editing: nuove speranze, nuove perplessità

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L’editing del DNA umano e di conseguenza tutte le tecnologie correlate a questo tipo di procedure ha da sempre alimentato un grande dibattito, ossia quello dell’etica e del limite sottile che lo divide dalla ricerca e del progresso.

Un limite sottile che continuamente viene sfiorato dagli innumerevoli progressi della scienza inevitabilmente legati al bisogno di risposte e soluzioni per tutte quelle patologie ancora oggi incurabili.

Nell’ambito della genetica, appunto, la discussione è più accesa che mai e di conseguenza l’annuncio dello scienziato svedese Fredrik Lanner, che fa sapere di aver avviato una procedura per l’editing del DNA di un embrione sano, non passerà di certo inosservata.

Ma di cosa si tratta in realtà? L’obiettivo del team di Lanner è quello di intervenire sul DNA di un embrione durante le prime fasi dello sviluppo, “accendendo e spegnendo” determinati geni per comprenderne le modalità d’azione e come essi agiscono durante la crescita del feto.

La speranza, in questo complesso procedimento, è quella di sviluppare un metodo che permetta di intervenire a monte sul feto per silenziare quei tratti di DNA responsabili di un ampio range di patologie genetiche.

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Un obiettivo ambizioso e ancora fantascientifico se vogliamo, che però non è un tentativo isolato in quanto va ad affiancare una ricerca che nel Regno Unito, in seguito all’autorizzazione da parte del HFEA (l’autorità per l’embriologia e le tecniche di fecondazione artificiale), è già in fase di sperimentazione.

Entrambi gli studi si basano sull’ormai rodata tecnologia CRISPR/Cas9 e lasciano intravedere molte speranze, riguardo patologie gravissime che non siamo in grado ancora di prevenire.

Gli orizzonti che questi studi specifici sul DNA possono aprire sono veramente importanti. Infatti, oltre alla regolazione dello sviluppo del feto, comprendere tali meccanismi ancora poco conosciuti potrà fornire preziose informazioni sul ruolo e sul funzionamento delle cellule staminali, proiettandoci ad un livello superiore per ciò che riguarda il loro utilizzo terapeutico.

Una serie di “segreti” contenuti nel nostro DNA insomma, che possono essere svelati solo tramite studi pionieristici e coraggiosi, come questi.

E’ chiaro che la questione morale è immensa e difficile da districare. Perchè agire sul DNA ha sempre rappresentato, nell’immaginario collettivo, la porta d’entrata per la creazione dell’essere umano “su misura” per il “bambino su ordinazione” e via discorrendo.

Quello che è più reale ed ovvio al momento è che c’è la necessità assoluta di applicare le tecnologie di cui disponiamo, compreso l’editing del DNA, al campo medico. Per provare a curare, prevenire e rendere migliore la nostra salute.

Quello che è meno reale è che da uno studio sul DNA possa avviarsi una fabbrica di bambini “chiavi in mano” o qualcos’altro del genere.

A tal proposito il materiale embrionale oggetto dello studio verrà distrutto prima dei 14 giorni di sviluppo, proprio per sgombrare il campo da accuse e teorie più o meno strampalate che finirebbero, come del resto è già accaduto, per rallentare e denigrare ricerche che invece sono davvero importanti.

Ma si sa, la società moderna è pervasa dalla paura e lo studio e la comprensione profonda del DNA continueranno a creare dubbi ancora per un bel po’. Forse però è il caso di andare avanti sempre e comunque, tenendo d’occhio quel limite sottile, e magari un giorno saremo più sani, senza per questo essere stati “ordinati” da alcun catalogo per neonati.

Mauro Presciutti

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