Woody Allen con Cafè Society si conferma un eterno nostalgico. 

La storia, come al solito carica dei soliti stilemi alleniani (protagonista maschile timido e sognatore, ebrei, celebrities e così via) è quella di Bobby Dorfman, giovane ebreo -appunto-, che si trasferisce da New York a Hollywood in cerca di un lavoro nel mondo del cinema. Bobby, interpretato magistralmente da Jesse Eisenberg, si affida allo zio Phil (Steve Carell), potente agente di star, per essere iniziato al mondo delle celebrità. Subito incontrerà, grazie proprio allo zio, una ragazza che rapirà il suo cuore: Vonny, ovvero Kristen Stewart. Lei, anti-diva per eccellenza, si scopre essere però l’amante dello stesso Phil. l triangolo amoroso si sviluppa nella prima parte del film in modo efficace e nella seconda invece ci si concentra su come Bobby tenti di rifarsi una vita dopo una la cocente delusione amorosa.

Cafè Society

Come nei migliori film di Allen il finale agrodolce conferisce alla storia una dimensione profondamente drammatica. A differenza dei soliti personaggi alleniani, Bobby risulta essere un personaggio completo: timido e sognatore ma anche deciso ed estroverso. A suo modo, insomma, un romantico vincente.

L’ingrediente più significativo di Cafè Society però risulta essere la fotografia dell’immenso Vittorio Storaro. Una scelta, quella di Allen, completamente azzeccata che restituisce al film un’aurea magica e irresistibile. Oltre agli esterni (lo skyline di New York o i panorami della rossa California), Storaro gestisce magnificamente, come solo un maestro può fare, gli interni dei locali jazz e delle abitazioni domestiche. Allen si muove quindi con la solita eleganza anche questa volta, ripetendo, nostalgicamente, molti elementi classici del suo cinema. Il suo rinnovamento (ammesso ci sia) consiste nel confezionare film sempre leggeri e riconoscibili, confermandosi così un vero e proprio marchio di fabbrica.

Il regista con Cafè Society conclude un anno straordinario dove ha messo a segno diversi colpi: oltre alla sopracitata pellicola in questi giorni è anche uscita la sua prima serie televisiva (completa) targata Amazon: Crisis in six scenes. Allen, questa volta protagonista oltre che autore e regista, è accompagnato da una sorprendente Miley Cirus nel ruolo di una rivoluzionaria pacifista degli anni ’50. La serie, che sembra più un film diviso in sei episodi, sembrerebbe essere il primo e ultimo esperimento di Allen in questo campo. Non ci resta che aspettare il prossimo anno per vedere cosa ci regalerà di nuovo un regista che alla veneranda età di ottantun’anni non sembra voler smettere di produrre.

Andrea Piretti

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Nato a Napoli il 12 dicembre 1990, subito dopo aver concluso gli studi scientifici mi sono interessato al mondo del cinema laureandomi presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli in Fotografia-cinema e televisione con una tesi sul Neorealismo e i fratelli Dardenne. Lavoro attualmente come sceneggiatore e regista, auto producendo i miei progetti ormai da più di tre anni.

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