Cinque Stelle: col nuovo statuto il Movimento non c’è più

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Una manifestazione del Movimento
Una manifestazione del Movimento

Dopo la sentenza del Tribunale di Napoli che a luglio aveva ritenuto illegittime 23 espulsioni operate dal Movimento Cinque Stelle senza il parere dell’organo ad esse deputato, ovvero l’assemblea, i vertici pentastellati si sono adoperati per formulare un nuovo regolamento interno, che chiarisse in primis i ruoli degli organi del Movimento nei processi di espulsione, e indirettamente ufficializzasse anche quali fossero le istituzioni interne riconosciute.

È bene dire, però, che con le nuove norme si metterà mano a procedure quasi mai utilizzate praticamente, e delle quali forse gli attivisti a cinque stelle nemmeno conoscevano a pieno l’esistenza.
Le nuove norme sulle espulsioni non riempiono insomma un vuoto legislativo, una procedura c’era già, chiara e inequivocabile: ogni segnalazione di un attivista sospetto di comportamenti criminosi o non conformi alle regole del Movimento fino ad oggi sarebbe dovuta essere recapitata a Beppe Grillo, che in quanto capo politico e garante del Movimento dopo aver valutato l’attendibilità della segnalazione avrebbe dovuto procedere, qualora la segnalazione fosse risultata fondata, all’espulsione. La decisione sarebbe dovuta essere subito comunicata al segnalato, che da quel momento avrebbe avuto 10 giorni di tempo per presentare ricorso al Comitato d’appello, formato da Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri. Il pronunciamento del Comitato sarebbe stato poi decisivo.

Tale iter burocratico non può che essere descritto al condizionale, in quanto raramente le modalità di espulsione hanno ricalcato la norma.

Lo ha confermato il Tribunale di Napoli a luglio, così come quello di Roma poco tempo dopo, che ha addirittura chiarito quale fosse l’anomalia costituente che consentiva fino a quel momento al Movimento di espellere di fatto estromettendo l’assemblea dalla decisione: esistevano in pratica due associazioni distinte ma omonime, l’una registrata nei primi tempi del Movimento e sostenuta da migliaia di attivisti, l’altra creata nel 2014 e formata da sole tre persone, ossia Beppe Grillo, il nipote e il commercialista. Un’associazione che serviva al capo del Movimento per non rischiare di restare fuori dagli iscritti a concorrere alle elezioni locali e nazionali, ma che di fatto si sostituiva all’omonima in materia di espulsioni e modifiche al regolamento. Da qui la necessità di istituire nuove norme, finalmente condivise con la base attivista.

Dal 26 settembre gli iscritti al Movimento possono votare on line le modifiche al “Non Statuto” e al Regolamento, testi che vanno considerati congiuntamente. Si chiede ai pentastellati di modificare o no il Non Statuto con un nuovo testo e modificare o no il Regolamento, con la possibilità di scegliere due nuovi Regolamenti alternativi. Le votazioni si concluderanno il 26 ottobre.

Coloro che speravano che il nuovo Non Statuto avrebbe finalmente ufficializzato la natura partitica del Movimento rimarranno delusi, perché l’articolo 4 di questo non subisce modifiche, continuando a dichiarare la natura liquida della “Non Associazione”. Una modifica di questo punto d’altronde sarebbe stata inutile, dal momento che giuridicamente il Movimento viene ormai già trattato come un normale partito politico, come conferma la sentenza del Tribunale di Napoli di luglio.

Quanto alle due proposte di Regolamento, esse differiscono principalmente per la permanenza o meno della possibilità dell’espulsione, accompagnata in entrambi i casi da nuove sanzioni intermedie finalmente possibili, sospensioni più o meno durature che permetteranno ai vertici del Movimento di valutare le espulsioni con relativa calma.
Sulla procedura di azionamento dei provvedimenti disciplinari però entrambi i nuovi Regolamenti sono d’accordo, e in questo consiste la grande novità organizzativa che si appresta a istituzionalizzarsi nel Movimento: nasce il Collegio dei probiviri, un nuovo organo (verrebbe da dire “di partito”) incaricato di vigilare sull’operato dei pentastellati e comminare le espulsioni.

Formeranno il Collegio tre attivisti esclusi da cariche pubbliche, eletti dalla base attivista tra una rosa di nomi proposti da Beppe Grillo.

Al garante resterà invece il potere di veto sulla decisione di Collegio e Comitato, che comunque resta. Del Direttorio nazionale invece non vi è traccia, resterà forse in carica solo “sulla parola” – insomma, la sua funzione non è ufficializzata.

Roberto Borcio, professore di Scienza politica all’Università Bicocca di Milano, e autore di saggi sui movimenti politici, dalla prima Lega Nord agli esordi dei Cinque Stelle, in un’intervista per L’Espresso parla senza mezzi termini di una istituzionalizzazione del Movimento, che si starebbe trasformando, se non proprio in un partito vecchio stampo, almeno in una forma intermedia tra movimento e partito, un “Movement Party”.

Valerio Santori
(twitter: @santo_santori)

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